di Francesca Gori – Rete Semi Rurali
Il sistema dei sussidi PAC continua a favorire un’élite di grandi proprietari terrieri e imprese agro-industriali, mentre piccole e medie aziende restano in difficoltà economica e cercano di sopravvivere in un contesto iniquo che non ne riconosce il ruolo né le remunera adeguatamente.
Il report di Greenpeace Europa (2026) “Chi si intasca la PAC?” analizza la distribuzione dei sussidi in sei Paesi europei, tra cui l’Italia. I dati mostrano che il 20% assorbe circa 80% dei sussidi agricoli. In Italia, l’1% più ricco riceve circa il 31% dei fondi. Tra i maggiori beneficiari figurano grandi gruppi societari e investitori finanziari, talvolta coinvolti in controversie ambientali o sociali.
In Italia il principale beneficiario è Gruppo BF. Tra il 2007 e il 2022 l’UE ha perso quasi due milioni di piccole aziende agricole (-44%), mentre le grandi aziende sono cresciute del 56%. Alla base di questa dinamica vi è un sistema per cui più terra si controlla, maggiori sono i contributi ricevuti. Un’impostazione che rafforza l’agricoltura industriale e i modelli produttivi intensivi, senza sostenere i piccoli e medi agricoltori, che continuano a operare in un sistema ingiusto. In un’Europa che si sta riscaldando più rapidamente di altri continenti, il ruolo dei piccoli e medi agricoltori che adottano pratiche agroecologiche è cruciale per la sicurezza alimentare e per mitigare il collasso ecologico e climatico.
La PAC ha mancato parte dei suoi obiettivi e ha contribuito alle disuguaglianze attuali: per questo è necessario ripensarne la struttura.



