Sulla sovranità alimentare la sinistra ha perso

Sulla sovranità alimentare la sinistra ha perso

Inebriati dalla sbornia neoliberista i progressisti hanno “regalato” il tema alla destra. Oggi è diventata una sterile difesa di un fantasioso “Made in Italy”

di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 288 — Gennaio 2026

A novembre 2026 saranno passati trent’anni dalla Conferenza mondiale sull’alimentazione tenutasi a novembre 1996 presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) a Roma, voluta dall’allora neo direttore generale, il senegalese Jacques Diouf, primo africano a presiedere l’Agenzia. Dopo più di due decenni dall’ultima Conferenza del 1974, Diouf riteneva inaccettabile “la tragedia umana di 800 milioni di persone senza un adeguato accesso al cibo” e per questo chiedeva un cambio di passo alla sua organizzazione. Purtroppo, come abbiamo visto anche nell’ultima rubrica del 2025 dedicata alla Fao, da allora la situazione non ha registrato molti progressi.

Di quel momento vorrei però ricordare non tanto l’evento ufficiale ma quello parallelo organizzato dalla società civile, con il coordinamento della Via Campesina, presso la stazione Ostiense. Infatti è in questa occasione che viene coniato il concetto di “sovranità alimentare” che dal 1996 ha animato un fecondo dibattito tra organizzazioni del Nord e del Sud globale e marcato la sua presenza nei vari consessi in cui le istituzioni internazionali si incontravano: dai vari G8 o G20 passando dall’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) fino alle famose Conferenze delle parti (Cop) delle Convenzioni su ambiente e cambiamenti climatici.

Il percorso nazionale, europeo e globale dei movimenti sociali espresso nei social forum di inizio anni Duemila non può essere raccontato senza considerare l’importanza che la sovranità alimentare e i movimenti a essa associati hanno giocato nel muovere le coscienze e mobilitare le persone.

La questione agricola era tornata prepotentemente nell’agenda politica dei movimenti sociali e, con più fatica, si faceva strada anche nella politica. Allora era ancora attivo un canale di comunicazione e reciproco ascolto con una parte della sinistra parlamentare che sosteneva anche economicamente i processi in corso. L’edizione del social forum a Firenze nel 2002 può essere vista come il momento di massimo splendore di questo percorso.

Le persone senza adeguato accesso al cibo nel 1996 erano 800 milioni. Una tragedia umana che dopo trent’anni non si è ancora conclusa

Che cosa resta di quegli anni? Via Campesina ha dedicato tre Forum mondiali alla sovranità alimentare (in Mali, a Nyéléni, nel 2007 e nel 2015 e in Sri Lanka nel 2025) ma questi eventi sono diventati quasi per “addetti ai lavori”, un bel castello arroccato a cui mancano le connessioni vitali con il territorio circostante. I movimenti sociali che la alimentavano e di cui si nutriva sono invecchiati, appassiti nel frattempo.

La sovranità alimentare invece di essere capita, tradotta e praticata dalla sinistra politica, inebriata dalla sbornia neoliberista, è stata sdoganata a destra dando il nome al nuovo ministero dell’Agricoltura coniugata come difesa ideologica, sterile e commerciale di un fantasioso “Made in Italy”.

L’agricoltura è così scomparsa dal dibattito pubblico come tema sociale, animato, vissuto e praticato da chi la crisi agricola, frutto della tensione irrisolta tra tradizione e modernità, la vive tutti i giorni. Non sono scomparsi i conflitti, sono semplicemente diventati invisibili. Le nuove tecnologie, dai droni ai nuovi Ogm, sono diventate l’orizzonte salvifico e mediatico dentro cui è stato incanalato il futuro dell’agricoltura con una saldatura tra mondo sindacale, politico e scientifico. E, ironia della sorte, quasi come una vendetta del capitalismo che tutto mangia e digerisce, la stazione Ostiense che ha dato i natali alla sovranità alimentare oggi è diventata la sede di Eataly, il negozio emblema del “Made in Italy buonista”.

Corso Formazione 80 ore APAB

Corso Formazione 80 ore APAB

APAB, nell’ambito del progetto formativo SRH03 del CSR – Piano Strategico per lo Sviluppo Rurale PAC 2023–2027 della Regione Toscana, sta organizzando un percorso formativo gratuito:

La transizione agroecologica in un contesto di adattamento ai cambiamenti climatici”,

Rivolto alle aziende agricole e ai loro dipendenti, il corso ha l’obiettivo di fornire conoscenze e strumenti pratici per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici e accompagnare le imprese agricole nel processo di transizione agroecologica, rafforzandone la resilienza ambientale, economica e sociale.

Periodo e sede

Il percorso formativo inizierà a febbraio 2026 presso la sede di Rete Semi Rurali – (Piazza Brunelleschi 8, Scandicci) con una modalità mista che prevede lezioni in presenza e online.

Il calendario degli incontri potrà estendersi anche nell’arco di un anno, tenendo conto dei calendari agricoli, così da venire incontro alle esigenze organizzative e lavorative delle aziende partecipanti.

Programma

Il corso affronterà i seguenti temi:

  • Cambiamenti climatici: mitigazione, adattamento e analisi della vulnerabilità aziendale
  • Principi e pratiche dell’agroecologia e fasi della transizione
  • Tecniche di progettazione per l’agroecologia (permacultura)
  • Strumenti digitali per la diagnosi climatica e agroecologica, cartografia tematica e monitoraggio del territorio
  • Supporto alla redazione del Piano Aziendale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici
  • Moduli tecnici su suolo, acqua, biodiversità, sostenibilità economica e aspetti sociali

    Approfondimenti su: certificazione biologica di gruppo, legislazione sementiera e materiale eterogeneo biologico, intercropping/consociazioni, agroforestry, orticoltura e gestione degli animali in azienda

Sono inoltre previste due visite didattiche presso aziende agricole modello (marzo–aprile 2026).

Struttura del corso

– 17 incontri formativi da 4 ore (totale 68 ore)

– 2 visite didattiche da 6 ore (totale 12 ore)

Durata complessiva

80 ore, organizzate in modo flessibile e compatibile con i tempi di lavoro agricolo.

Vi invitiamo a compilare il form di manifestazione di interesse al link https://forms.gle/hZ6KbQR12SQJRWtw7
In allegato trovi il PDF con tutte le info il programma del corso 

La compilazione non costituisce iscrizione definitiva, ma è fondamentale sia come manifestazione di interesse sia per strutturare le giornate del corso nel modo più utile, accessibile e coerente possibile con le esigenze reali dei partecipanti.

La vostra collaborazione ci permetterà di costruire un percorso formativo realmente efficace e vicino alle necessità delle aziende agricole.

Rete Semi Rurali viaggia alle Egadi con il progetto COUSIN per la conservazione della Brassica macrocarpa!

Rete Semi Rurali viaggia alle Egadi con il progetto COUSIN per la conservazione della Brassica macrocarpa!

di Elisa Zaccagni – Rete Semi Rurali

Nonostante il maltempo che ha imperversato nel resto della Sicilia, la splendida Favignana e i suoi abitanti ci hanno accolti a braccia aperte. Con noi erano presenti anche l’Università di Catania e l’Università Juan Carlos di Madrid – partner del progetto COUSIN – e il professore Maggioni, esperto di Brassica macrocarpa e membro del gruppo di lavoro ECPGR sulle Crop Wild Relatives.

Abbiamo esplorato l’isola in lungo e in largo alla ricerca della Brassica macrocarpa, cugina selvatica dei broccoli, endemica delle isole Egadi e minacciata di estinzione… e l’abbiamo trovata! Oltre un migliaio di queste piante popolano le scogliere di Favignana, prediligendo gli strapiombi a picco sul mare.

Uno degli obiettivi del progetto COUSIN è proprio quello di continuare il monitoraggio di quest’area, che potrebbe diventare una delle prime Riserve Genetiche d’Italia: luoghi dedicati alla conservazione e alla conoscenza delle specie selvatiche minacciate. La Brassica macrocarpa è una risorsa di grande valore per la ricerca scientifica. I ricercatori che lavorano al progetto COUSIN stanno sperimentando l’incrocio con varietà coltivate, questo secondo loro potrebbe contribuire a migliorare caratteristiche nutrizionali e anti-tumorali, aumentare la resistenza alla siccità e persino offrire nuove soluzioni per il controllo di alcuni parassiti del pomodoro.

MERCOSUR & UE Un accordo di libera circolazione dei veleni

MERCOSUR & UE Un accordo di libera circolazione dei veleni

Le 12 Associazioni italiane evidenziano il serio rischio che, si possa verificare una pericolosa riduzione delle garanzie a tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente nelle norme europee che regolamentano le autorizzazioni e l’uso dei pesticidi

Mercoledì scorso gli agricoltori europei sono tornati a protestare con i loro trattori davanti alla sede del Parlamento europeo, riunito per l’approvazione dell’accordo di libero scambio commerciale tra Unione europea e Mercosur. Preoccupati per gli effetti negativi che l’accordo potrebbe avere sulle filiere agroalimentari europee gli agricoltori hanno chiesto l’applicazione del principio di reciprocità rispetto alle normative ambientali e sociali adottate dall’UE, a tutela della salute dei consumatori e dei diritti dei lavoratori.

In particolare, gli agricoltori sottolineano che nei prodotti agroalimentari provenienti dai Paesi del Mercosur, è autorizzato l’utilizzo di molti pesticidi pericolosi giustamente vietati nei 27 Stati dell’UE, con il rischio che possano arrivare sulle nostre tavole attraverso le importazioni, che rappresentano una parte rilevante degli scambi commerciali con il Sud America.

La richiesta di reciprocità delle normative ambientali e sociali è legittima e condivisibile, soprattutto nel settore agroalimentare, dove riguarda in particolare l’utilizzo delle sostanze chimiche impiegate nella produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti che arrivano sulle nostre tavole.

Gli agricoltori europei chiedono, pertanto, l’applicazione del principio di reciprocità ma nel caso dei pesticidi, la richiesta è a senso unico: infatti, nessuno ha evidenziato che, tra i prodotti che l’UE potrà commercializzare con maggiori agevolazioni, ci sono anche i pesticidi con principi attivi oggi vietati per le aziende agricole dei 27 Paesi membri. Ne deriva un autentico paradosso: da un lato si vieta l’uso di sostanze pericolose in Europa per proteggere salute e ambiente, dall’altro si permette la loro vendita ai Paesi extra UE, senza considerare che questi pesticidi potrebbero ritornare indirettamente sul mercato europeo attraverso i prodotti agroalimentari importati. Tutto a esclusivo vantaggio dell’industria agrochimica, che continua a trarre profitto dalla commercializzazione di sostanze nocive.

12 Associazioni italiane evidenziano il serio rischio che, in assenza del recepimento delle richieste degli agricoltori europei da parte del Parlamento, si possa verificare una pericolosa riduzione delle garanzie a tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente nelle norme europee che regolamentano le autorizzazioni e l’uso dei pesticidi. 

In aggiunta a questo, le 12 Associazioni ribadiscono anche la necessità e l’urgenza di estendere il divieto di utilizzo dei pesticidi pericolosi per la salute e l’ambiente anche alla loro produzione e commercializzazione, in attuazione del principio di prevenzione del rischio che oggi viene evidenziato per l’accordo UE-Mercosur.

Con la scusa di compensare la delusione e la frustrazione degli agricoltori, le Istituzioni europee sembrano disposte a sacrificare, ancora una volta, le normative più avanzate a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Non potendo garantire una reale applicazione del principio di reciprocità e il rafforzamento delle garanzie di salubrità delle produzioni agroalimentari, cresce il rischio di riduzione delle norme oggi in vigore nell’Unione europea, in nome di una maggiore competitività e sostenibilità economica delle produzioni comunitarie.

Un rischio che si è già concretizzato con la proposta di provvedimento Omnibus per l’agricoltura, che prevedeautorizzazioni a tempo indeterminato per l’uso di pesticidi, ignorando i risultati della ricerca scientifica che ne attestano la pericolosità per la salute delle persone e per l’ambiente.

Si tratta di una vera deregolamentazione, che va nella direzione opposta all’aumento delle tutele che era previsto con il Regolamento SUR sulla riduzione dell’uso dei pesticidi, poi ritirato dalla Commissione UE in risposta alle manifestazioni dei trattori nel 2024. Un precedente pericoloso, che oggi rischia di essere replicato con il provvedimento Omnibus in risposta alle proteste degli agricoltori di questa settimana, mettendo nuovamente a rischio le garanzie di sicurezza ambientale e sanitaria, senza risolvere i reali problemi delle aziende agricole.

Roma, 23 gennaio 2026

Le 12 Associazioni: ACU – Associazione Consumatori e Utenti; AIAB – Associazione Italiana Agricoltura Biologica; AIDA – Associazione Italiana di Agroecologia; Associazione Italiana Agricoltura Biodinamica; Federazione Nazionale Pro Natura; Greenpeace Italia; Lipu; Osservatorio Fairwatch; UPBIO – Unione Produttori Biologici; Rete Semi Rurali ETS; Terra!; WWF Italia

Risultati positivi per la germinazione dei frumenti presso la Fondazione Minoprio

Risultati positivi per la germinazione dei frumenti presso la Fondazione Minoprio

A novembre lo staff di Rete Semi Rurali ha effettuato la semina di parcelle di varietà di frumenti tenero, duro, farro e orzo presso la Fondazione Minoprio, a Vertemate con Minoprio (CO), in collaborazione con gli studenti della Fondazione stessa.

Le parcelle di frumento sono germinate con un buon sviluppo vegetativo, malgrado le condizioni metereologiche incerte del mese di semina.

L’attività è parte integrante del Progetto CEREA + CONNECT, mirato alla valorizzazione dei cereali lombardi, e ha visto la partecipazione complessiva di diversi soggetti partecipanti al progetto, come Rete Semi Rurali, l’Università degli Studi di Milano, L’Università degli Studi di Pavia e la Fondazione Minoprio.

Rete Semi Rurali ha fornito il suo contributo ed esperienza di gestione valorizzazione della biodiversità coltivata, specialmente attraverso un approccio agro-ecologico, proseguendo e rafforzando la rete di alleanze e competenze fondamentali per implementare futuri progetti a tutela dell’agro-biodiversità e della sostenibilità.

Un articolo per Braccia Rubate

Un articolo per Braccia Rubate

La Legislazione Sementiera

nel dialogare con Barbara Bernardini sulle iniziative del Semenzaio, abbiamo ritrovato le tracce di un articolo scritto nel 2024 da Riccardo Bocci per Braccia Rubate, la Newsletter che Barbara invia ad ogni cambio di luna. E’ un articolo ancora attuale e abbiamo deciso di riproporlo qui.

Coltiviamo la diversità

di Riccardo Bocci

Nel 2019 la Commissione Europea ha ripreso in mano un dossier abbandonato da qualche anno, causa cocente bocciatura nel 2014 da parte del Parlamento: la legislazione sementiera. Si tratta di un tema cruciale per il settore agricolo: le sementi disegnano i sistemi agricoli in cui saranno coltivate e la loro qualità è essenziale per garantire una buona produzione agli agricoltori.

Allo stesso tempo, però, le sementi hanno un immaginario sociale che le fa uscire dall’essere solo un mezzo di produzione in agricoltura. Infatti, i nomi delle varietà, le loro caratteristiche sono legate alla nostra storia, un tempo definivano i nostri orizzonti simbolici, gusti e sapori sono legati alla nostra tradizione e alla cucina. Ma c’è di più. Chi controlla i semi, controlla il sistema alimentare e quello che mettiamo nei nostri piatti. Ecco perché parlare di sementi non è facile e tocca delle corde emotive che non sono considerate dai tecnicismi con cui di solito si tratta la materia agricola. Senza capire tutti questi fili che legano le sementi alla società non si possono realizzare delle serie politiche sementiere, in grado di rispondere a tutte le aspettative dei molti e variegati attori coinvolti. Oppure si corre il rischio di non capire quanto ancora sia importante il legame con la tradizione e il mondo dei nomi delle varietà locali e la loro capacità evocativa. Importanza anche economica per l’agricoltura industriale. Non è un caso che qualche mese sia stata iscritta una nuova varietà di mais ibrido al catalogo varietale usando il nome Pignoletto Peila, cioè usando il nome di una varietà tradizionale, Pignoletto, perché ha ancora un richiamo sui clienti sia della semente che della farina. Ovviamente, creando confusione nei consumatori e facendo concorrenza sleale a quegli agricoltori che in questi anni, con fatica e passione, hanno continuato a coltivare il vero Pignoletto.

A luglio scorso la Commissione europea ha presentato la proposta di nuovo regolamento sulle sementi, che in queste settimane è in discussione al Parlamento europeo per essere votata in plenaria a fine aprile, come ultimo atto prima delle elezioni parlamentari europee di giugno.