La comunità locale cresce grazie ai semi

Mag 1, 2021 | Articoli

Una Casa dei Semi a Rieti

di Francesca Tinca

L’idea di dare vita ad una Casa dei Semi a Rieti comincia a germinare in conversazioni tra tre amici: il proprietario della azienda agricola Tularù, la referente di ARCI Rieti, e una lavoratrice della organizzazione internazionale no-profit Global Diversity Foundation.

Nel 2019, con l’aiuto di Arci Rieti, viene organizzata una rassegna cinematografica “ambientale”, F.A.I.R, e fra i vari film e docufilm viene proiettato Seed: the untold story.

Il dibattito nato fra gli spettatori sui temi e le problematiche trattate dal film ci ha dato un chiaro segnale di interesse da parte della comunità ed abbiamo deciso di concretizzare l’idea iniziale e dare finalmente vita ad una Casa dei Semi.

Nel 2020, dopo aver ottenuto un piccolo contributo dal marchio di abbigliamento Patagonia, abbiamo iniziato a gettare le basi per la creazione di una Casa dei Semi a Rieti.

A questa prima iniziativa si è unito il fattivo aiutoa il di associazioni locali e nazionali (Arci, Deafal, Postribù e Rete Semi Rurali), che hanno permesso di costituire dell’associazione e della casa dei semi,trovare un posto in grado di ospitare la Casa, prendere contatti con realtà affini al progetto, con produttori locali ed , infine, siamo metterci in relazione con altre case dei semi. Riccardo Bocci ci ha dedicato del tempo durante degli incontri ed un workshop grazie ai quali siamo venuti a conoscenza di vari aspetti che non avevamo considerato, è stato in grado di metterci in guardia verso alcuni errori molto facili da commettere e ci ha saputi indirizzare anche sul lato burocratico.

Se da un lato le difficoltà imposte da un anno segnato da una pandemia globale hanno rallentato il processo, posticipato gli incontri e gli eventi che erano stati programmati, dall’altra, proprio la pandemia ci ha fatto capire l’importanza e l’urgenza dell’esistenza di una casa dei semi.

Tra i motivi principali che ci hanno spinto a creare un’associazione intorno alla custodia e allo scambio delle sementi, c’è la necessità di condividere con la comunità locale la responsabilità della cura del territorio e della biodiversità che in esso si insedia. Per questo motivo abbiamo pensato di partire da alcune varietà di cereali strettamente legate a questo territorio e con un forte potenziale di collante sociale, come il grano Rieti, e da progetti che abbiano bisogno di una selezione partecipata, come la popolazione evolutiva Solibam del pomodoro, in grado ancora una volta di unire le persone intorno a un terreno.

Partendo da questi due fronti – identità passata e identità da costruire in modo collettivo – ci uniremo tutte le varietà che possano avere un interesse (genetico, organolettico, agronomico, socio-economico o di altro tipo) per la comunità locale, partendo dalla forte tradizione e biodiversità presente sul fronte dei legumi (lenticchie e fagioli in primis), dei cereali (grani e mais) e di alcuni ortaggi (rape, pomodoro ovalone).

Oltre alla custodia e allo scambio di semente, che mira alla difesa dell’agro-biodiversità e alla sovranità alimentare, con questo progetto, vorremmo contribuire a creare un processo partecipativo e comunitario che coinvolga dal semplice appassionato all’impresa agricola. Vorremmo essere presenti nella comunità organizzando attività formative ed educative, eventi di sensibilizzazione agro-ecologica e legati alle tradizioni rurali.

Notiziaro 25

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