La scelta della Famiglia Stocchi di coltivare il riso senza uso di prodotti chimici ha aperto la strada alla ricerca di metodi naturali per gestire la competizione con le erbe spontanee. La tecnica di semina su “pacciamatura verde”, la riduzione delle dimensioni delle camere di risaia, la piantumazione di essenze arboree autoctone ha riconnesso questa coltivazione con la biodiversità naturale e il suo paesaggio, ricreando un ambiente simile ad una vera e propria zona umida.
Tuttavia, parlare di biodiversità vuol dire includere anche quella del riso. Così nel 2009 vengono recuperate dalla banca del germoplasma dell’Ente Nazionale Risi varietà di riso ormai non più coltivate. La loro costituzione, avvenuta prima dell’impiego della chimica in agricoltura, fa sì che siano varietà più frugali, che si accontentino di meno acqua e di buone rotazioni. Hanno taglia più alta e ciclo meno lungo, sono dotate di una variabilità intraspecifica che le rende ideali per l’adattamento in azienda.
L’interesse per queste varietà e l’attenzione al metodo di coltivazione crescono e si diffondono tra i risicoltori, così nel 2019, dalla collaborazione con l’associazione di produttori Polyculturae, nasce l’idea di costituire una casa delle sementi dove vengano dapprima custodite e descritte queste varietà e quindi siano messe a disposizione di quanti le coltiveranno.
L’obiettivo di questa iniziativa, nata dal basso e ancora con i lavori in corso, è di far riappropriare gli agricoltori di queste varietà sostenendo la riproduzione del seme in azienda. Sarà un luogo di scambio di pratiche ed esperienze, per promuovere e supportare la transizione agroecologica del settore risicolo.
Italy is the largest producer of rice in Europe. The production is mainly located in the intensive agricultural areas of the Po Valley, which are also among the most fertile areas of Italy. In these areas, agriculture is based mainly on monocultures and intensive exploitation of land, together with a widespread use of chemical inputs and water. However, during the last decades organic rice production has increased, often lead out by the self-organization and cooperation among a number of pioneers’ farmers. The implementation of a new rice breeding strategy, specifically targeted to the organic rice farming systems (ORFS), represents a necessary and urgent contribution to this transition.
Riso Resiliente have fostered a set of farmer-led innovations, ranging from agronomic practices for ORFS management to participatory breeding (PPB). The activities involved a multi-actor network in participatory selection of locally adapted varieties suitable to the agro-ecological practices of each farm hosting the field trials. The main objective of this research is to address the most urgent critical issues in ORFS such as water scarcity, soil salinization, climate-driven presence of novel aggressive weeds, the coexistence with many animals in wet habitat and the emission of greenhouse gases (GHG).
In 2019 four organic and biodynamic rice farms hosted on-farm trials for the evaluation of 17 local rice varieties (released before 1960) with the aim of identifying those most suitable for ORFS. The experiment was set up as an incomplete randomized trial divided among four farms, each adopting different ORFS management practices. The fields were prepared following the prevalent weed control management practices in the region: i) rice dry sowing at different depths (6 cm or 3 cm), followed by dry conditions combined with different intensity of mechanical weeding (two or four comb harrow passages); ii) sowing over green mulch obtained from different cover crops, followed by flooding. The trial was repeated in 2019 and 2020, using a partially replicated design with plots size of 6 m2, 16 unreplicated varieties and 6 varieties replicated 4 times. The resulting 40 plots were arranged in 4 rows and 10 columns. A number of phenotypic traits were collected ranging from ear height to plant height, stem posture, tillering and susceptibility to Fusarium spp and Pyriculariaoryzae. The participatory evaluation involved more than 120 farmers, technicians and researchers who scored each plot from 1 (worst) to 5 (best). The data were submitted to spatial analysis, ANOVA and PCA (GGE Biplot) with GenStat v 20 and R software.
Biplot of grain yield (means of two years) of the 22 rice varieties in four farms (CO, TL, UG and MC).
Preliminary results indicate that for most phenotypic traits there are significant differences not only between accessions but also within the same accessions among the farms hosting the trials. The interaction between “farms x varieties x field management” was significant for “height” and “ear length”, as well as “disease tolerance” and “weed suppression”, two traits that are relevant for ORFS management.
Biplot showing the most resistant varieties to each of three diseases in the four farms (Brus = P. oryzae; Fus = Fusarium spp); CO, TL, UG and MC are the four farms
The results allowed the identification of some promising agronomic/varietal combinations that can increase yields and yield stability over time. This emphasises the importance of specific adaptation for rice cultivars, although farmers’ knowledge of their agro-ecosystems remain pivotal for successful ORFS management. The application of a decentralized and participatory selection model within a community of practices that have long been deploying organic rice management techniques is the prerequisite to define a new breeding strategy tailored to site-specific needs. Our research shows that the heterogeneity of organic rice growing systems cannot be addressed with a linear agronomic approach, nor can a centralized breeding programme and a centralized seed system provide the diversity of locally adapted cultivars needed to exploit the full potential of ORFS.
References
Ceccarelli S, Grando S. (2007) Decentralized-Participatory Plant Breeding: An Example of Demand Driven Research. Euphytica 155, 349-360.
Mongiano G, Titone P, Tamborini L, Pilu R, Bregaglio S. (2018) Evolutionary trends and phylogenetic association of key morphological traits in the Italian rice varietal landscape. Scientific reports, 8
Orlando F, Alali S, Vaglia V, Pagliarino E, Bacenetti J, Organic Rice Network, Bocchi S. (2020). Participatory approach for developing knowledge on organic rice farming: Management strategies and productive performance. Agricultural Systems, 178, 102739.
Special thanks and acknowledgements are due to all the farmers hosting the trials and field days and provided technical innovative solutions: Ugo Stocchi, Mara Stocchi, Manuele Mussa. Aldo Parravicini, Rosalia CaimoDuc, Marco Cuneo, Pacifico Aina. Credits are also due to Dr Francesca Orlando, Valentina Vaglia, Stefano Bocchi, for their valuable advice and technical support and to the Fondazione Cariplo – donor, for supporting the programme.
L’Avena sativa ssp comprende specie coltivate, selvatiche e infestanti presenti in tutti i continenti. Il suo centro di origine è l’Asia Minore. Per Greci e Romani era meno importante di orzo e grano, tuttavia Ippocrate e Galeno la considerano un medicinale per tosse e pelle. Nel Medioevo era coltivata come foraggio in rotazione con il grano su suoli acidi e poveri. L’uso per l’alimentazione variava in base a periodo e regione perché meno nutriente di frumento e patate, erano l’alimento della gente povera in nord Europa. Gli arabi la introdussero in Spagna come alimento per cavalli. Con i navigatori spagnoli e inglesi, l’avena partì verso le Americhe. Il Capitano B. Gosnold la seminò sull’isola di Cuttyhank in Massachussetts.
Le prime coltivazioni risultarono però poco redditizie. Verso la fine del XIX sec. i mulini cominciarono a venderne la farina per la colazione, utilizzo ancora molto importante negli Stati Uniti. Anche in Italia l’avena ha avuto un ruolo marginale, si coltivava come alimento per cavalli, per questo le superfici coltivate sono drasticamente diminuite dopo gli anni ’50 e la specie è rimasta esclusa dai programmi di miglioramento genetico. Nel Registro varietale italiano erano iscritte meno di dieci varietà. Solo nel 2000 sono state attivate nuove ricerche che hanno portato al rilascio di varietà a taglia più bassa e maggiori rese. Alla fine del 2018 le avene iscritte al Registro erano 25. Ancora più trascurabile è stata la storia dell’avena nuda (A. sativa ssp. nudi sativa) con una sola varietà iscritta, Nave, molto alta con semi piccoli. Nel 2009, grazie al lavoro del CREA di Bergamo, sono state registrate 2 nuove varietà, Irina e Luna.
Foto di R. Redaelli
Rita Redaelli – Ricercatrice presso il Centro di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali del CREA
Il Biodistretto Valle Camonica, tra le provincie di Brescia e Bergamo, nasce con l’intento di promuovere la cura del paesaggio, il recupero dei terreni incolti di montagna per la coltivazione di cereali, la costruzione di filiere produttive locali e la diffusione di pratiche ecologiche e rigenerative di agricoltura. La nascita del primo bio distretto della Lombardia è del 2014 con l’accordo di collaborazione, facilitato da AIAB, tra 12 enti locali, istituzioni scolastiche dei territori, 12 aziende agricole biologiche, 6 cooperative sociali, associazioni ambientaliste, culturali e di rappresentanza degli operatori turistici e della ristorazione. Nel tempo è riuscito a coinvolgere nelle proprie attività una porzione estesa del territorio della Valle Camonica costruendo una fitta rete di collaborazione. Questo percorso si è concretizzato nel recupero di piccoli terreni per la coltivazione dei cereali attraverso il disboscamento e la sistemazione dei versanti, la consociazione e la rotazione delle colture, la scelta di semi e colture resistenti adatte a questo paesaggio agricolo a mosaico. Da questo primo lavoro di cooperazione è nata la possibilità di lavorare più specificatamente sulle filiere dei cereali di montagna attraverso la condivisione di attrezzature agricole, di occasioni di formazione per gli agricoltori con lezioni in campo e viaggi di studio, nei percorsi di consapevolezza per bambini e famiglie mediante esperienze dirette nelle aziende agricole e nella Casa Museo di Cerveno. In questo ultimo periodo si è approfondito anche il tema della diversificazione e selezione varietale per la definizione di varietà adatte a crescere su terreni situati tra i 400 e i 1400 metri, di piccole dimensioni, in forte pendenza, senza irrigazione e senza trattamenti chimici. Si tratta di semi di segale, orzo, frumento, mais, grano saraceno, conservati da tempo dalla comunità Camuna a cui si sono aggiunti i semi provenienti dalla Casa delle Sementi di RSR. La Cooperativa Agricola di Comunità Germinale si è costituita a Demonte in Valle Stura, nella provincia di Cuneo, nel maggio del 2018 dall’incontro tra un gruppo di attivisti della zona e l’associazione “Insieme diamoci una mano” per la valorizzazione dei terreni abbandonati ricevuti dal Comune di Demonte in eredità da un vecchio contadino del Fedio. La Cooperativa è impegnata nella coltivazione di orticole in media e bassa Valle Stura e in altre parti delle valli del cuneese, nella pulizia di castagneti per conto dell’Associazione Fondiaria Valli Libere, nelle trasformazioni agro-alimentari realizzate nel laboratorio di comunità e nella formazione alle tecniche di agricoltura conservativa e allevamento di montagna. La Cooperativa intende l’agricoltura come uno strumento per creare e rafforzare legami e rapporti di solidarietà ed è impegnata nel sostenere il percorso di integrazione di 4 richiedenti asilo ospitati presso il CAS di Festiona. Germinale sta sperimentando la riproduzione controllata di alcune specie spontanee della Valle Stura, verificando la loro adattabilità e approfondendo le tecniche di trasformazione alimentare più idonee per creme, condimenti, conserve e tisane. La Cooperativa intende promuovere la coltivazione di queste specie tra le piccole aziende agricole della Valle in modo da preservare l’integrità della popolazione spontanea, evitando fenomeni di “depredazione” e scomparsa.
Languages: original audio with subtitles in Italian and English (soon French and Hungarian to be added)
Farmers, scientists, bread makers and food producers, local communities, demanding consumers: these are all players of a new movement that has accepted a great challenge, the challenge of changing the agricultural practice. A goal to be reached by doing research and promoting innovation taking advantage of the enormous amount of knowledge offered by those who have been producing and transforming agricultural goods for long time.
In the past decades, many farmers and agronomists are bringing back to the field local and traditional cereal varieties that were being lost to give way to very few, uniform and identical ones that are best suited to be employed in large industrial transformation processes.
Local varieties, on the contrary, are very diverse, selected through centuries in many different climates, soil conditions and food preparations. Their restoration today, through the practice of participatory breeding by those who have long term experience in farming and those who know well their chemical and genetic features, opens the door to a vast range of products and new local value chains.
Local and international networks of farmers, producers, consumers and researchers are bringing back high quality productions and cultural values that differ in each territory and that are not indistinctly uniform everywhere in the world. Rural networks promote the role of farmers as major players in food production. At the same time they highlight that agrobiodiversity is a key value for development, resilience to climate change, social and cultural growth as well as local sustainable management.
The documentary entitled “Cereal – renaissance in the field” presents the new local value chains, from seeds to final products, through the words, stories, emotions of five key players: farmers, researchers and producers. Around them and with them, the communities and networks that bring their passion to the field, convinced that agriculture should not be treated as an industrial process. People who know that agricultural diversity is the key to keep together communities, territories, cultures, environment and health, tradition and innovation.
Si è concluso il primo anno di ricerca sperimentale sul riso, grazie al progetto Riso Resiliente finanziato da Fondazione Cariplo, che ha visto coinvolte quattro aziende agricole biologiche e biodinamiche: Cascine Orsine a Bereguardo (PV), Az. agr. di Marco Cuneo ad Abbiategrasso (MI), Az. agr. Una Garlanda ssa di Stocchi fratelli e C. a Rovasenda (VC) e Az. agr. Terre di Lomellina a Candia Lomellina (PV). In ogni azienda RSR, con la collaborazione degli agricoltori e la supervisione scientifica del Prof. Salvatore Ceccarelli, ha allestito un campo sperimentale di 40 parcelle con 16 varietà o miscugli. A settembre si sono svolte le visite in campo e le valutazioni delle parcelle sperimentali da parte degli agricoltori e dei tecnici delle differenti zone. Le valutazioni, così come i dati raccolti durante i rilievi in campo (altezza della pianta, lunghezza della pannocchia, precocità, suscettibilità alle malattie) sono stati analizzati e presentati agli agricoltori della sperimentazione in una riunione a dicembre. Da una prima analisi è emerso che le 4 aziende sono molto diverse fra loro rispetto alla conduzione della coltivazione e che, proprio per le rispettive specificità, necessitino di varietà o miscugli adatti alle proprie realtà, cosa che il sistema sementiero attuale non è in grado di fornire dal momento che privilegia la standardizzazione. Il coinvolgimento di tutti gli attori è stato molto alto, la sola valutazione delle parcelle ha visto la partecipazione di 58 persone, così come l’attesa per i risultati del secondo anno di sperimentazione.
Presso l’azienda dei fratelli Stocchi a Rovasenda, RSR ha allestito anche un bellissimo campo catalogo con 246 varietà di riso provenienti sia dagli agricoltori della sperimentazione (29) che dalla banca internazionale del germoplasma IRRI (217). L’International Rice Research Institute si trova nelle Filippine e raccoglie accessioni di riso da tutto il mondo, a loro ci siamo dovuti rivolgere per ricostituire un’ampia collezione di varietà locali di riso, e nel 2018 abbiamo ricevuto 5 grammi di 230 accessioni che negli anni gli sono arrivate dall’Italia. Il campo catalogo alla raccolta era spettacolare, pieno di forme e colori differenti, ed è così che abbiamo realizzato che anche nel riso c’è una enorme diversità! Quest’anno abbiamo quindi moltiplicato i piccoli quantitativi ricevuti e chiesto agli agricoltori che hanno partecipato alle giornate di campo di segnalarci le loro preferenze. Il prossimo anno, per riportare velocemente diversità in campo, abbiamo pensato di fare un miscuglio di quello che è piaciuto di più e coltivarlo nelle aziende che ospitano i campi sperimentali. Ma vorremmo anche rimoltiplicare alcune delle varietà locali più interessanti e cominciare a valutarle così da individuare i progenitori per la costituzione di una popolazione di riso. E, non appena i quantitativi di varietà locali e di miscuglio saranno sufficienti, potremo iniziare una Campagna di semina dedicata al riso!