Il girasole: breve storia di una diversità dimenticata… verso la costituzione di una popolazione

Ott 1, 2020 | Articoli

Dal 2018 Rete Semi Rurali è coinvolta in un progetto finanziato dalla misura 16.2 del PSR della Regione Umbria dal titolo SELIANTHUS ‘Selezione evolutiva e partecipativa di grano e girasole per l’autoriproduzione in agricoltura biologica’. Il progetto è iniziato con il recupero e lo studio di varietà di girasole ormai abbandonate con l’obiettivo di costituire una o più popolazioni in grado di adattarsi ai diversi ambienti di coltivazione del centro Italia e di soddisfare alcune caratteristiche nutrizionali ed organolettiche che rendono il girasole una coltura molto interessante nel mondo del biologico.

Tutte le attività si sono svolte nelle 3 aziende agricole partner: Torre Colombaia di Alfredo Fasola (www.torrecolombaia.it), Melagrani di Fabio Berna (www.melagrani.it) e Janas di Eleonora Satta e Ivan Parisi (www.locandacolleombroso.com).

In questi anni molti sono stati gli aspetti innovativi, dalla ricerca e la rimessa in campo di varietà che si adattano a un contesto di agricoltura biologica tramite l’allestimento di campi di confronto varietale, alla formazione degli agricoltori sulla gestione della semente in azienda, snodo fondamentale per una corretta riappropriazione di un patrimonio varietale abbandonato, fino all’approccio partecipativo delle giornate in campo aperte alla valutazione delle parcelle delle varietà in sperimentazione da parte di agricoltori e altri stakeholder.

Giornata di valutazione e selezione in campo con gli agricoltori presso l’az. agr. Torre Colombaia.
Alfredo Fasola segna con un nastro rosso le piante “migliori”, progetto SELIANTHUS, San Biagio della Valle (PG), 29 agosto 2019 # foto Livia Polegri

Da oltre dieci anni l’azienda agricola Torre Colombaia coltiva la varietà Elena, reperita presso un’azienda dell’est Europa che ancora conserva semente non ibrida, per la produzione di olio spremuto a freddo e di seme decorticato. L’interesse verso questa varietà stava proprio nella sua duplice attitudine: ottima sotto il profilo degli acidi grassi (principalmente acido linoleico, un grasso omega-6) e dal seme grosso e facilmente decorticabile. Il motivo per cui Torre Colombaia ha dovuto rivolgersi così lontano per il reperimento del seme è molto semplice: dall’arrivo degli ibridi in Italia le varietà di girasole sono state completamente abbandonate, tanto da risultare introvabili. Anche le banche del germoplasma e le università italiane non ne conservano pressoché alcuna, eppure il patrimonio varietale di girasole italiano era vasto.

Con l’avvio del progetto Selianthus, RSR si è attivata per richiedere le accessioni di girasole di origine italiana conservate presso alcune banche del germoplasma in Europa e Nord America e in prova presso alcune realtà associative. Nel corso del primo anno siamo riusciti a recuperare 25 varietà di cui: 16 dall’IPK (Germania), 2 dalla USDA (U.S.A), 2 dall’Università di Udine, 3 dall’associazione francese “Agrobio-Perigord” che ha in prova alcune varietà dell’est Europa, 1 dalla ditta sementiera Arcoiris che da qualche anno ha recuperato una varietà dell’est Europa, e 1 da un agronomo abruzzese che ha selezionato e riprodotto in campo un fuoritipo di una varietà che sembra interessante. Nei campi di confronto varietale sono state testate anche alcune varietà reperite in occasione degli scambi semi, purtroppo nessuna di queste era accompagnata da una scheda informativa o tecnica. Le informazioni sull’origine del seme, tuttavia, erano scarse anche per quelli provenienti dalle banche del germoplasma: paese di costituzione o località in cui è stato recuperato il seme, anno di ingresso nella Banca o di introduzione in azienda da parte dell’agricoltore. 

Nel corso delle annate agrarie 2019 e 2020, presso le 3 aziende agricole, sono stati allestiti campi di moltiplicazione della semente. In questo caso, considerato che il girasole è una specie a libera impollinazione, si è proceduto alla moltiplicazione in isolamento spaziale di 3 varietà presso l’azienda agricola Janas – con una distanza minima tra le parcelle di 1000 metri – e in isolamento meccanico di 16 varietà presso l’azienda agricola Melagrani attraverso l’utilizzo di reti antinsetto. Presso l’azienda agricola Torre Colombaia invece è stato allestito un campo sperimentale di 27 parcelle con 7 varietà in prova e 2 ibridi come confronto tramite un disegno randomizzato con 3 repliche.

Grazie al lavoro di sperimentazione e moltiplicazione delle piccole quantità ricevute, nel corso del 2020, è stato possibile distribuire un pò di seme agli agricoltori interessati che abbiamo incontrato nel corso delle attività di campo, raccogliere informazioni agronomiche delle varietà provenienti dalle Banche del Germoplasma e confrontare alcune delle varietà più interessanti tra loro in regime di agricoltura biologica.

La raccolta dei dati è di primaria importanza per poter avviare la costituzione di una popolazione di girasole, siamo quindi partiti dall’individuazione dei parametri considerati di interesse per gli agricoltori coinvolti nella sperimentazione. Questi dati di campo (di tipo agronomico e genetico) saranno opportunamente incrociati con quelli provenienti dalla fase finale del progetto: analisi di laboratorio per la definizione del profilo degli acidi grassi e del contenuto di vitamine, dati di tipo tecnologico sulla facilità della decorticazione, dati di tipo produttivo e organolettico sulla resa e la qualità dell’olio.

I principali dati di campo rilevati sulle varietà testate sono stati:

  1. Precocità. Questo è forse il parametro più importante perché definisce i giorni che intercorrono tra la semina e la fioritura. In un ambiente di bassa collina del Centro Italia, dove raramente le aziende possono ricorrere all’irrigazione, è fondamentale concentrarsi su varietà precoci o medio precoci e scartare quelle tardive, in modo che il periodo molto delicato della fioritura non si trovi in corrispondenza della stagione più secca;
  2. Altezza della pianta e grandezza della calatide. Questi due parametri andrebbero considerati congiuntamente perché una vigoria troppo elevata della parte vegetativa della pianta potrebbe andare a scapito della grandezza della calatide. Allo stesso tempo una calatide grossa e pesante potrebbe spezzare un fusto troppo alto, alcune delle varietà testate hanno raggiunto i 2,5 m di altezza;
  3. Numero e grandezza dei semi (acheni). Questi due parametri sono ovviamente collegati alla produttività ma anche alla facilità di decorticazione.

L’analisi dei dati di questi parametri – raccolti nel corso dei due anni – è alla base di considerazioni che portano all’individuazione di quelle varietà che riuniscono il maggior numero di requisiti richiesti, solo a quel punto si potrà procedere alla costituzione di popolazioni attraverso il loro incrocio. In seguito, sarà necessario valutare l’adattamento di una nuova popolazione a contesti ambientali e agricoli differenti. Un percorso certamente lungo ma che ci trova ad un buon punto grazie alla realizzazione di questo progetto che non potrà che essere il punto di partenza per ulteriori approfondimenti.

Notiziaro 24

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