da Manuele Bartolini | Dic 7, 2024 | Notiziari, Personaggi
Il 3 agosto 2024 ci ha lasciati Giovanna Ricoveri, figura importante dell’ambientalismo italiano.
Di seguito il ricordo di un caro amico di Giovanna e di RSR
Conobbi Giovanna Ricoveri (1932-2024) poco dopo l’uscita della rivista Capitalismo Natura Socialismo – CNS, a inizio anni ‘90. Studente ai primi anni di economia, da sempre interessato ai temi ambientali e sensibile alle critiche allo sviluppo, mi abbonai a CNS appena ne appresi l’esistenza dalle pagine de Il Manifesto.
Fu l’occasione per ritrovare Giorgio Nebbia, ascoltato anni prima, ancora adolescente, in alcune conferenze baresi sul nucleare, grazie a mio padre Pietro. L’abbonamento a CNS (in un periodo in cui le comunicazioni scritte viaggiavano per posta cartacea, con associati tempi e dubbi sull’effettivo recapito) fu anche l’occasione di un primo contatto
telefonico Forse incuriosita dall’interesse di un giovane studente di economia a Trieste, impaziente di leggere la rivista, Giovanna mi invitò a passarla a trovare a Roma, occasione in cui mi avrebbe regalato i primi 2 numeri di CNS, già usciti quando avevo sottoscritto l’abbonamento. Dall’incontro nacque un’amicizia per il resto della vita, segnata da un dialogo intellettuale intenso, negli anni in cui nasceva la Società Europea di Economia Ecologica, e che proprio in tale occasione fece da ponte a un’altra durevole amicizia con un agronomo toscano (Riccardo Bocci). Fu in quel periodo che, sulla scorta dei corsi che seguivo all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, iniziammo a discorrere di benicomuni e dei lavori pionieristici di Elinor Ostrom (Governing the Commons), prima donna insignita del premio Nobel di economia nel 2009.
Qualche anno dopo, il suo viaggio al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre fu l’occasione di venirmi a trovare a Boa Vista, Roraima, nell’estremo nord dell’Amazzonia brasiliana, dove mi ero trasferito nel 1999. Furono due indimenticabili
settimane alla scoperta di foreste e savane amazzoniche, a contatto col Consiglio Indigeno del Roraima, pezzo di rilievo del vigoroso movimento indigeno brasiliano in lotta per diritti territoriali collettivi e socioambientali. Nell’ambito di un dialogo intellettuale e affettivo mai interrotto, ebbi il grande piacere di curare l’edizione brasiliana del libro di Giovanna Beni Comuni versus Merci, pubblicato da Jaca Book nel 2010. Degno di nota ricordare che l’opera è stata tradotta anche in inglese con il titolo Nature for sale: commons versus commodities (Pluto Press, 2013), con la prefazione di Vandana Shiva. Bens Comuns versus Mercadorias (2012, Multifoco) è ancora utilizzato in diversi corsi post-laurea in Brasile, come testimonia il fatto che poco più di due anni fa il Nucleo Interdisciplinare per lo Sviluppo Sociale dell’Università Federale di Rio de Janeiro (UFRJ) mi
invitò per dibattere dell’opera di Giovanna (è disponibile su YouTube il video integrale di questa occasione).
Essendo l’edizione cartacea brasiliana dell’opera esaurita, con due amici brasiliani di Giovanna, Pino La Barbera e Sidney
Lianza, ne ho ordinato una ristampa, presentandola in omaggio alla sua memoria e distribuendola agli interessati in occasione del VII Colloquio di Popoli e Comunità Tradizionali del Brasile (Montes Claros, Minas Gerais, 9-13/09/2024), gruppi socioculturali che rivendicano diritti territoriali collettivi per difendersi dall’assedio del mercato ai beni comuni su cui fondano sopravvivenza, identità e stili di vita sostenibili, in armonia con la natura e la madre terra. Un piccolo seme, apprezzato dai partecipanti al colloquio, che mi auguro sia segnale di speranza e fiducia che il contributo di Giovanna continui a vivere, germinare e dare buoni frutti.
Viva Giovanna Ricoveri! Giovanna vive!
da Manuele Bartolini | Lug 11, 2024 | Articoli, Notiziari, Personaggi
di Daniele Vergari
Paolo Balsamo venne alla luce a Termini Imerese il 4 marzo 1764, da una famiglia di giardinieri (jardinara) che godeva di una certa agiatezza economica. Egli mostrò fin da fanciullo una notevole intelligenza e una spiccata propensione per gli studi.
Fu avviato dai genitori, su sollecitazione di Vincenzo Palmeri baroni della Gasèna, alla vita ecclesiastica. Presso l’Accademia degli studi di Palermo frequentò con profitto le lezioni di calcolo sublime del teatino Giuseppe Piazzi, astronomo della Valtellina.
Essendo state istituite, nell’ottobre 1785, nella medesima Accademia, diverse cattedre, tra le quali anche quella di agricoltura, egli concorse per essa risultando vincitore. Poco dopo, la Deputazione degli Studi gli offerì un viaggio di istruzione all’estero, sia per poter apprendere i più progrediti metodi agrari, onde farne oggetto d’insegnamento presso l’Accademia di Palermo, sia per applicarli al peculiare contesto siciliano. Partito nel 1787, visitò dapprima la Toscana, dove aveva sede la prestigiosa Accademia dei Georgofili specializzata in scienze agrarie, della quale divenne ben presto socio. In Toscana rimase sino all’ottobre dell’anno seguente, prendendo contatto con i georgofili fiorentini e svolgendo anche osservazioni pratiche sul campo. Il giorno 11 giugno 1788, presso i georgofili fiorentini lesse la sua approfondita memoria intorno alle “cagioni fisiche e morali” della diminuita produzione granaria in Sicilia rispetto all’antichità, e ai mezzi per accrescerla, che ebbe notevoli apprezzamenti dall’ambiente culturale toscano. Lasciate le campagne della Toscana partì alla volta dell’Inghilterra, dopo una breve tappa parigina durante la quale conobbe il georgofilo Pierre Marie Auguste Broussonet (Montpellier, 1761 – ivi, 1807), che gli illustrò le condizioni agrarie della Francia. In Inghilterra, il Balsamo rimase due anni. Legatosi subito di fraterna amicizia con il celebre agronomo Arthur Young (Londra 1741 – ivi 1820), ne assimilò gli insegnamenti cercando di adattarli al contesto siciliano. Egli si convinse che erano proprio i vincoli feudali, con il loro peso opprimente di angherie varie, a non permettere il decollo dell’economia agraria siciliana. Il Balsamo studiò e acquistò poi, alcune macchine agricole di nuova invenzione allo scopo di portarle nella nostra Isola. Scoppiata la rivoluzione francese decise di tornare in Sicilia, ma ebbe il tempo di sostare alcuni mesi in Olanda e i risultati delle sue osservazioni furono pubblicati negli Annali di Agricoltura con il titolo Notizie sull’agricoltura di Fiandra. Tornato in Sicilia, nel 1791 iniziò ufficialmente le sue lezioni di agraria nell’Accademia di Palermo e dopo la morte del prof. Sergio, tenne ad interim anche l’insegnamento di economia e commercio che poi fu unificato nel 1804 con quello di agricoltura e denominato “economia rustica ed agricoltura”. Dal 1792, egli prese l’abitudine di leggere, nel periodo invernale, dalla sua cattedra, una memoria “sopra li più importanti punti dell’Economia rurale siciliana”, nella quale sviscerava approfonditamente le tecniche agrarie utili per il progresso dell’economia isolana, auspicando la nascita di una classe di proprietari terrieri attivi. Nel 1808 ebbe l’incarico, con Giuseppe Piazzi e Domenico Marabitti, di preparare un progetto per l’unificazione del sistema di pesi e misure nel Regno di Sicilia. Nel 1812 ebbe affidato l’incarico di redigere un progetto di costituzione siciliana, che facesse da ponte tra le tradizionali legislazioni isolane e la legislazione di stampo inglese. Dopo la restaurazione e lo scioglimento del parlamento, il Balsamo si ritirò dalla vita politica e narrò le lunghe e farraginose vicende che avevano portato all’abolizione della costituzione del 1812 nella sua opera Sulla istoria moderna del regno di Sicilia, memorie segrete. Delle pingui rendite dell’abbazia di S. Maria dell’Arco poté godere per poco tempo, perché morì il 4 novembre del 1816. Molte sue opere furono pubblicate postume da amici ed estimatori.
da Manuele Bartolini | Mag 29, 2024 | Notiziari, Personaggi
Una vita spesa per l’agricoltura mondiale
Fra le figure di spicco dell’innovazione varietale e del tentativo di coniugare l’evoluzione delle tecniche con la tutela degli agricoltori troviamo sicuramente M. S. Swaminathan (1925- 2023). Dagli anni ’50 del secolo scorso lo scienziato indiano è stato protagonista in India della Rivoluzione verde, senza però dimenticarne le implicazioni sociali.
Dopo una laurea in zoologia, studiò agraria presso l’Università di Madras e svolse i primi lavori di ricerca all’Indian Agricultural Research Institute (IARI) di Nuova Delhi, dedicandosi in particolare allo studio delle patate. Giunto in Europa alla fine degli anni ‘40, Swaminathan lavorò per 8 mesi a Wageningen cercando di adattare alcune varietà di patate a resistere ai nematodi manifestatisi durante il conflitto mondiale. Nello stesso anno si trasferì a Cambridge e conseguì il dottorato
con una tesi sulla differenziazione delle specie e la poliploidia nel genere Solanum. A questo punto il giovane scienziato fece il grande salto e spostatosi negli Stati Uniti contribuì a costruire una stazione di ricerca sulla patata presso il laboratorio di genetica dell’Università del Wisconsin guidato dal premio Nobel Joshua Lederberg. Tornato in India nel 1954, lavorò presso il Central Rice Research Institute di Cuttack come assistente botanico nelle ricerche sull’ibridazione del riso Indica con il riso Iaponica. Sulla base di questi studi, nei mesi successivi, si dedicò ad ottenere varietà nane di grano da adottare in India e per questo nel 1954 tornò presso lo IARI di New Delhi. È qui che Swaminathan incontrò Norman Borlaug con il quale iniziò una proficua collaborazione scientifica che portò all’incrocio di varietà a bassa taglia di grano, messicane e giapponesi, per l’agricoltura indiana. A metà degli anni ‘60, si arrivò a semine in pieno campo di alcune nuove varietà con ottimi risultati: nel 1968 la produzione granaria indiana arrivò a 17 milioni di tonnellate, 5 in più rispetto al raccolto precedente. La Rivoluzione verde aveva dato i suoi frutti e nel giro di pochi anni, l’India si avviò verso un percorso di autosufficienza alimentare che fu raggiunto in poco tempo, fermo restando lo sforzo di lavorare su accesso e disponibilità di cibo per i cittadini indiani.
Nel frattempo, la carriera di Swaminathan prese ulteriori strade. Nel 1972 fu nominato direttore generale del Consiglio indiano per la ricerca agricola e, nel 1979, Segretario del governo. Fu, anche, vicepresidente del WWF e dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), mentre, nel 1987, vinse il World Food Prize, e utilizzò il premio per costruire la MS Swaminathan Research Foundation. Nel 2007 divenne presidente della Commissione Nazionale sugli agricoltori dell’India, dando ulteriore impulso al riconoscimento del lavoro degli agricoltori, anche attraverso la prima normativa a livello internazionale sui Diritti degli agricoltori, sanciti dal Trattato FAO sulle Risorse Genetiche per l’Agricoltura e l’Alimentazione.
Il suo sforzo scientifico, orientato alla creazione di nuove varietà per ridurre la fame nel mondo, ha lasciato un profondo segno nell’agricoltura indiana e mondiale, ma Swaminathan sarà anche ricordato per l’enorme contributo per la difesa del ruolo degli agricoltori nella conservazione dell’agrobiodiversità.
da Manuele Bartolini | Feb 16, 2024 | Personaggi
” L’obbiettivo della conservazione non è catturare il momento attuale della storia evolutiva cosa per la quale non servono speciali virtù, ma conservare il materiale in modo tale che possa continuare da evolvere.” (1968)
(1925–2012) Erna Bennett è stata una delle pioniere della conservazione della biodiversità. Dal 1960 ha lavorato alla stazione di ricerca sul miglioramento genetico vegetale della Scozia e nel 1964 ha scritto un articolo divenuto famoso e tradotto in moltissime lingue: Plant Introduction and Genetic Conservation: Genecological aspects of an urgent world problem. In questo articolo la Bennett richiamava l’attenzione della comunità scientifica internazionale sull’urgenza di conservare la biodiversità agricola, in rapida scomparsa nei campi degli agricoltori.
Nel 1967 è entrata alla FAO, dove è riuscita a coinvolgere direttamente l’Agenzia delle Nazioni unite nella raccolta di risorse genetiche delle piante coltivate in molti paesi. È stata responsabile del coordinamento di molte missioni di esplorazione nazionali e internazionali e programmi di conservazione genetica nei paesi del bacino del Mediterraneo e in Asia sud-occidentale e centrale. Ha inoltre avviato la prima indagine mondiale sullo stato delle collezioni ex situ. In questo periodo ha pubblicato come co-autore e curatore, con un altro grande sostenitore della causa della conservazione, Sir Otto Frankel, un classico sulle risorse genetiche, Genetic Resources in Plants. Questo libro, uscito nel 1970, ha contribuito a convincere I partecipanti della Conferenza di Stoccolma del 1972 della necessità di organizzare un programma globale di conservazione delle risorse genetiche delle piante coltivate.
Mentre lavorava presso la FAO, Erna è diventata sempre più preoccupata che gli sforzi immensi per la raccolta e la conservazione del germoplasma fossero dirottati e controllati da potenti interessi privati. Dopo aver combattuto all’interno della FAO per molti anni a tenere fuori gli interessi delle multinazionali dal sistema delle Nazioni Unite, Erna è stata costretta a dimettersi nel 1982, siccome l’influenza delle multinazionali sulla politica FAO aveva raggiunto livelli per lei intollerabili. Da allora, è rimasta molto attiva su questi e altri temi, ma fuori dagli ambienti ufficiali.
Come hanno scritto Pat Mooney e Cary Fowler nel libro Biodiversità e futuro dell’alimentazione: “è stata questa colorita, schietta, rivoluzionaria irlandese che per prima coniò il termine ‘conservazione genetica’ e diede sostanza e strategia al termine a beneficio della comunità mondiale.”
Fonte: GRAIN – http://www.grain.org
da Manuele Bartolini | Feb 16, 2024 | Personaggi
Il naturalista che scoprì l’ergotismo
di Daniele Vergari
La coltivazione della segale e di alcuni cereali minori, in certe zone d’Europa, era sempre stata poco considerata per il rischio che si incorresse nella contaminazione delle farine a causa di un fungo parassita (ma questo si scoprì solo a metà del XIX secolo) i cui corpi fruttiferi contenevano una grande quantità di alcaloidi psicoattivi vicini alle ergotine e quindi precursori dell’acido lisergico (o LSD).
Questi “sclerozi” pieni di sostanze allucinogene e psicotrope purtroppo spesso finivano nelle farine e, al tempo di un’agricoltura di sopravvivenza e scarsamente incline a gettare via prodotti anche se contaminati, entravano nel circuito delle farine e della produzione del pane, dando origine a prodotti che avevano vari effetti allucinogeni.
Non mancano testimonianze riconducibili all’uso della segale contaminata per un fenomeno che si era manifestato nel corso del medioevo ed era
noto fin dal XVII secolo, tanto che nel 1676 gli scienziati francesi riuscirono a convincere le autorità a proibire l’uso della segale in luogo del frumento per preparare il pane. Sembra ormai acclarato che alcuni casi di avvelenamento e di stregoneria del medioevo fossero da attribuirsi all’ingestione della Claviceps purpurea.
La contaminazione della Claviceps era particolarmente pericolosa perché l’acido lisergico e i vari derivati avevano effetti devastanti sulla salute degli intossicati: convulsioni, allucinazioni, visioni che spesso portavano alla morte del soggetto.
È plausibile e sembra ormai accertato che anche molti processi di stregoneria, svoltisi a partire dalla seconda metà del XV secolo in tutta Europa e in America, fossero rivolti a soggetti che avevano ingerito pane o altri alimenti contaminati dalla Claviceps.
La scoperta del ciclo di questo singolare fungo fu scoperta solo nella metà dell’Ottocento grazie all’opera di Louis-René Tulasne (1815-1885), conoscitore della botanica e assistente di Augustin de Saint-Hilaire (1779-1853) in Sud America, dove quest’ultimo stava preparando un’opera sulla flora brasiliana. L’esperienza per Tulasne fu importante anche per entrare nel 1842 nel prestigioso Museé de Histoire naturelle di Parigi come naturalista aggiunto. Nel 1845 fu eletto a succedere a Adrien de Jussieu all’Accademia delle Scienze.
Dedicatosi alla micologia, fu un ottimo osservatore al microscopio e questo gli permise di comprendere i complessi meccanismi di sviluppo e riproduzione introducendo il concetto di pleomorfismo ovvero la variazione della forma dei funghi a seconda del substrato di crescita. Nei suoi studi descrisse per primo il complesso ciclo di riproduzione della Claviceps purpurea aiutando così a capirne la diffusione e contribuendo a evitare le intossicazioni e gli avvelenamenti anche se, a onor del vero, già nel XVII secolo Denis Dodart (1634-1707), naturalista e medico parigino molto noto all’epoca, aveva già messo in relazione gli avvelenamenti da Claviceps, detti Ergotismo, con alcune manifestazioni mediche. Gli studi di Tulasne furono fondamentali per comprendere la natura di questo fungo e furono proseguiti da vari botanici e chimici, come Albert Hofmann (1906-2008) che agli inizi degli anni ‘40 del secolo scorso identificò l’acido lisergico con le sue potenzialità mediche e la sua tossicità.
Oggi gli avvelenamenti dovuti all’ingestione sono diventati per fortuna sporadici e molto rari. L’ultimo episodio significativo avvenne nel 1951 a Pont-Saint-Esprit (Gard) dove oltre 250 persone presentarono sintomi di episodi psicotici, allucinazioni, tentativi di suicidio e convulsioni. Il panettiere locale rischiò il linciaggio e fu salvato dalla gendarmeria. Solo dopo alcune settimane, il mugnaio del paese confessò di aver tagliato la farina di grano con quella di segale avariata per risparmiare alcune migliaia di franchi dell’epoca.
da Manuele Bartolini | Dic 22, 2023 | Personaggi
di Daniele Vergari
Il Signor Pomodoro
(1915-2002) La complessità genetica del pomodoro è nota grazie ai lavori di un grande genetista, Charles M. Rick, professore emerito dell’Università della California nato in Pennsylvania.
I suoi lavori si sono concentrati sulla variabilità del pomodoro e, in particolare, sulle specie selvatiche presenti nell’America meridionale occidentale e nelle Isole Galapagos. Accanto a una attività di laboratorio che gli ha permesso di identificare e caratterizzare i geni e i cromosomi del pomodoro, Rick organizzò diverse spedizioni per raccogliere piante sulle Ande. L’obiettivo era di campionare l’ampia gamma di variazioni genetiche riscontrate nelle specie selvatiche ma mancanti nelle varietà coltivate di pomodoro. Il risultato delle sue ricerche fu, inizialmente, documentare e preservare la
variabilità genetica di un gran numero di pomodori selvatici, ma negli ultimi anni diresse il Tomato Genetic Stocks Center (che in seguito ha preso il suo nome) presso il campus Davis dell’Università della California, che funge da banca con la più grande collezione di pomodori al mondo.
Dopo gli studi all’università statale della Pennsylvania (dove incontrò la moglie Martha Overholts, figlia di un noto esperto di funghi della facoltà) si trasferì a Cambridge, nel Massachusetts, dove ad Harvard nel 1940 conseguì il dottorato in botanica e genetica vegetale. A seguito di contatti avuti in precedenza, passò alla facoltà del Dipartimento di colture vegetali a Davis, dove rimase per la sua carriera di oltre 60 anni contribuendo a fondare, nel 1949, la Tomato Genetics Cooperative per incoraggiare i ricercatori sul pomodoro a comunicare le loro scoperte e scambiare informazioni.
Una carriera segnata anche da vari sodalizi accademici fra cui l’Accademia Nazionale delle Scienze (NAS), da premi internazionali fra i quali il Premio Alexander von Humboldt e il Premio Mondiale per l’Agricoltura Filipo Maseri Florio nel 1997, e da una ampia attività di insegnamento nelle università di tutto il mondo. Rick fu un docente molto stimato e ricercato, sospeso fra una scienza rigorosa e un senso dell’umorismo non comune. Ai suoi studenti amava ricordare le sue frustrazioni nel tentativo di far germinare i semi di pomodori selvatici raccolti dalle Isole Galapagos. Un problema che fu risolto dopo la scoperta che i semi germinavano solo dopo essere passati attraverso il tratto digestivo di una tartaruga delle Galapagos.
Negli anni ’60 i suoi lavori lo portarono a sfruttare la scoperta di un pomodoro selvatico andino, fatta dal Dott. Iltis, Direttore dell’Erbario dell’Univ. del Wisconsin. In una spedizione sulle Ande Iltis e il suo gruppo trovarono un pomodoro selvatico con i fiori gialli i cui semi, inviati a Rick, dettero origine al Pomodoro 832, ricco di solidi solubili, soprattutto di zuccheri.
Fra le sue intuizioni ci sono la percezione dei ruoli delle piante negli ambienti locali e delle loro strategie riproduttive e gli studi sul pomodoro che hanno reso questa pianta un importante organismo modello nell’era della genomica. Rinomato scienziato a livello mondiale, il suo contributo alla conoscenza del pomodoro fu fondamentale per identificare le cause genetiche dell’infertilità dei fiori del pomodoro e definire diversi mutanti monogenici che ora vengono utilizzati per fornire semi di pomodoro ibridi commerciali. Inoltre, grazie ai suoi studi, vennero create delle varietà resistenti agli attacchi dei nematodi.
Accanto a questa importante eredità scientifica vi è anche la vicenda umana di un uomo che amò la sua famiglia con profondo affetto e rispetto.