Il ruolo della normativa sementiera
di Riccardo Bocci – Rete Semi Rurali
In Europa da luglio 2023 è in corso il negoziato per definire la normativa sementiera, adeguandola alle sfide del nuovo millennio. Il regolamento proposto dalla Commissione europea prevede una serie di deroghe al sistema formale per dare una quadro legale a quel mondo di pratiche oggi definite sistemi sementieri informali, attraverso materiale eterogeneo, varietà da conservazione (comprese le varietà sviluppate attraverso la selezione partecipativa), reti che commercializzano varietà non registrate e varietà non protette condivise dagli agricoltori a livello locale. Nel corso del 2025 il testo sarà finalmente approvato e si capirà se prevarranno le forze conservatrici dello status quo o se ci sarà la capacità di aprire il mondo delle sementi alla diversità.
Ma quanto si sta discutendo in Europa non è importante solo per l’agricoltura del continente. Infatti, il nostro sistema legale sulle sementi è preso come modello nel cosiddetto Sud Globale, dove tutte le legislazioni nazionali sulle sementi prevedono la registrazione delle varietà nei cataloghi previa analisi di Distinzione Uniformità e Stabilità, del Valore Agricolo eTecnologico e la certificazione delle sementi commercializzate. In questo modo mettono di fatto fuori legge i sistemi sementieri informali, su cui ancora oggi si basa, però, la maggior parte dell’agricoltura di questi paesi. Negli ultimi 60 anni tutte le politiche sementiere, incluse quelle promosse dalle agenzie delle Nazioni Unite, sono state concepite per promuovere questo modello, in una progressione ideale e lineare da un sistema arretrato a uno moderno.
Questo processo di copia e incolla è stato fatto senza nessuna analisi critica per capire se quanto copiato fosse adatto ai diversi contesti, e, soprattutto, senza sapere che nel frattempo quanto prodotto in Europa negli anni ’60 era stato messo in discussione e modificato. Infatti, sono quasi 30 anni che in Europa si discute per permettere una maggiore diversificazione dei sistemi sementieri, risale al 1998 la prima direttiva che si occupa di varietà da conservazione. Così, mentre il vecchio modello europeo è diventato lo standard da seguire, in Europa è diventato evidente che questo sistema formale non è la risposta alle esigenze di ogni agricoltore e di ogni metodo di coltivazione. Ad esempio, l’agricoltura biologica non ha sementi adatte al suo sistema di produzione, così come tutti quegli agricoltori che coltivano in ambienti marginali. Le nuove varietà, infatti, sono fatte per gli ambienti ottimali e ad alto uso di input esterni, in un settore sempre più dominato dai privati. Capire cosa succede in Europa, riconoscendo anche l’esistenza di altri sistemi sementieri, sarebbe quindi, fondamentale per pianificare possibili scenari futuri nei paesi del Sud Globale. Purtroppo, la voce che sentono i governi di questi paesi è quella ufficiale dei ministeri o delle organizzazioni internazionali che sono culturalmente
ancorati al vecchio sistema. Per questo motivo, Rete Semi Rurali ha organizzato nel novembre 2024 un seminario ad Harare (Zimbabwe) all’interno del progetto di cooperazione Seeds for the Future, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, con l’obiettivo di favorire la condivisione di esperienze e presentare i negoziati in corso a livello europeo. Lo scambio tra regioni a livello di organizzazioni sociali è un punto di partenza molto utile per rivedere e sviluppare legislazioni sementiere appropriate e più aperte alla diversità, in linea con le disposizioni del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura.



