di Fausto Gusmeroli – Agroecologo
I pascoli della montagna alpina sono agroecosistemi subnaturali o seminaturali.
I primi costituiscono le forme più remote di antropizzazione delle Alpi, realizzate ad opera di pastori transumanti provenienti dalle pianure, che vi penetravano nella stagione estiva per sfruttare le praterie naturali presenti al di sopra delle comunità boschive e arbustive. I pascoli seminaturali sono invece dislocati nelle aree sottostanti, entro il dominio della vegetazione legnosa e rappresentano oggi la parte preponderante del sistema pastorale. Nonostante la semplificazione dell’ecosistema sia tutt’altro che banale (modifiche dovute al pascolamento nel primo caso e al disboscamento nel secondo), i pascoli conservano, più dei sistemi agrari veri e propri, molte delle funzioni ecologiche indispensabili per la vita. Sono funzioni di approvvigionamento (produzione di cibo, materie prime, acqua dolce e risorse medicinali), regolazione (clima, sequestro del carbonio, impollinazione, protezione dai dissesti idrogeologici, depurazione di acqua, suolo e aria, controllo di specie invasive e malattie) e supporto (fotosintesi, cicli dei nutrienti, formazione dei suoli), oltre a quelle culturali, fondamentali per il nostro benessere. L’efficienza con la quale i pascoli offrono questi servizi è strettamente connessa alle modalità di pascolamento. Se con la loro triplice azione di prelievo della biomassa, calpestio e fertilizzazione organica gli animali fissano gli equilibri floristici e i caratteri morfologici delle fitocenosi, sono però le scelte gestionali del pastore a essere determinanti. Tali scelte riguardano tre elementi: il tipo di animale, il carico e la tecnica di pascolamento. La combinazione di questi ultimi garantisce da un lato il benessere degli animali, dall’altro l’integrità dei cotici, tutto ciò nel rispetto dell’ambiente, del consumatore e delle identità dei luoghi. La disponibilità di animali adatti al contesto pastorale rappresenta la prima condizione per una gestione agroecologica del pascolo. Circoscrivendo l’attenzione al bestiame bovino da latte, gli animali devono possedere caratteri di rusticità, abilità a muoversi in territori impervi, capacità nel prelevare il foraggio e valorizzarlo al meglio. Sono prerogative proprie delle razze originatesi e coevolutesi negli ambienti pastorali montani, estranee invece alle razze cosmopolite e di altri contesti geografici selezionate per vivere e produrre in ambienti super controllati. Per quest’ultime alle difficoltà di movimento e pascolamento si aggiunge l’impossibilità di soddisfare gli elevati fabbisogni nutritivi se non ricorrendo a orti integrazioni con concentrati, dannose per i cotici, la qualità e la tipicità delle produzioni. Un carico di bestiame calibrato sulla risorsa foraggera è la condizione che segue dappresso la scelta del tipo di animale. Situazioni evidenti di sottocarico o di sovraccarico sono sempre deleterie per i cotici. Le prime lasciano agli animali maggiore libertà di selezionare i prelievi di foraggio, rivolgendosi alle specie migliori dal punto di vista foraggero e trascurando le altre che, pertanto, tenderanno nel tempo a propagarsi e diventare dominanti, a detrimento del valore nutritivo e dell’appetibilità del pascolo. L’eccesso di carico causa invece una regressione delle buone foraggere (consumate con troppa insistenza), un surplus di restituzioni organiche (che favorirà piante nitrofile) e un forte calpestio (che selezionerà elementi scadenti e potrà innescare processi di dirado dei cotici ed erosione del suolo). Ciò si rivela spesso sconveniente anche per il bestiame: in un caso per l’eccessivo movimento compiuto dagli animali nel pascolamento, nell’altro per l’insufficiente disponibilità di foraggio. Entrambe le situazioni vanno a squilibrare il bilancio alimentare, con riflessi negativi sulla produzione e la funzione riproduttiva. Il terzo elemento che contraddistingue la gestione agroecologica del pascolo è una buona tecnica di pascolamento. Il poco spazio a disposizione impedisce di entrare nei dettagli delle varie soluzioni applicabili. Ci si limiterà a distinguere, quindi, tra il sistema libero o brado, dove gli animali sono liberi di esplorare distretti molto ampi, e i sistemi controllati, in cui al contrario sono confinati in lotti di pascolo più o meno ridotti, utilizzati in successione temporale. Il pascolamento libero è tipico delle aree di pianure e di collina con allevamenti molto estensivi. Salvo rarissime eccezioni, non è praticabile nel contesto alpino, dove acclività e altre variabili geografiche, storiche e culturali impongono una disciplina di pascolo più rigorosa. Il sistema più rigoroso, che è anche il più efficiente e complesso, è il pascolamento razionato in cui i lotti di pascolo sono molto piccoli, tali da essere utilizzati dalla mandria in mezza giornata e permettere di alternare nello stesso giorno del pascolo “magro”, ossia di qualità foraggera non eccelsa, con del pascolo “grasso”, di qualità superiore. Il maggior impegno lavorativo risulta ripagato da una pressione animale ben distribuita su tutta l’area pascoliva, garanzia di mantenimento del buon assetto floristico delle fitocenosi e di un’alimentazione del bestiame regolare ed equilibrata lungo tutto l’arco della stagione alpestre.
PER UN APPROFONDIMENTO
Alcuni dati sulle razze utilizzate nelle malghe alpine: nelle situazioni ordinarie, una bovina raramente è in grado di racimolare una quantità giornaliera di erba superiore a 12-13 kg di s.s. (spesso non si arriva a 10!), dose che, in animali del peso vivo di 6-7 quintali, può sostenere produzioni di latte assai modeste (pochi litri al giorno). La probabilità di compromettere la salute dell’animale e danneggiare il pascolo diviene, in tal caso, una certezza.
Per approfondire questi temi si rimanda alla seguente bibliografia
Per approfondire questi temi si rimanda alla seguente bibliografia:
- Quaderno n. 10 della SoZooAlp e libro “Prati, pascoli e paesaggio alpino” F. Gusmeroli – https://www.sozooalp.it/
- Bardgett, R.D. e Wardle, D.A. 2003. Herbivore mediated linkages between aboveground and belowground communities. Ecology, 84: 2258-2268.
- Caporali, F. 2019. Agricoltura e servizi ecologici.
- CittaStudi Edizioni, De Agostini, Novara
- Caporali, F. 2021. Ethics and Sustainable Agriculture. Bridging the ecological gaps. Springer Nature.
- Mearns, R. 1996. When livestock are good for the environment: benefit-sharing of environmental goods and services. World Bank/FAO workshop “Balancing Livestock and the Environment”, Washington.



