“Se stacchiamo, qua e là, numerose spighe da piante diverse e ne seminiamo i granelli avendo cura di tenere separati quelli di ogni spiga, può darsi che i gruppi di piante provenienti dai granelli di spighe diverse presentino fra loro delle differenze, non di forma, ma −ad esempio − nel ciclo vegetativo (alcune più tardive, altre meno) oppure nella resistenza alle ruggini, etc.[…] Con il procedimento testé ricordato, nelle varietà si possono isolare tutti i tipi diversi che le costituiscono: formare cioè tante razze pure. Comparando fra di loro queste razze si possono individuare quelle che presentano le migliori caratteristiche nel senso agrario (produttività, resistenza alle malattie, all’allettamento, ecc.). Si abbandoneranno naturalmente tutte le altre di minor valore per mantenere e coltivare− separatamente − queste ultime..”
(1864-1950) Francesco Todaro e Nazzareno Strampelli sono, seppur con differenze di metodo, considerati i padri del miglioramento genetico dei cereali in Italia. Francesco Todaro nacque nel 1864 a Cortale, solo due anni dopo Strampelli. Conseguì la laurea nella Facoltà di agraria di Pisa nel 1886, fu docente di Economia e direttore dell’Istituto Superiore Agrario presso l’Università di Bologna e agronomo (1904-1935) presso la Stazione sperimentale di Modena. Nel 1921 fondò sempre a Bologna l’Istituto di Allevamento Vegetale di Ceralicoltura che diresse sino al 1936. Si spense nel 1950, otto anni dopo Strampelli. Todaro come Strampelli fu spinto, dalla critica situazione economica dell’Italia a contribuire, con il proprio lavoro, al miglioramento dell’agricoltura del Paese. A differenza di Strampelli, Todaro, lavorò non solo sui frumenti ma anche su riso, avena, mais e erba medica. Basando il suo lavoro sul modello della svedese Stazione Agraria di Svalöf (fondata nel 1886), era convinto che per migliorare la produttività del grano si potesse utilizzare la ricerca genetica, non nel senso di alterare la natura di quelle determinate specie vegetali, bensì nella prospettiva di “stimolare” la selezione e la diffusione di varietà di piante ‘elette’, che fossero in grado cioè, per la loro più riuscita qualità, di assicurare prodotti migliori. Inoltre, la sua attività non si limitò al solo miglioramento genetico ma si rivolse anche alla risoluzione di problemi pratici e organizzativi allo scopo di mettere a disposizione degli agricoltori sementi di ottima qualità e a prezzi accessibili. Per questo nel 1911 fondò la ” Società Cooperativa Bolognese per la produzione di Sementi della Grande Cultura”, un società sementiera privata, che oggi è conosciuta come Prosementi o Società Produttori Sementi, che diresse sino al 1927. Il lavoro svolto era basato sulla selezione per “linea pura” applicata sulla variabilità presente all’interno delle popolazioni o varietà locali coltivate all’inizio del secolo in Italia, Inghilterra, Francia, Svezia e Spagna, chiamate da Todaro “comuni varietà non purificate”. Gli insuccessi con le popolazioni straniere indussero, «Sebbene a malincuore» scrive Todaro, a fare selezione sulle popolazioni e varietà locali, tra cui il Rieti, il Fucense, il Gentil rosso, il Noè, il Cologna Veneta, il Monghidoro, il Marzuolo ferrarese, per le quali le prove condotte nel corso di quegli anni risultarono ben più soddisfacenti, aprendo così la strada all’idea di fare assoluto affidamento sui grani della zona. Tra tutte le varietà “elette” isolate, distinte, uniformi e stabili quelle considerate di maggior successo furono: il Gentil Rosso 48, il Rieti 11 e il Cologna 12. La loro selezione fu effettuata in un arco di tempo di 3 anni. Furono anche selezionate con successo l’Inallettabile 95 e 96. I continuatori dell’opera di Todaro hanno seguito un percorso, come azienda sementiera privata, spesso parallelo a quello dei continuatori dell’opera di Strampelli, che si annoverano soprattutto tra i ricercatori pubblici. Todaro riunì l’attività di ricerca con quella imprenditoriale convinto che sarebbe stato più facile attirare l’attenzione degli agricoltori bolognesi intorno a risultati concreti piuttosto che a idee progettuali, per tale motivo soprattutto la 2° e 3° fase della ricerca di Todaro da lui descritte riportano:
– “lo studio pratico delle speciali attitudini di ciascuna delle famiglie individuate: che ha luogo nelle moltiplicazioni di prova”;
– “La ricerca diretta- con le colture di prova territoriale (delle varietà selezionate..)- dell’ambiente agrario in cui ciascuna delle famiglie elette può trovare le più favorevoli condizioni di esistenza”.
Fu nel 1927 che all’interno della Prosementi, al metodo di Todaro, non più direttore, fu affiancato quello dell’incrocio artificiale. Alcune varietà costituite da Strampelli vennero incrociate con quelle di Todaro, ottenendo così il San Giorgio, il Pieve e il Riale. Todaro definì questo nuovo percorso come un “risveglio”; scrisse in un comunicazione del 1936 alla Società Agraria di Bologna: “Senza quel ‘risveglio’ ci saremo ancora attardati nella faticosa revisione genetica dei vecchi nostri grani”.
«I risultati sino ad ora ottenuti non sono che speranze. Per me, per il mio Paese mi auguro se ne avverino e mi propongo insistere con pertinace costanza sulla via intrapresa e fino a che non avrò raggiunto il conseguimento di varietà rispondenti ai bisogni della granicoltura italiana» (Nazareno Strampelli, 1907).
Nato a Castelraimondo (Macerata) il 29 maggio 1866 e morto a Roma il 23 gennaio 1942, Nazareno Strampelli fu, insieme a Francesco Todaro (1864-1950), uno dei principali artefici del rinnovamento della granicoltura italiana della prima metà del Novecento. Laureato in Agraria a Pisa nel 1891, dopo aver trascorso i primi dodici anni della sua attività professionale dedicandosi alla ricerca universitaria e all’insegnamento, Strampelli avviò, nel 1903, un ambizioso programma di miglioramento genetico vegetale combinando i principi tradizionali della selezione genealogica con quelli dell’ibridismo, appena rilanciati in quegli anni, anche in Italia, dalla riscoperta delle leggi di Mendel. Alla Stazione sperimentale di granicoltura di Rieti, grazie all’impianto di una vera e propria filiera che
dalla sperimentazione conduceva fino alla commercializzazione della semente, Strampelli riuscì a superare le difficoltà inizialmente incontrate e ad affermarsi attraverso la costituzione di varietà di frumento resistenti alle ruggini e all’allettamento che culminerà, agli inizi degli anni ’20, con il rilascio dei famosi “Grani della vittoria”, impiegati dal regime fascista fin dal 1925 come vera e propria arma di propaganda nell’ambito della celebre “Battaglia del grano”. Per l’Italia, la conseguenza del circolo virtuoso innescato a Rieti dal genetista marchigiano sarà notevole: raddoppio della produzione nazionale di frumento tenero a fronte di un modesto aumento della superficie coltivata. Per Strampelli, il colpo di fortuna (o di genio?) fu quello di aver puntato, già un secolo fa, sul modernissimo e attuale concetto di biodiversità, avvalendosi, ai fini sperimentali, di varietà di frumento provenienti da ogni angolo del globo. Anticipando il lavoro del premio Nobel Norman Borlaug (1914-2009), che pure dovrà all’impiego di varietà esotiche a bassa taglia il successo delle sue High Yielding Varieties di frumento, Strampelli fu capace di riunire, nelle sue rivoluzionarie varietà di grano tenero, la riduzione della taglia e l’insensibilità al fotoperiodo, possedute dal grano giapponese “Akakomugi”, alle prerogative di resistenza alle ruggini del vecchio “Rieti originario”, realizzando un capolavoro dietro l’altro e gettando le basi della moderna granicoltura mondiale. Se consideriamo che la stragrande maggior parte delle varietà di frumento oggi coltivate in tutto il mondo presenta almeno una delle creazioni di Strampelli nel proprio pedigree, non è esagerato affermare che il grano di tutto il pianeta “parla italiano”.
Sabato 28 giugno, alle ore 17.30, si è riunito presso il Comune di Castelraimondo il primo nucleo costituente del Comitato per le celebrazioni del 150° anniversario della nascita di Nazareno Strampelli, che cadrà nel 2016.
Insieme all’Amministratore dell’Accademia Georgica di Treia, sig. Luigi Emili, e al Sindaco di Castelraimondo, dott. Renzo Marinelli, si sono riuniti nella costituzione del Comitato anche Claudio Pettinari (Prorettore Vicario dell’Università degli Studi di Camerino), Roberto Papa (professore di Genetica agraria presso l’Università Politecnica delle Marche), Gino Pasquali (presidente del Centro Ricerche e Sperimentazione per il Miglioramento vegetale “Nazareno Strampelli” di Tolentino), Oriana Porfiri (agronoma esperta in biodiversità e miglioramento genetico dei cereali), Benito Giorgi (già ricercatore presso il Centro ricerche ENEA della Casaccia – Roma) e, ovviamente, il sottoscritto.
Il libro, pubblicato in occasione del 150° anniversario della nascita del genetista agrario Nazareno Strampelli (1866-1942), condensa in un centinaio di pagine i risultati di nove anni di ricerche svolte dall’autore per restituire al lettore un personaggio, oggi riconosciuto come il precursore della “Rivoluzione verde”, spogliato dalla retorica e calato in una dimensione che lo rende “uomo tra gli uomini”.
La rivista internazionale “The Journal of Agricultural Science” (Cambridge) pubblica online un editoriale scritto in occasione del settantesimo anniversario della morte del genetista agrario Nazareno Strampelli, nato a Castelraimondo nel 1866 e morto a Roma nel 1942. Gli autori dell’articolo sono Sergio Salvi (ricercatore di Castelraimondo, collaboratore di ricerca presso l’INRAN di Roma), Oriana Porfiri (agronoma libera professionista di Urbisaglia) e Salvatore Ceccarelli (già professore ordinario di genetica agraria all’Università di Perugia).