di Enrico Cresta – Bioleft, Pampaorganica Norte
e Almendra Cremaschi- Centre for Research on Transformations, CONICET, Bioleft
In Argentina, nell’azienda agricola Altos Verdes si sta lavorando, in collaborazione con il gruppo di ricerca universitario Bioleft (bioleft. org), al miglioramento genetico di una varietà di mais a impollinazione libera (Open Pollinated – OP), sviluppando anche un sistema pratico per individuare ed eliminare inquinamenti con Organismi Geneticamente Modificati
La mancanza di offerta di sementi biologiche di mais costringe i produttori argentini a utilizzare gli ibridi convenzionali non-OGM e senza trattamenti, tutti materiali migliorati geneticamente in condizioni convenzionali, cioè con fertilizzanti e trattamenti chimici, non adatti quindi alle necessità e le caratteristiche del sistema biologico. Nel mondo del bio questo svantaggio di partenza si presenta in maggior o minor misura in molte coltivazioni in quasi tutti i Paesi, uno dei motivi per cui importanti organizzazioni internazionali come la IFOAM Seed Platform (https://seeds.ifoam. bio), il progetto di ricerca europeo Liveseeding (https://liveseeding.eu), l’Organic Seed Alliance in USA (https://seedalliance.org) promuovono lo sviluppo di sementi bio come passo fondamentale per la crescita del settore. Ma in Argentina la situazione è più complessa per la crescita esponenziale delle coltivazioni OGM iniziata a fine degli anni Novanta, che per il mais oggi raggiunge quasi il 99% della superficie (https://argenbio.org/cultivos-transgenicos/), creando un contesto dove poche ditte sementiere possono offrire materiali con i controlli necessari per garantire la condizione di non-OGM dentro i limiti di tolleranza (0,1%) che richiede la catena commerciale in Argentina. Questi materiali vengono principalmente destinati alla produzione di mais non-OGM convenzionale e seguono modalità di contratti commerciali restrittivi con sementi chimicamente trattate, che non facilitano certo la domanda, quantitativamente marginale, dei produttori bio.
Quindi uno scenario con una assai limitata disponibilità di sementi ibride non adattate e di elevato costo (oggi rappresenta più del 35% del totale della produzione del mais bio), che si presenta ancora più incerto per l’introduzione già in corso delle sementi sviluppate attraverso le NGT (New Genetic Techniques), che per la legislazione argentina non sono considerate OGM: le potenziali difficoltà per individuare e tracciare dette modificazioni genetiche, oltre ad aumentare ulteriormente i costi, potrebbero rappresentare un grave rischio sulla sostenibilità stessa della produzione bio.
La selezione si realizza in condizioni biologiche e non irrigue in modo di ottenere un miglioramento graduale e accumulativo in termini di comportamento produttivo in un ambiente caratterizzato da un’alta pressione selettiva
Produci i tuoi propri semi
Enrico Cresta e German Cravero, responsabili del progetto bio dell’azienda, ispirati dalle popolazioni evolutive, dal 2016 stanno sviluppando un processo di selezione di una varietà di mais OP adattato alle condizioni locali di produzione biologica e non-OGM. L’integrazione con l’iniziativa Bioleft facilita lo scambio di informazioni ed esperienze con altri produttori e tecnici consolidando il processo di miglioramento genetico partecipativo di mais.
La popolazione iniziale si costruisce con la semina simultanea dei materiali non OGM disponibili in quel momento per la produzione bio più l’aggiunta di una varietà di uso locale (fornita dall’agroecologo Claudio Demo di Rio Cuarto) permettendo la libera impollinazione. Ogni annata si realizza la selezione massale sempre in condizioni biologiche e non irrigue in modo da ottenere un miglioramento graduale e accumulativo in termini di comportamento produttivo in un ambiente caratterizzato da un’alta pressione selettiva di infestanti e predatori. La decisione di sviluppare una varietà OP piuttosto che un ibrido risponde a criteri tanto pratici come strategici. Da un lato permette una maggior semplicità di gestione agronomica e dall’altro la sua più ampia diversità genetica ben si adatta alla selezione massale, che potrà essere attuata ogni anno cercando di ottenere risposte alla selezione (a livello genetico ed epigenetico) in grado di far fronte alla crescente variabilità ambientale legata ai cambiamenti climatici.
Oggi l’azienda dispone già di questo materiale (vedi foto) per utilizzarlo dentro il proprio schema di produzione di mais sostituendo, per ora in modo parziale, gli ibridi commerciali. Questa scelta permette di ampliare le opportunità di semina su campi di minor fertilità, con date precoci o tardive, e con usi foraggeri come insilati di pianta intera o pascolo diretto, molto utili nello schema integrato tra agricoltura e allevamento brado caratteristico del biologico estensivo argentino. I dati preliminari indicano una resa inferiore di circa il 30% rispetto agli ibridi commerciali, con test effettuati in condizioni convenzionali. Sarà, quindi, molto importante valutare in futuro il comportamento agronomico della varietà di mais OP, chiamata Originales24, in condizioni di produzione biologica, ambiente nel quale questo materiale è selezionato. Inoltre, sono in corso le prove per registrare la nuova varietà presso l’INASE (Instituto Nacional de Semillas) come primo passo per arrivare alla commercializzazione dell’Originales24.
Una procedura per mantenere i semi di mais liberi da OGM
Il rischio costante di inquinamenti con OGM provenienti dai semi utilizzati nel costruire la popolazione iniziale e/o dal polline di coltivazioni di mais transgenici circostanti, ha portato a sviluppare una strategia semplice e pratica alla portata tecnica di un produttore, come viene spiegato nello schema sopra. Nella fase iniziale della selezione circa 700 piante vengono coltivate in una parcella isolata e, prima della fioritura, sono analizzate per determinare presenza (positive) o assenza (negative) di OGM in gruppi identificati di circa 80 piante ognuno. Se un gruppo risulta positivo le 80 piante corrispondenti sono eliminate e dai gruppi con risultato negativo si selezionano le piante per la successiva moltiplicazione. Questa tecnica è stata alla base dello sviluppo della varietà Originales24 OGM-free. Ogni annata, in parallelo alle semine a pieno campo, viene ripetuta questa procedura in modo da individuare e eliminare qualsiasi contaminazione di eventi transgenici, assicurando una riserva strategica di sementi non-OGM.
Conclusioni
Lo sviluppo di sementi adattate alle condizioni della produzione biologica si presenta oggi come una delle principali sfide per l’espansione sostenibile di questo sistema agricolo a livello mondiale. In Argentina, con la terza superficie più vasta sotto certificazione bio, questa problematica si presenta in una coltivazione di rilievo come il mais, a causa dell’espansione dominante degli OGM e il minaccioso sbarco delle NGT. L’esperienza dell’azienda bio Altos Verdes con Bioleft offre una risposta concreta a questo problema ottenendo una varietà a impollinazione aperta di mais adattato al biologico, in continua evoluzione e libera da OGM.
Il miglioramento genetico partecipativo si presenta come una strategia pratica ed efficiente che potrebbe contribuire a risolvere in modo sostanziale i suddetti problemi di disponibilità di sementi adattate e migliorate per il biologico e l’agroecologia. Non come sostituzione dei sempre necessari programmi pubblici di miglioramento genetico, ma come un’azione complementare, valida, come in questo caso, dove il mercato ha fallito sistematicamente nel dare risposte, ma che permette all’agricoltore, in collaborazione con i tecnici, di riprendere in mano le conoscenze della genetica come potente strumento per risolvere i problemi specifici del proprio sistema produttivo. Produrre i propri semi vuol dire rompere la dipendenza dell’agricoltore moderno dalle innovazioni genetiche dettate dai mercati internazionali, per sostenere sistemi biodiversi di diversi agricoltori, aumentare la diversità genetica e promuovere la sovranità e la sicurezza alimentare.

