Il Parlamento Europeo ha approvato la legge sulla libertà di vietare le produzioni OGM a livello nazionale

Gen 14, 2015 | agrobiodiversità, legislazione sementiera, Seminare il cambiamento | 0 commenti

13 gennaio – Il voto di oggi mette gli stati membri dell’UNione Europea in condizione di vietare la coltivazione di OGM sul proprio territorio nazionale. Ma il compromesso raggiunto pone anche limiti all’etichettatura e rischi enormi per le produzioni agroecologiche.

 I commenti delle associazioni italiane di biologico e biodinamico e la mobilitazione spagnola.

 OGM: PASSA LA LIBERTA’ DI VIETARE LA PRODUZIONE Il mondo del bio: “Con il voto di oggi, si rischia di spianare la strada alle multinazionali e si ignora la volontà dei cittadini

Roma, 13 gennaio 2015 – “Il voto di oggi, nonostante le innegabili ricadute positive, rischia di essere un regalo alle multinazionali del biotech che mirano a tenere in ostaggio la sovranità alimentare. Allo stesso tempo, ponendo limiti all’obbligo di etichettatura, si ignora la volontà di gran parte dei cittadini che, a più riprese, hanno detto ‘no’ agli OGM”.
Il mondo del biologico, rappresentato dalle tre principali associazioni, AIAB, FederBio e Associazione Agricoltura Biodinamica, esprime la sua preoccupazione per l’esito che ha avuto oggi il voto europeo che ha concesso agli Stati membri la libertà di limitare o vietare la coltivazione di Ogm.

 

“Per alcuni Paesi europei questo voto può rappresentare senz’altro un passo avanti. Gli Stati sono un po’ più liberi di decidere ed esiste un nuovo modello per il resto del mondo. Per un paese come l’Italia, però, che ha nell’agricoltura biologica e di qualità un fiore all’occhiello della produzione, si tratta di un pericoloso arretramento. Ulteriore elemento di debolezza, come sottolinea anche IFOAM UE, è che i paesi che non opteranno per il divieto, non sono obbligati a prendere misure di tutela verso l’agricoltura non transgenica”.

 

Secondo le tre associazioni, la versione approvata oggi contiene troppe ambiguità e vaghezze sull’introduzione delle ragioni ambientali invocabili da ogni Stato per sostenere il divieto di coltivare prodotti transgenici.

 

“Lo Stato non potrà appellarsi a ragioni ambientali per vietare gli Ogm ma solo a ragioni socio-economiche. Un modo per rendere giuridicamente deboli i singoli paesi e per lasciare un pericoloso spazio di contestazione alle multinazionali che acquisiscono, così, un grande potere.
Inoltre, la possibilità che l’etichettatura obbligatoria sia considerata un ostacolo alla libera circolazione delle merci diventa, con il testo approvato, un pericolo reale che mette a rischio il diritto dei consumatori a essere correttamente informati“

 

“Il voto di oggi – dice Vizioli presidente di AIAB – indica chiaramente una volontà da parte dei governi europei di spianare la strada al TTIP, la cui trattativa sta andando avanti in segreto tra Usa e UE. Inoltre, sulla questione etichettatura, nascondendosi dietro ai principi del liberismo (e cioè della libera circolazione delle merci) si ignora la volontà di tutti quei cittadini (e sono tanti) che hanno dichiarato di non voler mangiare OGM”.

 

“Un notevole danno anche economico – sottolinea Carlo Triarico, presidente dell’ Associazione Agricoltura Biodinamica – se si pensa al boom di domanda interna ed esportazioni che ha avuto negli ultimi anni l’agricoltura biologica e biodinamica. Così si tagliano le gambe a uno dei pochi settori in crescita, che fa dell’Italia un gioiello nella produzione dell’agroalimentare di qualità”.

 

“Non resta che ribadire che il biologico rimane l’unico sistema agricolo e di filiera alimentare che vieta gli OGM – dice Paolo Carnemolla Presidente di Federbio –, ci auguriamo che il Governo italiano utilizzi al meglio il nuovo quadro normativo e anche in relazione al voto odierno confermi il divieto di coltivazioni OGM in Italia anche dopo la scadenza del decreto interministeriale attualmente vigente, sulla cui legittimità già a suo tempo si è pronunciato il TAR Lazio”.

 

In questo quadro la richiesta delle tre associazioni a chi oggi grida vittoria per questo compromesso, è un impegno immediato a blindare a tempo indeterminato l’agricoltura sana dall’inquinamento OGM.

 

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La nueva Ley de renacionalización de cultivos transgénicos supone una amenaza para la agricultura en España.

Europa vota a favor de que cada Estado prohíba los cultivos OMG en su territorio.

Hoy, 13 de enero, ha tenido lugar la votación final sobre la renacionalización de cultivos transgénicos. El Parlamento Europeo ha votado a favor de la nueva ley que dará la posibilidad a los Estados Miembros de restringir o prohibir el cultivo de transgénicos en sus territorios.

Amigos de la Tierra, CECU, COAG, Ecologistas en acción, Red de Semillas y PALT, consideran que esta decisión va a repercutir negativamente en el sector agrícola español con la entrada masiva de cultivos transgénicos. España es el país con más superficie de cultivos transgénicos en la Unión Europea, muy por encima de los otros 4 Estados que producen comercialmente organismos modificados genéticamente (OMG) (República Checa, Eslovaquia, Rumanía, y Portugal ). Lamentablemente, el Estado español es el paraíso de la producción de cultivos OMG en Europa. En la actualidad, hay un único cultivo transgénico permitido en Europa, el maíz transgénico MON810 de Monsanto, pero con esta nueva ley, el Estado podría abrir la puerta a muchas más variedades.

En este contexto, la decisión final de aceptar la propuesta sitúa al Estado Español en una posición muy vulnerable. La ley agilizaría la tramitación de autorizaciones de nuevos transgénicos a nivel europeo. Para España, esto significaría la entrada masiva e incontrolada de cultivos transgénicos, contaminación transgénica de la cadena alimentaria, así como la ruina del sector de la agricultura ecológica (con más de 1,6 millones de hectáreas, 34.000 operadores y casi cuatro mil industrias en 2013 ).

¿Qué compromisos técnicos conlleva?

• Existe la opción, que dependerá del Estado, de que la primera valoración sobre la prohibición o no de un cultivo OMG provenga de las empresas biotecnológicas. Aunque los Gobiernos también pueden prohibir el cultivo sin la intromisión de la industria. Las organizaciones firmantes critican la idea de que los Estados soberanos y gestores de riesgos tengan la obligación de pedir permiso a las empresas para tomar una decisión sobre los cultivos transgénicos en sus territorios.
• Los gobiernos tienen el derecho de prohibir grupos de cultivos transgénicos, ya sea por variedad de cultivo o por características del mismo, por ejemplo, todas las plantas de maíz transgénico o todos los cultivos transgénicos tolerantes a herbicidas.
• Los estados pueden iniciar la prohibición de los cultivos tanto en el proceso de autorización europeo como posteriormente, hasta la duración total de 10 años. Además, el gobierno puede levantar una prohibición existente sin previo aviso.

A su vez, con la nueva ley, se corre el peligro de crear una Europa “a dos velocidades”: aquellos Estados más sensibles ambientalmente y más preocupados por la sostenibilidad de su agricultura tendrán la posibilidad de prohibirlos en su territorio, mientras otros Estados miembros darán vía libre a la entrada de nuevas variedades transgénicas.

Por si fuera poco, la propuesta no contempla la obligatoriedad de proteger los cultivos tradicionales y ecológicos que puedan verse afectados, lo cual implica un grave riesgo para la biodiversidad, la agricultura y la alimentación.

Liliane Spendeler, directora de Amigos de la Tierra España, ha señalado que “a pesar de la situación de España, ésta es una gran oportunidad para que el Gobierno cierre la puerta a los cultivos modificados genéticamente, y encaminar nuestra agricultura hacia un enfoque más sostenible. La ciudadanía ha rechazado continuamente los cultivos modificados genéticamente y apoya una agricultura más ecológica y local. Esta nueva ley permite a los gobiernos estatales prohibir todas las semillas de maíz modificado genéticamente para que Europa sea libre de transgénicos, y es necesario aprovecharla”. Es por tanto importantísimo, ha recalcado Spendeler que “el Gobierno de España siga la línea de los países europeos y represente de verdad a la ciudadanía y no a la industria biotecnológica, rechazando completamente el cultivo de transgénicos en el país”.

Ante este panorama, las organizaciones firmantes instan al Gobierno español a tomar las medidas necesarias para prohibir definitivamente el cultivo y la experimentación con OMG en nuestro territorio.

 

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