A che punto siamo?
di María Carrascosa García – Rete Spagnola dei Comuni per l’Agroecologia e Francesca Gori – Rete Semi Rurali
Nel mese dedicato alla biodiversità, è importante analizzare in che misura e con quali modalità essa viene integrata nelle Politiche Locali del Cibo (PLC) e nelle agende urbane. Le politiche del cibo rappresentano un tema sempre più centrale nei programmi di governance urbana e sono oggetto di sperimentazioni che coinvolgono processi e approcci differenziati. Elemento chiave di queste esperienze è la necessità di una transizione agroecologica.
Tuttavia, nell’ambito delle sperimentazioni e delle discussioni su cosa debbano essere le PLC e come dovrebbero strutturarsi, il tema della biodiversità coltivata, delle sementi, della diversificazione produttiva e alimentare rimane ancora troppo marginale. Come rimane marginale la rappresentanza del mondo agronomico rispetto alla presenza di urbanisti, economisti e sociologi negli spazi di discussione dedicati alle politiche del cibo.
Si è da poco concluso (29-30 aprile 2025) il Primo Simposio Europeo “Promuovere la biodiversità coltivata attraverso politiche locali del cibo”, ospitato dalla città di Granollers (Area Metropolitana di Barcellona) e organizzato dallo stesso Comune insieme alla Rete Spagnola dei Comuni per l’Agroecologia (RMAe), nell’ambito del progetto europeo Horizon 2020 LiveSeeding (liveseeding.eu). L’obiettivo del Simposio era proprio quello di avviare un dialogo su possibili azioni che integrano la biodiversità coltivata nelle politiche locali del cibo, poiché sistemi alimentari diversificati sono essenziali per garantire una gestione sostenibile del territorio e tutelare la nostra salute.
Abbiamo avuto il piacere di conversare con María Carrascosa, Project Manager di RMAe e organizzatrice del Simposio, sul ruolo attuale della biodiversità coltivata nelle agende urbane. Il contesto da lei delineato ha scaturito la nascita – all’interno del Simposio – di un Manifesto redatto e approvato come una chiamata condivisa all’azione.
Come mai la biodiversità coltivata non è ancora un tema centrale nelle agende urbane?
Attualmente le politiche locali del cibo sono ancora in una fase iniziale e sperimentale, e sono poche le municipalità che le sviluppano e implementano in modo strutturato ed efficace. A ciò si aggiunga il fatto che la biodiversità coltivata rimane un tema marginale non solo nelle politiche, ma anche all’interno del settore agricolo, della produzione agricola e delle alternative al sistema alimentare dominante. Questa scarsa attenzione si riflette inevitabilmente anche nelle politiche locali.
Non è possibile sviluppare politiche locali del cibo efficaci senza riconoscere l’importanza della biodiversità coltivata
In altre parole, se il tema delle sementi e della biodiversità coltivata è ancora considerato secondario nel settore agricolo, il suo ruolo sarà ancor più marginale nelle politiche del cibo delle città.
Esistono esempi virtuosi di politiche locali che promuovono la biodiversità coltivata?
Un esempio significativo è quello della città spagnola di Granollers, in Catalogna, che ha ospitato il Simposio. Qui, grazie a un’iniziativa della società civile, è stata creata una casa delle sementi, e il comune è attivamente coinvolto nella cogestione di questa struttura, che distribuisce semi a cittadini e produttori locali desiderosi di utilizzare e moltiplicare varietà tradizionali. Inoltre, nel mercato contadino, che si tiene ogni sabato, il comune ha introdotto requisiti relativi all’uso delle sementi per l’assegnazione degli spazi: vengono infatti attribuiti più punti ai produttori che utilizzano i propri semi. La casa delle sementi offre anche semi e piantine di varietà locali per progetti scolastici di orti urbani.
Quali sono le azioni più urgenti che le municipalità dovrebbero adottare per promuovere la biodiversità coltivata?
La priorità è riconoscere che la biodiversità coltivata è parte integrante del sistema alimentare. Non è possibile sviluppare politiche locali del cibo efficaci senza includere questo aspetto.
Una volta compreso questo principio, è possibile mettere in atto diverse azioni mirate a rafforzare la presenza della biodiversità coltivata. Ad esempio, nell’ambito del Patto di Milano (MUFPP), sarebbe fondamentale coinvolgere le organizzazioni che si occupano di biodiversità coltivata nei Consigli del Cibo municipali.
Altrettanto importante potrebbe essere la creazione di case delle sementi per promuovere il recupero delle varietà
locali. Le municipalità potrebbero, inoltre, sostenere la produzione di semi attraverso strutture pubbliche o incubatori per imprese che operano nel settore delle sementi biologiche. Infine, è essenziale incentivare la presenza di prodotti da sementi locali e biologici nelle forniture pubbliche.
Il simposio recentemente concluso ha visto un ampio dibattito su questi temi, con la partecipazione di 110 persone, tra cui rappresentanti di municipalità, istituzioni, ricercatori e organizzazioni della società civile.
L’evento ha gettato le basi per portare la biodiversità coltivata al centro dell’agenda politica dei comuni, con l’auspicio che possa lasciare un’eredità duratura attraverso azioni concrete da parte delle municipalità e una rinnovata consapevolezza tra gli attori coinvolti nelle Politiche Locali del Cibo.




