Il recente aumento del prezzo dei fertilizzanti chimici poteva stimolare una riflessione sulla necessità di una transizione verso modelli di agricoltura meno dipendenti dai mezzi tecnici chimici, investendo su pratiche agroecologiche. L’Unione Europea ha invece deciso di continuare a premiare il modello di agricoltura dominante, in tutta la sua inadeguatezza economica e ambientale
La recente guerra nel Golfo Persico, un’area strategica per i flussi energetici mondiali, ha messo in evidenza, ancora una volta, la fragilità, vulnerabilità e insostenibilità economica del modello dominante dell’agricoltura europea e nazionale, fortemente energivora e ad alto impiego di input chimici. L’aumento del costo dei fertilizzanti chimici, frutto di dinamiche speculative a loro volta aggravate dalle stesse dinamiche che interessano i costi energetici, ha messo in crisi molte aziende agricole già in difficoltà per le perturbazioni dei mercati.
Di fronte all’evidenza di un’agricoltura che mostra ad ogni crisi internazionale i suoi limiti strutturali e le sue fragilità e nonostante molti agricoltori stanno valutando riduzioni nell’impiego di fertilizzanti, modifiche alle rotazioni colturali e, in alcuni casi, la non coltivazione di alcuni terreni, si continua a vedere come unica soluzione quella di nuovi sostegni pubblici allo stesso modello. Copa-Cogeca a livello europeo e le maggiori Associazioni agricole italiane si sono infatti subito affrettate a chiedere all’Unione Europea e al nostro Governo ennesimi provvedimenti finanziari per andare in soccorso degli agricoltori.
E l’Unione Europea, di fronte allo spauracchio delle minori produzioni e delle ricadute sull’aumento dei prezzi alimentari, si è subito affrettata a concedere nuovi contributi pubblici per sostenere un’agricoltura ormai insostenibile dal punto di vista economico, ambientale e sociale. Il piano fertilizzanti della Commissione UE prevede anche incentivi per i fertilizzanti organici ma solo nel medio e lungo periodo, con una priorità per l’uso del digestato collegato alla zootecnia intensiva abbassando, per l’ennesima volta, le garanzie a tutela dell’ambiente e della salute pubblica.
L’unica risposta efficace a questa ennesima crisi strutturale dell’agricoltura europea sarebbe stata invece quella di rilanciare la transizione ecologica sostenendo con maggiore forza e convinzione gli obiettivi del Green Deal europeo, con la promozione di pratiche agroecologiche, in grado di ridurre notevolmente il fabbisogno di input esterni.
Per l’ennesima volta gli assertori della sostenibilità dell’agricoltura europea hanno confermato i loro reali interessi, salutando con soddisfazione il nuovo esborso di fondi pubblici, patrimonio di tutti i cittadini europei, a supporto dei loro sistemi insostenibili.
Poche voci si sono alzate a favore degli agricoltori, vittime di questo sistema, chiedendo una svolta radicale con l’agroecologia, l’unica via per disintossicare l’attuale modello di produzione. Le grandi Associazioni agricole continuano ad ignorare l’urgenza di una sostenibilità concreta e non di facciata. Se tali Associazioni avessero davvero a cuore la sostenibilità economica delle nostre aziende agricole, in particolare delle piccole e medie aziende, la riduzione dell’uso di fertilizzanti chimici prevista dal Green Deal sarebbe l’obiettivo prioritario. Invece, per l’ennesima volta, ignorando le evidenze scientifiche delle potenzialità dell’agroecologia, hanno indicato il Green Deal come la causa e non la soluzione del problema.
È evidente come la naturale fertilità del suolo, la biodiversità, la disponibilità di acque non inquinate e nel complesso una vera sostenibilità ambientale, sociale ed economica delle filiere agroalimentari siano obiettivi prioritari nelle attuali politiche agricole, europea e nazionale, e in prospettiva nella futura PAC 2028-2034. Politiche che appaiono ad esclusivo vantaggio dei soggetti economici coinvolti negli interessi finanziari della lobby della chimica e dell’agroindustria, che incrementano i loro profitti attraverso la precarietà degli agricoltori e il continuo ricorso a sussidi pubblici.
Roma 24 giugno 2026
Comunicato stampa a cura delle Associazioni Rete Semi Rurali, WWF Italia
Il documento “Una Strategia nazionale per la transizione ecologica dei sistemi agroalimentari” è scaricabile in PDF a questo link:




