Il silenzio della Gdo sulle nuove tecniche genomiche

Giu 5, 2026 | Articoli, Collaborazioni redazionali, Normativa su OGM, Seminare il cambiamento, Sistemi sementieri

La garanzia della libertà di scelta è stata ignorata mentre i consumatori sono stati esclusi dal dibattito. Il vento però sta cambiando.

a cura di Rete Semi Rurali – Tratto da Altreconomia 292 – Maggio2026

A maggio 2026 dovrebbe chiudersi l’iter legislativo del Regolamento europeo sulle Nuove tecniche genomiche (Ngt), con il voto finale del Parlamento europeo. 

Sono limitate le possibilità che il testo venga rigettato e ridiscusso. 

A parte il mondo del biologico sono state infatti molte poche le voci critiche su questa deregolamentazione, con un silenzio assordante: quello del mondo della Grande distribuzione organizzata (Gdo). 

Se andiamo con la memoria a quanto successo più di venti anni fa, quando arrivarono i primi Organismi geneticamente modificati (Ogm), è facile ricordarsi delle pubblicità all’interno dei supermercati europei che spingevano i cittadini a temere queste nuove piante. La fragola con la lisca di pesce veicolata in tutti i supermercati del marchio Coop ha avuto un impatto fortissimo sull’immaginario dei clienti consumatori. 

Ebbene oggi la Gdo è rimasta neutrale sulla partita, non considerandola in qualche modo prioritaria per lo sviluppo dei propri sistemi alimentari. Così i cittadini sono stati tagliati fuori da qualsiasi dibattito, anche perché allo stesso tempo la politica e il mondo agricolo e scientifico hanno costruito un blocco monolitico di supporto alle Ngt, evitando ogni possibile discussione o critica. 

Questa posizione del mondo della distribuzione scommette sul fatto che il tema della tracciabilità non sarà un problema e che, soprattutto, i consumatori non si organizzeranno per richiedere un sistema di garanzia in nome della loro libera scelta di sapere che cosa c’è nei prodotti che comprano e, in caso, di poter scegliere di non consumare quelli derivati da Ngt. 

Non è detto, però, che questa scommessa sia vincente. Infatti un sondaggio pubblicato nell’aprile scorso da No patents on seeds! (Nops), gruppo di organizzazioni europee preoccupate dal numero crescente di brevetti, presenta un quadro diverso. I cittadini intervistati in Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Polonia hanno rifiutato l’idea di concedere brevetti su organismi viventi, contenuta nel Regolamento in discussione. Inoltre il 90% di loro chiede una maggior diversificazione dei sistemi agricoli e alimentari ed è d’accordo nell’applicazione del principio di precauzione in tema di protezione dell’ambiente. 

Sono 56 le piante prodotte tramite Nuove tecniche genomiche in fase di sperimentazione a livello mondiale (fonte: Enga, 2026)

Insomma ci sarebbe un interesse dei cittadini nell’essere coinvolti in queste scelte, in un’ottica di democrazia alimentare. Peccato che nessuno li consideri come un soggetto portatore di visioni e valori. 

Il rapporto di Nops fa anche presente che un ingresso così forte del sistema brevettuale nel mondo del miglioramento genetico vegetale rappresenterà un limite all’innovazione e “di fatto, diventeremo tutti dipendenti dalle decisioni di questa manciata di aziende e dai prezzi che esse fissano”. 

In questo quadro, però, qualcosa si sta muovendo nel mondo agroindustriale in opposizione alle Ngt o almeno in un’ottica di una loro tracciabilità, come dimostra la nascita dell’Associazione europea dell’industria non Gmo, un insieme di realtà soprattutto tedesche e austriache che sta lavorando per garantire filiere non contaminate da Ngt. 

Sul loro sito si possono trovare gli unici dati pubblici disponibili sulle varietà Ngt in sperimentazione. Inoltre sempre per garantire la libertà di scelta del consumatore, si sta aprendo un dibattito in Inghilterra dove l’Alta Corte dovrà valutare se le nuove norme nazionali sulle Ngt, entrate in vigore lo scorso anno, abbiano illegalmente rimosso le garanzie normative sulle modificazioni genetiche, non considerando i potenziali rischi per consumatori, agricoltori, imprese alimentari e ambiente. 

La scommessa della Gdo di non prendere posizione su questa nuova tecnologia genetica, a differenza di quanto fatto con gli Ogm, potrebbe non dimostrarsi vincente per mantenere la fiducia dei suoi consumatori.

photo © Hartono Creative Studio – Unsplash

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