Progetto Riso Resiliente

Dic 3, 2021 | Articoli, Ricerca azione

L’Italia è il più importante produttore di riso in Europa. È la quarta coltura più coltivata nel paese con circa 220 milioni di ha.

La produzione è localizzata principalmente nelle aree agricole intensive e fertili della Pianura Padana ma si sta espandendo in areali in cui la coltura era stata nel tempo abbandonata. Nelle zone vocate il riso viene gestito come monocoltura che induce rilevanti problemi ambientali. L’Italia continua ad avere più di 200 varietà di riso registrate nel catalogo varietale nazionale. 132 di queste sono moltiplicate e commercializzate come sementi. Negli ultimi anni il 70% della produzione è rappresentato da sole 20 varietà. In questo scenario hanno giocato un ruolo importante le tecnologie di selezione varietale legate alla resistenza agli erbi- cidi (©Clearfield e ©Provisia, vedi box p. 11), che hanno di fatto concentrato il mercato del sistema sementiero. Parallelamente a questa dinamica, negli ultimi decenni si è assistito ad una rilevante estensione della produzione di riso biologico. Il fenomeno è guidato da pochi agricoltori che hanno saputo innovare le tecniche agronomiche senza grande supporto istituzionale, soprattutto per ciò che riguarda il contenimento delle infestanti. La superficie a riso biologico nel 2019 è così stimata in 16,5 mila ettari. L’innovazione agronomica non è stata sufficientemente accompagnata da quella varietale.

In questa contraddizione si inserisce il progetto “Riso Resiliente” (2018- 2022), che sta sperimentando alcune soluzioni per sviluppare varietà adatte al biologico, coerenti alle differenti e molteplici soluzioni agronomiche di campo. Il processo di ricerca partecipativa, che ha coinvolto 7 aziende e più di 200 risicoltori, si propone di identificare le varietà di riso più adatte alla coltivazione biologica e biodinamica con lo scopo di facilitare la transizione dei sistemi risicoli convenzionali.

L’obiettivo a lungo termine è quello di risolvere le questioni più critiche e urgenti dei sistemi risicoli e di quelli naturali e di paesaggio in cui sono inseriti: la scarsità d’acqua, la salinizzazione del suolo, la presenza di nuove comunità di infestanti, la coesistenza con molti animali in habitat umido, la perdita di biodiversità e l’emissione di gas serra. Il progetto ha indagato il valore di resa nelle interazioni genotipo x località e genotipo x tecnica agronomica utilizzata per il contenimento delle infestanti. I risultati hanno permesso di identificare alcune promettenti combinazioni agronomiche/varietali che possono aumentare la stabilità delle rese nel tempo e rafforzano nel loro complesso l’importanza dell’adattamento specifico anche per le scelte varietali nel riso. L’azione ha voluto contemporaneamente introdurre gli stessi risicoltori biologici allo studio dei possibili vantaggi derivanti dall’utilizzo di miscele varietali, rispettivamente costituite da 20 varietà appartenenti alla classe “lunghi B”, 14 varietà di “Medi” e 8 di “Tondi”, con lo scopo di appurare se miscele e materiali eterogenei possa- no presentare gli stessi vantaggi sul contenimento delle infestanti, sull’uso dei nutrienti e mitigazione dei patogeni riscontrati sull’utilizzo delle altre specie, in cooperazione con la conoscenza degli agricoltori dei loro agroecosistemi.

Il progetto “Riso Resiliente” è sostenuto dalla Fondazione Cariplo e si concluderà a fine 2022.

Notiziaro 27

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