Il ‘Fagiolo magico’ nasce nel 2012 come azienda agricola individuale per consentire di gestire con più riconoscibilità e legalità la ricerca intrapresa da Alice e Jacopo, due architetti che dieci anni prima (2002) scapparono dalla città. Acquistano nel 2008 un casolare e un ettaro di terreno in una piccola frazione di epoca Longobarda, Fraino, di 5 casolari nel comune di Asso (Co), abbandonato dagli anni ’40. E’ immerso nei boschi del Triangolo del Lago di Como a 600 m di altezza e raggiungibile solo a piedi o con specifici mezzi 4×4. Luogo ideale per riprodurre semi in purezza varietale, lontano da altre coltivazioni convenzionali e qualsiasi tipo di inquinamento. I terreni coltivati sono di anno in anno ripuliti dall’incolto (principalmente rovi, frassini, noci, noccioli e cornus). Per ora si coltivano 2000 mq, ma il terreno seminativo pertinente è di 6000 mq e 4000 mq di castagneto.
L’idea del progetto di una ‘casa dei semi’ è nata grazie alla collaborazione con l’associazione Civiltà Contadina, avviata nel 2003, e successivamente proseguita con l’aiuto di Rete Semi Rurali: seguendo progetti europei abbiamo potuto avere l’esempio di molte realtà attive europee (come ArcheNoah in Austria, Kokopelli in Francia, GardenOrganic a Londra ProSpecieRara in Svizzera). L’azienda si compone di alcuni fabbricati rurali, in parte adibiti a due abitazioni, ed in parte a locali di servizio delle attività agricole, questi restaurati recentemente richiedono ancora alcune opere di completamento che verranno realizzate in funzione delle attività in corso di attuazione tramite questo progetto. La parte abitativa (due appartamenti), il laboratorio di smielatura, il ricovero attrezzi e macchine agricole, lo studio/aula corsi, sono di 400 m. Il restauro è stato gestito in autocostruzione dove possibile, con tecniche, talvolta anche sperimentali, di bioedilizia (terra cruda, calce, legno e paglia).
Le finalità del progetto vogliono essere il consolidamento e l’ampliamento di attività già intraprese da anni.
La Casa dei Semi Il Fagiolo Magico ha come obiettivo diventare un piccolo centro di ricerca per le varietà orticole e utili all’uomo, non un’attività produttiva: fare sperimentazioni e custodire un archivio di ‘semente di partenza’ che possano poi servire alle aziende agricole. Le varietà di cui si occupa sono sicuramente biodiverse e andrebbero studiate, affinché riescano ad arrivare nelle case di tutti, non sarà quindi un negozio di semi. Sarà un luogo dove far convergere tutto ciò che ruota intorno alle varietà antiche o insolite adatte al nord Italia o a luoghi di media montagna: cultura sulla biodiversità e iniziative ad essa legate, didattiche e pratiche, legate al recupero delle antiche tradizioni agricole. Vuole diventare un riferimento per diverse iniziative culturali e progettuali connesse all’ecologia del vivere (gli edifici sono interamente restaurati in bioedilizia – terra/paglia/calce/legno – e alla sovranità alimentare, si cerca di mangiare quello che si coltiva e/o si trova spontaneo nel bosco.
La scelta della Famiglia Stocchi di coltivare il riso senza uso di prodotti chimici ha aperto la strada alla ricerca di metodi naturali per gestire la competizione con le erbe spontanee. La tecnica di semina su “pacciamatura verde”, la riduzione delle dimensioni delle camere di risaia, la piantumazione di essenze arboree autoctone ha riconnesso questa coltivazione con la biodiversità naturale e il suo paesaggio, ricreando un ambiente simile ad una vera e propria zona umida.
Tuttavia, parlare di biodiversità vuol dire includere anche quella del riso. Così nel 2009 vengono recuperate dalla banca del germoplasma dell’Ente Nazionale Risi varietà di riso ormai non più coltivate. La loro costituzione, avvenuta prima dell’impiego della chimica in agricoltura, fa sì che siano varietà più frugali, che si accontentino di meno acqua e di buone rotazioni. Hanno taglia più alta e ciclo meno lungo, sono dotate di una variabilità intraspecifica che le rende ideali per l’adattamento in azienda.
L’interesse per queste varietà e l’attenzione al metodo di coltivazione crescono e si diffondono tra i risicoltori, così nel 2019, dalla collaborazione con l’associazione di produttori Polyculturae, nasce l’idea di costituire una casa delle sementi dove vengano dapprima custodite e descritte queste varietà e quindi siano messe a disposizione di quanti le coltiveranno.
L’obiettivo di questa iniziativa, nata dal basso e ancora con i lavori in corso, è di far riappropriare gli agricoltori di queste varietà sostenendo la riproduzione del seme in azienda. Sarà un luogo di scambio di pratiche ed esperienze, per promuovere e supportare la transizione agroecologica del settore risicolo.
Il mercato cambia le attitudini verso il cibo con impatti sulla nostra salute. La dieta è uno strumento per tutelarci
di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 237 – Maggio 2021
Il modello di consumo moderno si basa su quello che si definisce scambio senza accordo: da un lato la merce esposta sugli scaffali dei supermercati, dall’altro il consumatore che l’acquista. Non c’è dialogo tra questi due atti unilaterali, e chi decide cosa mettere sullo scaffale e dove è il soggetto forte di questo scambio. Per cercare di supplire a tale asimmetria informativa e di potere abbiamo inventato l’etichetta: strumento in grado di far fare al consumatore scelte razionali mentre sta comprando. A livello europeo dal 2011 il regolamento 1.169 definisce come e cosa scrivere sull’etichetta, distinguendo tra informazioni obbligatorie (indicazioni delle materie prime o delle proprietà nutrizionali) e facoltative, i cosiddetti claim che qualificano il prodotto e invogliano all’acquisto. Queste informative non devono indurre in confusione o trarre in inganno. Risulta evidente dall’impianto scelto dal legislatore europeo che la responsabilità dell’acquisto resta sulle spalle del consumatore.
Non sono le politiche pubbliche che decidono di promuovere o meno determinati prodotti in base al loro impatto sulla salute o sull’ambiente. Per capire il problema basta andare con la memoria alle discussioni di alcuni mesi fa sulla possibilità di tassare maggiormente le bevande gassate per scoraggiarne il consumo da parte di bambini e adolescenti. Discussioni finite in un nulla di fatto. Si dà per scontato che il consumatore sia capace di districarsi nel mare di messaggi presenti sui prodotti, tanto che alcuni economisti scrivono che fare il consumatore è diventato un mestiere. Leggere l’etichetta, capire gli ingredienti, interpretare i codici oscuri di additivi e aromi naturali non è, però, un mestiere facile. E ancora più complesso è capire l’impatto di tutto ciò sulla nostra salute.
90%: in Italia il 90% delle pubblicità di snack dolci e salati, trasmesse durante i programmi televisivi per bambini, non sono conformi con le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità
Sarebbe necessario un serio programma di educazione alimentare a partire dalle scuole, anzi dovremmo cominciare a guardare all’educazione alimentare come una parte dell’educazione civica e dei nostri diritti di cittadinanza. Purtroppo, non è così. Se la politica abbandona il consumatore a sé stesso, l’industria alimentare spende in pubblicità per disinformarlo e influenzarne le scelte di consumo, fin dalla più tenera età. Nel 2001 una stima prudenziale delle spese in pubblicità alimentare nel mondo fissava la cifra a 40 miliardi di dollari. Marion Nestlé, professoressa alla New York University e autrice dell’interessante libro “Food Politics”, racconta che negli Stati Uniti nel 1999 la sola McDonald’s spendeva 627 milioni di dollari in pubblicità e Kellogs dedicava 278 milioni per convincerci a mangiare corn flakes a colazione. Un prodotto non a caso visto che il costo della materia prima, il mais, incide per meno del 10% sul prezzo pagato al supermercato.
I bambini sono i target principali del bombardamento comunicativo. Un articolo uscito nel 2020 analizza la pubblicità alimentare in Italia durante i programmi televisivi per bambini e conclude che il 90% delle pubblicità di snack dolci e salati non sono conformi con le linea guida dell’Organizzazione mondiale della sanità. L’industria alimentare non spende solo per cambiare le nostre attitudini verso il cibo ma investe, anche, pesantemente per influenzare il mondo della politica e della ricerca. Ancora Marion Nestlé riporta che negli Stati Uniti nel 2009 sono stati versati più di 57 milioni di dollari ai lobbisti. La dieta è la medicina più importante a disposizione di tutti noi, scrive Tim Spector in “Presi per la gola”. Dobbiamo capire, noi cittadini, che agricoltura, cibo, alimentazione e salute sono elementi strettamente connessi e non possono essere lasciati nelle mani del mercato o degli interessi dell’industria. Ne va della nostra vita.
I nostri modelli di produzione e consumo devono radicalmente mutare, diventando davvero sostenibili, equi e salutari. Con il biologico al centro.
di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 236 – Aprile 2021
Come sfamare più di nove miliardi di persone previsti nel 2050? È la domanda che a un certo punto emerge in ogni discussione sul futuro dell’agricoltura e su quali modelli siano più sostenibili. È una domanda trabocchetto che di solito ha sempre la solita risposta banale: il biologico e qualsiasi altro modello alternativo all’agricoltura industriale non saranno in grado di far fronte all’aumento necessario del 50% della produzione alimentare perché hanno basse rese per ettaro. Quindi per produrre di più con meno rese sarebbe necessario aumentare il consumo di suolo, finendo di distruggere quel poco che resta dei sistemi naturali. Seguendo questa narrazione qualsiasi velleità di cambiamento è messa a tacere e il “business as usual” viene presentato come l’unico mondo possibile. Ma le cose stanno veramente così? Leggendo l’articolo “Strategies for feeding the world more sustainably with organic agriculture” pubblicato su Nature nel 2017, si capisce che il problema è più complesso e la questione andrebbe posta in un contesto più appropriato.
Gli autori, infatti, sostengono che la risposta si possa dare solo allargando l’orizzonte dalla produttività per ettaro ai sistemi alimentari e alle relative diete. Immaginare di avere domani il 100% di biologico senza cambiare i sistemi alimentari attuali non è sostenibile. Allo stesso modo mantenere tutto come adesso non è sostenibile. Se, però, riduciamo l’allevamento e dirottiamo cereali e legumi verso il consumo umano e non alla produzione di carne, in questo caso, numeri alla mano, il biologico potrebbe reggere la sfida senza aumentare le terre coltivate e, anzi, riducendo l’impatto dell’agricoltura sui sistemi naturali. Inoltre, dicono gli autori, bisogna considerare lo spreco alimentare, inaccettabile ai livelli attuali.
17%: è la produzione mondiale di cibo sprecata. Il 60% dello spreso avviene nelle nostre case (Fonte: Unep, 2021)
Non ha senso spingere a produrre di più, pompando chimicamente la nostra agricoltura e inquinando l’ambiente, se poi una parte di quello che si produce viene gettato. Quindi le diverse agricolture biologiche possono sfamare il mondo e al contempo ridurre l’impatto dell’agricoltura sull’ambiente solo se ridurremo il consumo di carne e lo spreco alimentare, e cominceremo a mangiare più legumi. Quanto sia urgente incidere sulla quantità di cibo che ogni anno buttiamo lo conferma il rapporto “Food Waste Index 2021” pubblicato a marzo dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep).
I numeri sono impressionanti: il 17% della produzione mondiale di cibo viene sprecata, circa 931 milioni di tonnellate. In Italia si stima uno spreco pari a 67 chilogrammi di cibo all’anno per persona. I dati dell’Unep raccontano anche che lo spreco non è uguale lungo la catena alimentare: circa il 60% avviene a livello familiare, il 26% a livello dell’industria agroalimentare e il 13% alla vendita. E qui la responsabilità torna a noi cittadini. Infatti cambiare regime alimentare riducendo le proteine animali e programmare meglio la propria spesa per ridurre il cibo comprato e poi buttato sono tutte scelte individuali o familiari per le quali ognuno di noi ha una parte di responsabilità. Ecco che rispondere alla domanda iniziale significa aprire e non chiudere il dibattito.
Sarà possibile produrre a sufficienza per tutti solo se cambieremo dal profondo i nostri modelli di produzione e consumo, rendendoli più sostenibili, equi e salutari. E, soprattutto, se smetteremo di pensare a un’unica soluzione semplice e tecnologica. Perché, purtroppo, non esiste. Nemmeno il biologico, infatti, può essere la risposta se non si interviene in maniera olistica e integrata sul sistema di produzione e consumo.
vi inviamo la documentazione per la partecipazione alla Campagna di semina primaverile per l’annata agraria 2021, sperando di fare cosa gradita. Nel caso abbiate ricevuto più di una volta questa comunicazione ce ne vogliate scusare; nel caso non vogliate riceverne in futuro vi preghiamo di segnalarcelo.
Il catalogo di varietà e popolazioni che quest’anno mettiamo a disposizione è frutto del lavoro della Casa delle Sementi di Rete Semi Rurali che dall’aprile 2019 ha trovato la sua collocazione nella nuova sede di Scandicci.
Torniamo a sottolineare che la Campagna di semina “Coltiviamo la diversità!” è un percorso di crescita di conoscenze e competenze collettivo ed orizzontale, non secondario rispetto alla crescita di disponibilità di semente sul territorio.
E’ indispensabile la divisione dei compiti e l’assunzione di responsabilità da parte degli agricoltori e degli appassionati che vorranno mettersi in gioco.
Crediamo, infine, di grande importanza supportare, almeno in parte, questa attività con l’autofinanziamento.
Per partecipare alla Campagna di semina si chiede di essere o diventare “sostenitori RSR”.
La Campagna di semina primaverile sarà aperta dal 29 marzo al 16 aprile 2021.
Sono disponibili le varietà e le popolazioni inserite nel catalogo allegato nelle quantità di 2 grammi per il pomodoro e di 300 grammi per le accessioni di girasole, mais e riso.
Per la richiesta inviate una email all’indirizzo info@semirurali.net con indicati:
le varietà o popolazioni richieste nell’ordine di preferenza: visto che il materiale non è molto daremo priorità alle varietà o popolazioni prima citate;
indirizzo postale completo dove sarà recapitata la spedizione del materiale;
numero di telefono della persona da contattare per eventuali chiarimenti.
Riceverete insieme alla semente il Modulo della Privacy e il documento ATM “Accordo semplificato di trasferimento dei materiali vegetali per uso diretto”. Il documento ATM deve essere completato anche con i dati della località di coltivazione. Una copia firmata e sottoscritta in originale deve essere spedita a:
La Rete Semi Rurali propone un semplice protocollo per il funzionamento del sistema di scambio e riproduzione.
Chi partecipa alla Campagna di semina – Coltiviamo la diversità! si impegna a:
mantenere, nel limite del possibile, le varietà e/o le popolazioni che ha ricevuto – proteggerle dalle malattie e da ogni contaminazione;
informare in modo puntuale e preciso circa risultati e informazioni raccolte e la destinazione e l’uso del prodotto raccolto (se possibile tramite l’uso del quaderno di campagna RSR);
restituire alla fine dell’annata agraria alla Rete Semi Rurali un quantitativo di semente doppia rispetto a quella ricevuta;
nel caso l’uso non si esaurisca in un ciclo colturale, si impegna a darne comunicazione per gli eventuali cicli colturali successivi;
dichiara di non assumere alcun diritto sul prodotto di tali risorse genetiche;
esclude qualsiasi impiego volto alla creazione di organismi geneticamente modificati.
Perché così sostieni la diversità di sistemi e prodotti agricoli e promuovi la ricerca partecipata e decentralizzata a supporto di sistemi sementieri locali vocati alla sovranità alimentare e resilienti ai cambiamenti climatici
ANCHE TU PUOI DARE IL TUO PICCOLO GRANDE CONTRIBUTO
in questo modo dai autonomia e continuità alle attività di Rete Semi Rurali per affermare il valore della diversità agricola e culturale in una società dove agricoltura e alimentazione sono sempre più uniformi e standardizzate.
Fai una donazione a Rete Semi Rurali tramite: Bonifico bancario tramite Banca Etica intestato a: RETE SEMI RURALI IBAN: IT 14 N 0501 8028 0000 0016 7854 95 oppure PayPal al seguente link: https://paypal.me/ReteSemiRurali?locale.x=it_IT
CATALOGO CAMPAGNA DI SEMINA PRIMAVERILE 2021
SPECIE
NOME
TIPO
COSTITUZIONE
Luogo d’origine o Areale di coltivazione
Disponibilità (gr.)
DESCRIZIONE
Girasole
Elena
Varietà non ibrida
non è nota
Est Europa
2000
seme striato da decorticare, tenore in olio 41-45%, altezza media 160 cm, precoce e vigorosa, buona resistenza alla siccità e all’allettamento
Girasole
Issanka
Varietà non ibrida
INRA
Francia
2000
seme nero e piccolo da olio – tenore in olio 39% – ricca in proteine – 20% – altezza media 150 cm, precoce, resistente alla siccità, in alcune annate può in parte allettare
Girasole
Perèdovick
Varietà non ibrida
non è nota
Russia
2000
seme nero e piccolo da olio – tenore in olio 41-45% – altezza media 170 cm, piante con forte sviluppo vegetativo, tardiva, resistente alla siccità, e all’allettamento
Girasole
Titan
Varietà non ibrida
non è nota
Italia
600
seme striato da decorticare
Mais
MAIS POPOLAZIONE CORTIANA
Popolazione di incroci
Costituita nel 2018 da RSR a partire da 27 incroci F3 di 18 varietà locali italiane e rumene ricevuti dal CREA-CI. Dal 2018 è coltivata continuativamente a Isola Vicentina per stabilizzare la popolazione e favorirne l’adattamento locale
Nord e Centro Italia
2000
popolazione evolutiva – piante di altezza, forma e colori variabili, buona resa. Indicata per avviare un processo di adattamento locale sia in pianura che collina e montagna dell’areale indicato. Poco suscettibile all’allettamento
Mais
MAIS POPOLAZIONE MIGLIACCIO
Popolazione di incroci
Costituita nel 2018 da RSR a partire da 27 incroci F3 di 18 varietà locali italiane e rumene ricevuti dal CREA-CI. Dal 2018 è coltivata continuativamente a Carinola, in provincia di Caserta, per stabilizzare la popolazione e favorirne l’adattamento locale
Centro e Sud Italia
2000
popolazione evolutiva – piante di altezza, forma e colori variabili, buona resa. Indicata per avviare un processo di adattamento locale sia in pianura che collina e montagna dell’areale indicato. Poco suscettibile all’allettamento
Pomodoro
SOLIBAM CUOR DI BUE ROTONDA
Popolazione di incroci
Costituita da Gautier Semences nel 2012 incorciando 4 varietà locali di tipologia Cur di Bue di origine italiana, francese e spagnola. Coltivato presso l’ALSIA di Rotonda (PZ) nel 2018 e 2019
Sud Italia
50
Popolazione evolutiva – piante di habitus, vigore, forma e maturazione frutti variabili. Indicata per avviare un processo di adattamento locale o selezione di piante particolarmente promettenti. Poco suscettibile a malattie
Pomodoro
SOLIBAM CUOR DI BUE MOLISE
Popolazione di incroci
Costituita da Gautier Semences nel 2012 incorciando 4 varietà locali di tipologia Cur di Bue di origine italiana, francese e spagnola. Coltivato a Campobasso e San Giuliano di Puglia nel 2018 e 2019
Centro e Sud Italia
50
Popolazione evolutiva – piante di habitus, vigore, forma e maturazione frutti variabili. Indicata per avviare un processo di adattamento locale o selezione di piante particolarmente promettenti. Poco suscettibile a malattie
Pomodoro
SOLIBAM CUOR DI BUE SESTOLA
Popolazione di incroci
Costituita da Gautier Semences nel 2012 incorciando 4 varietà locali di tipologia Cur di Bue di origine italiana, francese e spagnola. Coltivato a Sestola (MO) nel 2018 e 2019
Centro e Nord Italia
50
Popolazione evolutiva – piante di habitus, vigore, forma e maturazione frutti variabili. Indicata per avviare un processo di adattamento locale o selezione di piante particolarmente promettenti. Poco suscettibile a malattie
Riso
Arborio
Lungo A
Selezionato nell’omonima località del vercellese nel 1946 (VialoneXLadyWright)
Italia
1500
Ciclo di coltivazione di 150 giorni. Chicco perlato. Buona tenuta di cottura
Riso
Baldo
Lungo A
1977 (ArborioXStirpe136)
Italia
2500
Ciclo di coltivazione di 95 giorni. Taglia media, pannocchia mutica e semipendula. Chicco cristallino a basso contenuto di amilosio
Riso
Carmen
Lungo A
2005 (cancellata dal registro nazionale nel 2016)
Italia
800
Ciclo di coltivazione di 132 giorni. Taglia media, pannocchia intermedia a portamento pendulo. Chicco cristallino con piccola perla centrale
Riso
Corbetta
Medio
Costituita dal sig. Pietro Corbetta di Rovasenda nel 1954 (selezione da varietà Franco Roncarolo)
Italia
2500
Ciclo di coltivazione medio. Pannocchia semipendula e mutica. Chicco perlato
Riso
Elio
Tondo
1985
Italia
500
Ciclo di coltivazione di 170 giorni. Taglia media, Pannocchia piuttosto compatta, poco eserte e mutica.Chicco perlato ad alto contenuto di amilosio
Riso
Ledi Wright (Lady Wright)
Medio
Capostipite dei risi da risotto (Arborio, Razza 77, Rizzotto, Gigante Vercelli)
Importata in Italia dalla California
1000
Ciclo di coltivazione tardivo, taglia media, pannocchia semipendula e mutica. Chicco cristallino
Riso
Lomellino
Medio
1980
Italia
800
Ciclo di coltivazione di 141 giorni. Taglia media, pannocchia semipendula e mutica. Chicco perlato
Ciclo medio, taglia alta, pannocchia semipendula e lungamente aristata. Compete bene con infestanti e crodo. Chicco perlato
Riso
Rinaldo Bersani
Lungo A
Cancellata dal registro varietale nel 1973 (selezione da Sesia)
Italia
1000
Ciclo di coltivazione di 155 giorni. Taglia alta. Pannocchia pendula, aperta e aristata. Chicco cristallino a basso contenuto di amilosio
Riso
Rocca
Lungo A
1972
Italia
500
Ciclo di coltivazione di 165 giorni. Taglia medio alta. Pannocchia semimutica. Chicco perlato ad alto contenuto di amilosio
Riso
Rosa Marchetti
Medio
Varietà storica nata nel 1963 ad Arborio, nel Vercellese
Italia
1000
Ciclo di coltivazione di 145 giorni. Chicco cristallino a basso contenuto di amilosio
Riso
Rubino
Tondo
1976 (NanoXCarnaroli)
Italia
500
Ciclo di coltivazione di 176 giorni. Taglia media con pannocchia mutica, poco eserte. Buona resistenza al freddo. Chicco perlato
Alcuni consigli pratici sulla coltivazione di parcelle per la riproduzione
MAIS
La popolazione di mais che proponiamo con il catalogo è stata costituita nel 2018 da RSR a partire da 27 incroci F3 di 18 varietà locali italiane e rumene ricevuti dal CREA-CI. Dal 2018 è coltivata continuativamente in 2 località: a Isola Vicentina nell’azienda di Giandomenico Cortiana e a Carinola, in provincia di Caserta, nell’azienda di Imma Migliaccio.
Nel vostro caso si tratterebbe di adattare localmente una popolazione “madre”. Dal 2018 infatti stiamo lavorando con un gruppo di agricoltori per valutare le capacità di adattamento secondario, sarebbe importante da parte di chi riceve il materiale entrare in contatto con tutto il gruppo di agricoltori sperimentatori. A questo scopo si allega il quaderno di campagna semplificato che è necessario per la corretta registrazione dei dati agronomici e fitopatologici.
Alcune note tecniche all’adattamento secondario: ricordiamo che “frugale” non vuole dire “povertà”. Il mais – anche adattato localmente – è una specie comunque esigente (soprattutto di azoto). “Resistente alla siccità” non vuol dire coltivazione in assenza di acqua. Curate l’irrigazione di emergenza almeno in fioritura (questo diminuisce molto anche le infezioni secondarie e le aflatossine al raccolto).
In generale la raccomandazione è di coltivare le piante secondo il vostro abituale regime ma per una gestione ottimale della popolazione si consiglia di seminare il massimo numero di piante possibile (minimo 400) evitando la semina di lunghe file e preferendo una disposizione a quadrato per favorire l’impollinazione di tutte le piante tra loro.
Il sesto di semina raccomandato è 25-30 cm sulla fila; la distanza tra le file è connessa alle attrezzature in uso, non meno di 70 cm. Per quanto riguarda la dotazione di azoto alla semina, si consiglia almeno 50 unità/ha con ammendante organico
Maggiori informazioni le potete trovare nell’articolo “Mai dire … mais” uscito nel numero 23 del Notiziario di RSR.
POMODORO
La popolazione di pomodoro SOLIBAM Cuor di Bue è stata costituita incrociando 4 varietà locali: due cuor di bue (Italia e Francia), un marmande (Francese) e un alicante allungato (Spagna).
La popolazione è stata già riprodotta nei campi sperimentali delle aziende che hanno partecipato al progetto LIVESEED per 2 anni (2018 e 2019). Il seme disponibile si trova alla generazione F6, ed è caratterizzata da un livello di diversità piuttosto elevato; non è stato testato per virosi, batteriosi o altri organismi patogeni. Dal 2018 infatti stiamo lavorando con un gruppo di agricoltori per valutare le capacità di adattamento, sarebbe importante da parte di chi riceve il materiale entrare in contatto con tutto il
gruppo di agricoltori sperimentatori. A questo scopo si allega il quaderno di campagna semplificato che è necessario per la corretta registrazione dei dati agronomici e fitopatologici.
Si consiglia la semina in serra, in plateau da 60-104 fori e trapianto in pieno campo seguendo il sesto di impianto in uso, tenendo conto che si tratta di piante indeterminate da incannare o legare. Per una gestione ottimale si consiglia di piantare il massimo numero di piante possibile (minimo 100, meglio se 400): questo permetterà di mantenere la diversità della popolazione nel tempo raccogliendo per il seme una pianta per bacca, da riunire in un unico lotto. Contemporaneamente, si possono scegliere le piante migliori (produttività, resistenza a malattie, forma e qualità del frutto) e prendere una bacca per seme, da conservare e riprodurre separatamente l’anno successivo.
Per il seme, è preferibile utilizzare le bacche del primo palco.
Il materiale disponibile nella campagna di semina è stato sperimentato nell’ambito del progetto SELIANTHUS nel 2019 e nel 2020, insieme ad altre varietà non ibride italiane reperite presso banche del germoplasma. In particolare, il seme che trovate nel catalogo è stato ricevuto dall’azienda agricola Torre Colombaia e dall’associazione Agrobioperigord.
Il girasole è una specie a libera impollinazione. Si consiglia di coltivare una sola varietà per volta, con un minimo di 400 piante, evitando la semina di lunghe file e preferendo una disposizione a quadrato per favorire l’impollinazione di tutte le piante tra loro. Da evitare rigorosamente le zone in cui si trovano ampie superfici di girasole ibrido nelle vicinanze.
RISO
Il materiale disponibile nella campagna di semina è stato ricevuto dalle banche del germoplasma del CREA e dell’IRRI (Istituto Internazionale per la Ricerca sul Riso) e moltiplicato nell’ambito del progetto RISO RESILIENTE. Sul nuovo sito di RSR https://rsr.bio potete trovare delle informazioni sul lavoro sperimentale svolto dal 2018 al 2020. Sul canale YouTube di Rete Semi Rurali potete trovare il video delle attività di campo. Altre interessanti informazioni le potete trovare nell’articolo “Cattedre ambulanti – Note sulla storia della diffusione del riso in Italia” uscito nel numero 23 del Notiziario di RSR.
La densità di semina consigliata per il riso è di 20 g/m2. A seconda della grandezza della parcella, i quantitativi variano come nella tabella:
grandezza parcella metri quadri
quantità di semente consigliata minima e massima in grammi
1
18 – 20
2
36 – 40
3
54 – 60
5
90 – 100
10
180 – 200
50
900 – 1000
100
1800 – 2000
Il seme delle varietà Elio, Ledi Wright, Lomellino, Monticelli, Rinaldo Bersani, Rocca, Rosa Marchetti e Rubino non è stato controllato per i nematodi.
Il seme delle varietà Arborio, Baldo, Carmen, Corbetta e Novara non è stato controllato né per i nematodi né per la grana rossa.
Si allega il materiale fotografico per ciascuna varietà di riso in catalogo.