Analisi delle barriere che ostacolano le consociazioni

Ago 25, 2026 | Articoli, Notiziari, Pratiche agroecologiche, Ricerca azione

Nonostante i numerosi vantaggi che le consociazioni possono apportare a livello agronomico, ecosistemico e produttivo, la loro diffusione nei terreni coltivati a seminativo rimane limitata.

Le barriere che ne ostacolano l’impiego sono diverse e possono essere ricondotte alle seguenti categorie:

Carenza di conoscenze: l’agricoltore non possiede più le conoscenze per praticare le consociazioni, non sa quali colture abbinare e quali varietà scegliere (mancando anche percorsi di miglioramento genetico dedicati alle consociazioni), deve sperimentare nei propri terreni le giuste dosi di semina, fatica a trovare un’assistenza tecnica competente su questi temi. Risulta difficile anche trovare la collaborazione dei terzisti.

Mancanza di macchinari specifici: nella maggior parte dei casi si adattano macchinari per le colture in purezza, ma seminatrici a tramogge separate o mietitrebbie con sistemi di regolazione specifici sarebbero molto utili.

Difficoltà nella gestione del post raccolta: è difficile trovare laboratori per la separazione di piccole quantità di granelle e i costi incidono in modo rilevante sul prodotto finale. I trasformatori faticano ad accettare prodotti ottenuti da consociazioni per paura di impurità.

Maggiori costi di produzione: l’acquisto delle sementi, la separazione delle granelle, la mancanza di una filiera dedicata determinano maggiori costi di produzione non compensati dal prezzo del prodotto finale.

Mancata valorizzazione del prodotto finale: nella maggior parte dei casi il consumatore non sa cosa significhi consociare e quali vantaggi agroecologici comporti l’adozione di questa pratica. Il prodotto finale non viene riconosciuto sul mercato ed è equiparato, anche a livello di prezzo finale, a un prodotto convenzionale.
Nel Caso Studio Co-Innovativo (CICS) italiano del progetto IntercropVALUES molte di queste barriere sono state rimosse dagli agricoltori stessi, in tutto o in parte, rendendo la consociazione una realtà del loro fare agricoltura. Questo si è reso possibile
per diversi fattori:

• Predisposizione alla sperimentazione empirica in campo: le piccole dimensioni delle aziende agricole e la maggiore flessibilità e indipendenza nelle decisioni ha permesso ad agricoltori, tecnici e terzisti di acquisire esperienza.


Investimento per realizzare un laboratorio di pulizia: due aziende agricole a produzione vegetale si sono dotate di un laboratorio di pulizia per la separazione delle granelle, rendendosi così indipendenti da lavorazioni esterne e avendo modo di lavorare piccole quantità seguendo tempistiche più consone. Tali laboratori operano anche in conto terzi, servendo le piccole aziende biologiche del territorio.

Filiera corta: i prodotti delle consociazioni sono venduti tramite spacci aziendali, negozi specializzati ed e-commerce sul sito aziendale. Questo permette un contatto diretto coi consumatori che, informati, sono disponibili ad accettare un certo grado di impurità nelle granelle ottenute da consociazione.

Predisposizione al contatto con la cittadinanza e alla collaborazione con realtà del territorio: si tratta di aziende “comunicative” in grado di creare reti con altri agricoltori, informare la cittadinanza attraverso canali social e giornate aperte in campo. Questo permette di creare consapevolezza su cosa significa consociare e aiuta a valorizzare il prodotto finale.

Gestione agroecologica dell’azienda agricola: sono aziende certificate biologiche che mettono in pratica strategie agroecologiche per la gestione aziendale. Questo le identifica come particolarmente attente e sensibili al mantenere elevati livelli di biodiversità e complessità del sistema agricolo.
I maggiori costi di produzione che le consociazioni comportano sono compensati dalla riduzione di quelli legati a input esterni, dal reimpiego della semente aziendale e dalla capitalizzazione della fertilità del terreno e dell’equilibrio a cui tende l’agroecosistema aziendale.
Vi è un’unica barriera alla diffusione delle consociazioni, su cui l’agricoltore non riesce a intervenire direttamente: quella burocratica/amministrativa. Al momento, infatti, le consociazioni da granella non possono essere rappresentate nel fascicolo aziendale, dove è possibile indicare una sola coltura per particella. Si indica solo la specie prevalente, ossia quella con la densità di semina maggiore. Ciò implica due aspetti: l’agricoltore che pratica la consociazione ha un fascicolo aziendale che
non ritrae la sua realtà, con problemi legati soprattutto alla tracciabilità delle produzioni; per le autorità, le consociazioni da granella non esistono, per cui non vengono riconosciute né supportate. Nel Piano di Sviluppo Rurale (PSR) 2013-2027 solo Toscana e Marche, sostengono questa pratica, limitandosi a includere la bulatura. Non è possibile neppure avere dati ufficiali
sulla diffusione delle consociazioni da granella sul territorio italiano, perché questo dato non emerge nelle rilevazioni statistiche.

Rete Semi Rurali, insieme a CIA Toscana e ANABIO CIA, ha cercato una soluzione a questo problema, anche grazie a un confronto con il mondo della certificazione e il Ministero. La proposta è di inserire nel fascicolo aziendale il codice “consociazione da granella” declinato nelle diverse combinazioni fra cereali, leguminose e oleaginose.
Sarebbe un primo passo per fare emergere questa importante pratica, sostenerla e facilitarne la diffusione.

Notiziaro 46

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