di Salvatore Ceccarelli su Corriere della Sera del 21 settembre 2019
di Salvatore Ceccarelli pubblicato su Corriere della Sera del 21 settembre 2019, pag. 31
Caro direttore, gli organismi geneticamente modificati (Ogm) sono organismi ottenuti con tecniche di ingegneria genetica introducendo in un organismo, quale una pianta, uno o più geni provenienti di solito da batteri. Si tratta quindi di un processo che in natura non potrebbe avvenire. Ogm e ibridi sono due cose completamente diverse: lo ricordo perché ogni tanto i due termini si usano come sinonimi.
Gli Ogm più conosciuti sono quelli resistenti a un certo numero di insetti e quelli resistenti agli erbicidi. Gli Ogm sono comuni in colture come granturco, soia, colza, cotone ed erba medica. Gli Ogm resistenti agli insetti sono ottenuti inserendo nelle piante il gene di un batterio, il Bacillus thuringiensis, che produce una tossina che uccide gli insetti quando attaccano la pianta. Studi recenti mettono in dubbio che queste tossine agiscano in modo specifico contro gli insetti nocivi senza danneggiare anche insetti che nocivi non sono. La categoria più diffusa di Ogm è quella resistente al glifosato. Di questi Ogm si è parlato molto per il possibile effetto cancerogeno del diserbante.
Di Ogm si è parlato spesso sulla stampa italiana, lamentando gli svantaggi di cui soffrirebbe non solo l’agricoltura nazionale, ma anche quella mondiale, a causa dei divieti posti all’uso degli Ogm. Se ne sta parlando di nuovo in questi giorni poiché sembra che la ministra dell’agricoltura abbia intenzione di riaprire un confronto su questo tema.
Non intendo entrare nel dibattito a proposito della sicurezza del cibo ottenuto da colture Ogm perché la vera debolezza degli organismi geneticamente modificati è un’altra, ed è la stessa delle varietà uniformi prodotte con metodi convenzionali e che non verrebbe superata nemmeno con il gene editing. Essi ignorano un principio biologico fondamentale che si può spiegare ricordando due cose.
In primo luogo, i funghi, gli insetti e le piante infestanti che danneggiano le nostre colture, sono tutti organismi viventi e, come tali nascono, crescono, si riproducono e muoiono: sono variabili, mutano e si evolvono per adattarsi a nuove condizioni, come formalizzato nel Teorema fondamentale della selezione naturale. Questo teorema
dice una cosa molto semplice: se l’ambiente che circonda un gruppo di organismi viventi cambia, quel gruppo di organismi viventi o si estingue o, se ha sufficiente diversità genetica, si evolve adattandosi al nuovo ambiente.
In secondo luogo, per crescere e riprodursi i parassiti di ogni genere hanno bisogno di un ospite. L’ospite è la pianta (o più in generale l’organismo) che attaccano. Se tale organismo è completamente resistente, essi muoiono. Tutti? Muoiono, sì, ma non tutti, perché sono variabili, e le rare mutazioni spontanee che rendono i parassiti capaci di attaccare l’ospite avvengono di continuo, consentendo agli individui che ne sono portatori di sopravvivere. In assenza dell’ospite resistente, questi individui non hanno alcun vantaggio specifico, ma, se all’improvviso, come accade con le varietà uniformi che sono ora prevalentemente coltivate nell’agricoltura moderna, una varietà nuova, geneticamente uniforme e resistente, sia essa geneticamente modificata o convenzionale, viene coltivata, è come se cambiassimo l’ambiente che li circonda. Nel nuovo ambiente questi individui diventano improvvisamente i soli in grado di riprodursi, e poiché tutte le piante delle varietà moderne sono geneticamente identiche, si diffondono molto rapidamente. La generazione successiva sarà in gran parte costituita dai nuovi tipi, capaci di attaccare l’ospite. Se la varietà ospite non dovesse cambiare, avremo un’epidemia ed estese perdite di raccolto.
Lo stesso avviene quando entriamo in un campo e irroriamo con un insetticida, un fungicida o un erbicida. Di fatto, all’improvviso, cambiamo l’ambiente che circonda insetti, funghi ed erbe infestanti e, senza accorgercene, facciamo esattamente l’opposto di quello che pensiamo di fare, cioè selezioniamo gli insetti, i funghi e le erbe infestanti resistenti a quel particolare prodotto che stiamo usando.
Casi di evoluzione di resistenze da parte di insetti e di piante infestanti sono stati e vengono documentati nelle riviste scientifiche.
Il principio biologico che è alla base di tutto ciò è lo stesso per cui i batteri sviluppano resistenza agli antibiotici, un fenomeno che sta diventando estremamente problematico a livello mondiale. Quindi, qualsiasi meccanismo di protezione contro un parassita delle colture, che sia di natura genetica o chimica, può essere stabile o instabile. Gli Ogm appartengono alla categoria delle soluzioni instabili e perciò, nella migliore delle ipotesi, forniscono una soluzione temporanea, creando però allo stesso tempo un nuovo problema (una razza più resistente del parassita), che richiede una soluzione diversa (un nuovo organismo geneticamente modificato o maggiori dosi di pesticida). Pertanto, l’introduzione di Ogm in agricoltura avvia una reazione a catena di cui beneficia solo l’azienda produttrice degli Ogm.
In conclusione a noi sembra che, in biologia, gli organismi geneticamente modificati rappresentino quella strategia della obsolescenza programmata molto diffusa nel mondo industriale.
Salvatore Ceccarelli Consulente internazionale con Bioversity International




