Nel 2019 RSR ha aderito alla coalizione chiamata Global Open Source Seed System Initiatives (GOSSI), che promuove una strategia di gestione collettiva delle sementi sul modello “open source”.
I semi “open source” sono semi la cui distribuzione è accompagnata da un impegno formale a preservare i diritti dei contadini e dei tecnici ad usarli, conservarli, ripiantarli e migliorarli liberamente; questa responsabilità è estesa alla loro progenie e ai derivati.
In sintesi, chiunque può usare liberamente il seme open source – coltivarlo, propagarlo, riprodurlo e commercializzarlo, a patto che accetti di passare queste libertà ad altri e non applichi restrizione di uso.
Questa attribuzione di “copyleft” è la premessa per la definizione di un bene comune protetto utile ad assicurare che i semi possano essere usati e condivisi senza che il materiale genetico possa essere privatizzato e/o monopolizzato. Gli aderenti a GOSSI si impegnano a perseguire una serie di principi fondamentali:
• ognuno può usare liberamente i semi “open source”: coltivandoli, propagandoli e sviluppandoli in nuove varietà attraverso il breeding
• chi riceve semi “open source” non può appropriarsene o limitare l’accesso alla progenie tramite privativa vegetale o altre forme di proprietà intellettuale
• chi riceve semi “open source” deve assegnare le stesse regole alle sementi allorquando le diffonde
• il breeder di varietà “open source” deve avere il giusto riconoscimento per il suo lavoro
• i benefici del miglioramento devono essere distribuiti equamente lungo tutta la filiera
Da gennaio 2019 la Banca Dati Sementi Biologiche (BDS) è diventata lo strumento per la gestione delle deroghe in agricoltura biologica.
Il D.M. n. 15130 del 24 febbraio 2017, che ha formalmente istituito la BDS, ha introdotto importanti novità nel panorama delle sementi bio e delle deroghe:
• la semaforizzazione delle specie e dei gruppi commerciali in base alla disponibilità di sementi bio;
• l’istituzione di un sistema informatizzato automatizzato, integrato con il Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica (SINAB) per gestione e consultazione disponibilità di sementi bio, richiesta e consultazione di deroghe da parte di fornitori, agricoltori e organismi di controllo;
• la creazione di un gruppo di esperti (art 3.4 DM 15130) che supporti il Ministero per la predisposizione e l’aggiornamento delle liste rossa, gialla e verde, predispone raggruppamenti commerciali per l’identificazione di varietà equivalenti.
Deroga per Ricerca e Sperimentazione
Gli agricoltori certificati bio che svolgono attività sperimentali di campo devono richiedere la deroga se il materiale riproduttivo vegetale impiegato non è certificato bio. Dall’introduzione della Banca Dati Sementi Biologiche occorre fare la richiesta di deroga selezionando nel menù a sinistra del portale “Richiesta Deroga per Ricerca / Sperimentazione”. Per ogni varietà, linea o accessione sarà necessario fornire le seguenti informazioni:
Denominazione e partita IVA ente/organizzazione con cui si collabora per la sperimentazione (nel caso si siano ricevuti i semi dalla Casa delle Sementi di Rete Semi Rurali, indicare gli estremi che si trovano sul sito rsr.bio)
Specie a cui appartengono i semi in oggetto (menù a tendina)
Varietà: scegliere dal menù a tendina se si tratta di varietà iscritta ai registri varietali, o compilare manualmente in caso si tratti di varietà locale, linea in selezione o popolazione non presenti nel menù
Motivazione: scegliere “Varietà da utilizzarsi in prove sperimentali per ricerca scientifica”
La gestione della banca dati spetta all’ufficio agricoltura biologico del Ministero, con il supporto dell’unità di Milano del CREA-DC (ExENSE) che coordina il funzionamento tecnico-operativo della BDS e mantiene aggiornate le liste di varietà rispetto alregistro varietale comunitario. A fianco del gruppo di esperti istituzionale di 12 membri, che comprende Ministero e CREA-DC, rappresentanti di Regioni e associazioni di categoria (Aiab, FederBio, Anabio, ecc.), esiste un gruppo di esperti tecnico coordinato dal CREA-DC nell’ambito del progetto Bioseme-SIB, cui partecipano esperti delle ditte sementiere (Assosementi, Asseme, Coams, Assovivai, ecc.), gli informatici che hanno sviluppato e mantengono il sistema e Rete Semi Rurali.
Uno degli scopi della BDS è aumentare la trasparenza del mercato di sementi bio e disincentivare la deroga. Per gli agricoltori bio “virtuosi” la deroga risulta l’eccezione in casi particolari come ricerca o conservazione della diversità agricola.
In fase di avvicinamento al lancio della BDS (seconda metà del 2018) il gruppo tecnico ha testato il sistema informatico della BDS in pre-esercizio e da gennaio 2019 ne ha monitorato il funzionamento suggerendo modifiche e miglioramenti. Le analisi e i suggerimenti emersi in seno al gruppo tecnico Bioseme-SIB, venivano portate all’attenzione del gruppo esperti istituzionale per essere discusse e votate. Un bilancio dei primi otto mesi di attività della BDS è stato presentato da CREA-DC e Ministero durante un incontro nazionale organizzato da Rete Semi Rurali nell’ambito del progetto LIVESEED presso il CREA-DC di Firenze nel 2019.
Novità 2021
A fine 2020, sulla base dell’analisi dei dati storici delle deroghe e di valutazioni tecniche e di mercato, il Ministero ha deciso di attivare la “lista rossa” (specie per cui non è concessa la deroga) per erba medica e trifoglio alessandrino.
Tuttavia, per consentire al settore di adeguarsi al nuovo regime, è stata anche istituita la funzione “ordina in tempo utile” che permette agli agricoltori di pre-ordinare per l’anno successivo il proprio fabbisogno di semente in lista rossa. In questo modo le ditte sementiere ricevono un’indicazione precisa sulla reale necessità di semente, mentre gli agricoltori avranno la possibilità di richiedere una deroga se la semente non risultasse poi effettivamente disponibile in BDS l’anno successivo.
Le prossime specie che saranno valutate per ingresso in lista rossa sono: frumento tenero, frumento duro e avena, mentre per il mais si valuta l’istituzione di “liste di equivalenza” tra varietà con le stesse caratteristiche. L’istituzione delle liste di equivalenza potrebbe consentire l’ingresso in lista rossa di determinate classi commerciali, per le quali sia dimostrata la sufficiente disponibilità di sementi bio.
L’equazione “dal seme al piatto” risulta di difficile soluzione in agricoltura biologica: l’assenza di varietà specificatamente sviluppate per il bio e il massiccio ricorso a sementi convenzionali non conciate grazie alla deroga, minano la credibilità e l’integrità delle filiere biologiche.
Le banche dati sementi bio e la loro integrazione a livello europeo, potrebbero assumere un ruolo chiave in vista dell’abolizione delle deroghe entro la fine del 2035. I semi e la loro biodiversità sono elementi chiave per lo sviluppo dell’agricoltura biologica e per la transizione agro-ecologica dei sistemi agro-alimentari. Tuttavia, la maggior parte della produzione biologica è basata su sementi selezionate e prodotte per l’agricoltura convenzionale.
Per garantire agli agricoltori l’accesso ad una quantità sufficiente di sementi e di materiali di propagazione vegetativa, il regolamento comunitario per l’agricoltura biologica (889/2008 e 848/2018) consente deroghe per l’uso di sementi o materiale di propagazione vegetativa non biologici (e non trattati con prodotti di sintesi) nei casi in cui questi non risultino disponibili come certificati bio. Lo strumento utilizzato per stabilire la disponibilità di sementi biologiche prima della semina è la banca dati nazionale di sementi biologiche, istituita dall’articolo 48 del regolamento CE n. 889/2008, secondo cui qualsiasi semente biologica che non sia stata registrata nella banca dati nazionale sarà considerata “non disponibile” e su questa base saranno concesse deroghe per l’uso di sementi convenzionali non trattate.
Caricare tempestivamente la disponibilità di tutte le sementi biologiche nella banca dati rappresenta pertanto il primo passo per limitare l’uso di sementi convenzionali, poiché in presenza di disponibilità la deroga non può essere concessa. In Europa, il panorama banche dati sementi biologiche è abbastanza variegato: si va da liste “statiche” (10 paesi) che vengono aggiornate regolarmente dalle autorità competenti sulla base della disponibilità comunicata dai fornitori, a vere e proprie banche dati “interattive” (17 paesi) gestite quasi autonomamente dagli operatori (ditte sementiere, agricoltori e organismi di controllo).
A seconda della disponibilità di sementi biologiche all’interno delle banche dati, le specie, sottospecie o classi commerciali, possono essere assegnate a tre principali categorie:
Categoria I (o lista rossa): specie con sufficiente disponibilità di semente bio per tutte le varietà. Per le specie in questo gruppo non è possibile ottenere la deroga.
Categoria II (o lista gialla): specie in cui la disponibilità di semente bio varia a seconda della varietà. La deroga può essere concessa in casi di documentata indisponibilità per la varietà richiesta.
Categoria III (o lista verde): specie con insufficiente disponibilità per tutte le varietà. Deroga sempre concessa.
Gruppi di esperti
Il monitoraggio e la gestione delle banche dati in molti paesi sono affidati a un gruppo di esperti. Questi gruppi sono generalmente costituiti da organizzazioni di settore (agricoltori, sementieri), tecnici e autorità regionali e sono convocati dalle autorità nazionali competenti in un processo consultivo sia a livello tecnico che politico, rispetto alle decisioni sulla banca dati. Sebbene i gruppi di esperti non siano espressamente previsti dal regolamento bio, il coinvolgimento degli attori competenti nel processo di gestione delle banche dati sementi bio, può contribuire a un miglior funzionamento delle stesse.
Ad oggi, gruppi di esperti esistono in Austria, Belgio, Francia, Germania, Lettonia, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Svizzera e Italia. Un singolo gruppo di esperti responsabile per tutte le colture è un buon punto di partenza per i paesi che desiderano stabilire un comitato dedicato alle sementi biologiche, tuttavia in molti paesi esistono più gruppi, dedicati a settori specifici (specie agrarie, orticole, foraggere, vivaismo, ecc.)
Il progetto LIVESEED ha sviluppato una banca dati comune europea con la funzione di condividere le disponibilità di sementi tra più paesi riducendo notevolmente gli oneri amministrativi per le ditte sementiere biologiche
Banca dati Router europea
In Europa, l’offerta di sementi biologiche è molto limitata in alcuni paesi europei, mentre vi è un’ampia disponibilità in altri.
Ad oggi, i fornitori che operano a livello internazionale, devono inserire e aggiornare le disponibilità di sementi biologiche nelle rispettive banche dati nazionali di ciascun paese.
Figura 1. Diagramma della banca dati Router e dati in uscita verso le banche dati nazionali di sementi biologiche. Le frecce blu indicano i caricamenti dell’offerta di sementi eseguiti dal fornitore; le frecce rosse indicano le offerte respinte dalle competenti autorità; le frecce verdi indicano le offerte accettate dall’autorità con i dati in uscita nelle rispettive banche dati nazionali di sementi biologiche
Per migliorare questa situazione il progetto LIVESEED ha sviluppato una banca dati comune europea con la funzione di condividere le disponibilità di sementi tra più paesi, riducendo notevolmente gli oneri amministrativi per le ditte sementiere biologiche offrendo loro l’accesso alle banche dati nazionali tramite un unico portale integrato.
Il fornitore di sementi può inserire la sua offerta nella banca dati Router europea e selezionare i paesi verso i quali le varietà di interesse possono essere spedite a un costo ragionevole. Spetta alle autorità nazionali che gestiscono le banche dati scegliere se accettare o meno le offerte dei fornitori esteri, in quanto il sistema derogatorio è basato sulla disponibilità di sementi biologiche a livello nazionale.
La banca dati Router è stata ufficialmente lanciata il 22 marzo 2021, su adesione volontaria dei singoli paesi. Una sua ampia adozione a livello europeo, potrebbe contribuire ad aumentare la trasparenza all’interno del mercato sementiero europeo, stimolando la domanda di sementi biologiche e la competitività nel settore, in particolare per specie con sementi facilmente trasportabili quali le ortive.
È possibile accedere al servizio a questo indirizzo:
Questo editoriale è frutto di suggestioni e spunti nati dal personaggio del mese, la biologa Lynn Margulis autrice della teoria della simbiogenesi, che afferma che non solo la selezione naturale, ma anche la collaborazione e la simbiosi, sono alla base dei processi evolutivi. Mi sembra una metafora interessante per leggere l’evoluzione di Rete Semi Rurali.
Ho visto nascere la Rete nel 2007 in un momento di sintesi fra alcuni organismi associativi che davano vita ad una struttura in grado di promuovere e fortificare la biodiversità coltivata e i diritti universali degli agricoltori. Da subito RSR ha compiuto salti evolutivi, dimostrandosi più plastica e resiliente dello stesso contesto che ne aveva favorito la nascita e favorendo la crescita di nuovi equilibri associativi partendo dai territori. La precedente teoria di Goldschmidt dei salti evolutivi che danno origine a “piccoli mostri speranzosi” ben spiega questa evoluzione, ma da sola non basta. Infatti, la chiave del successo di RSR è la capacità di creare simbiosi con nuovi organismi e territori attraverso una paziente inoculazione di enzimi che ne hanno pian piano trasformato anima e corpo consolidando le relazioni e la fiducia con chi dall’inizio ha partecipato alla sua vita e finendo per perdere la fiducia e il sostegno di chi l’ha probabilmente solo osservata.
Ecco qui prender corpo la simpatia per la tesi di Lynn Margulis, che trovate efficacemente sintetizzata a pag 15. Non è un semplice meccanismo di selezione ambientale ad aver fatto sopravvivere il piccolo mostro speranzoso ma la sua capacità di adattarsi all’ambiente che lo ospita, a sua volta influenzandolo e modificandolo. Una danza incessante di relazioni non statiche che si mettono in gioco per una sempre migliore vivibilità delle comunità e dei territori che oggi si preparano a vivere il domani correggendo con consapevolezza la rotta per aggirare l’inevitabile tempesta.
Nel 2021 stiamo realizzando la transizione formale di Rete Semi Rurali nel mondo del Terzo Settore: in realtà non è un semplice cambio di statuto o di organigramma quello che ci attende. La sfida sarà il riconoscersi in una vera e propria nuova aggregazione sancita da rinnovati patti che meglio rappresentino ciò che la Rete è diventata negli anni e che, pur fra non poche difficoltà, è chiamata a rimanere nel tempo: un agente di sinergiche, od ancor meglio simbiogenetiche, animazioni che legano soggetti e territori fra loro diversi in continua trasformazione evolutiva. Questo cambiamento formale di pelle consentirà un adattamento più efficace al metabolismo dei tempi attuali; ben consci del resto che, se il compito lo sapremo svolgere a dovere, non sarà l’ultima metamorfosi da affrontare.
I segnali positivi sono molteplici: mentre si amplificano gli echi del successo della Summer School sul Trattato FAO, partecipata e formativa nelle competenze e nelle alleanze, si tirano le fila dei progetti Liveseed e Dynaversity che forniscono nuovi strumenti per l’animazione delle comunità locali in una prospettiva europea; al contempo le Case delle Sementi e l’agricoltura sociale ed urbana conquistano nuovi spazi nelle attenzioni e nelle pratiche. Avremo il nostro da fare per soddisfare le esigenze di Gaia, dando gambe alla speranza del nostro “piccolo mostro”, per divenirne organelli simbiogenetici.
La conversione agricola non dovrebbe essere appaltata “solo” ai privati. Eppure l’Ue ha rinunciato alle politiche pubbliche.
di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 239 – Luglio/Agosto 2021
In questi mesi abbiamo raccontato la crescita del biologico e come la Grande distribuzione organizzata (Gdo) e l’Hard discount siano diventati il principale volano di questo mercato che continuerà a crescere nei prossimi anni. Punta al biologico anche la strategia “Farm to Fork” della Commissione europea, con l’obiettivo di raggiungere nel 2030 il 25% della superficie agricola coltivata con questo metodo. Al 2018 (dati Eurostat) la media europea a biologico è del 7,5%, con l’Austria prima in classifica (24,1%) e Romania (2,4%), Bulgaria e Irlanda (2,6%) in coda. Mentre l’Italia è al 15,2%. Paesi agricoli come la Francia e la Spagna oscillano tra l’8% e il 10% della superficie agricola utilizzata.
I primi dati del 2019 riportano un incremento di appena l’1% a livello europeo. Come fare, allora, a triplicare questa percentuale nei prossimi otto anni? Non è una risposta facile. La sfida lanciata dalla Commissione al mondo agricolo è impegnativa e avrebbe bisogno di un concerto di politiche, strumenti e incentivi, oltre che del supporto degli attori (agricoltori e loro rappresentanze) e del mondo della ricerca e dell’assistenza tecnica.
Purtroppo i segnali visti in questi mesi vanno in un’altra direzione. Uno strumento potente a disposizione dell’Unione europea per orientare le pratiche agricole è la Politica agricola comunitaria (Pac). Si tratta storicamente della fetta più importante del bilancio della Ue, che continuerà a pesare per il 30% sul totale nel periodo 2021-2027. Ma se andiamo a vedere come stanno andando i negoziati sulla futura Pac ci si rende conto che le innovazioni delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità” fanno fatica a tradursi in azioni e incentivi agli agricoltori per le resistenze al cambiamento interne al settore.
Le stesse industrie, produttrici di mezzi tecnici come sementi o fitofarmaci, stanno facendo campagne stampa in cui denunciano la loro preoccupazione verso un’Europa agricola biologica, lamentando il crollo delle rese e la potenziale crisi del settore. Se la nascita della Pac nel secondo Dopoguerra aveva il forte appoggio del mondo agricolo, oggi questi attori rappresentano un freno al suo cambiamento e spingono per mantenere lo status quo in termini di destinazione dei fondi e soggetti che li percepiscono.
25%: l’obiettivo della Commissione europea è che un quarto della superficie agricola dell’Unione sia coltivata con metodo biologico entro il 2030. Ora siamo poco oltre il 7,5%
Come fare a trasformare questo settore se dall’interno non ci sono margini di cambiamento? Una recente intervista al Commissario europeo all’agricoltura mostra la soluzione trovata. Saranno i consumatori gli attori del cambiamento, grazie alle loro scelte di consumo. La domanda trainerà l’offerta, portando il settore agricolo verso il biologico non perché effettivamente ci creda, ma perché il mercato richiederà quei prodotti. E diventa fin troppo facile capire quale sarà la cinghia di trasmissione di questa trasformazione: la Gdo e l’Hard discount, i soggetti economici più vicini ai consumatori in grado, grazie soprattutto alle loro filiere certificate con marchio proprio, di rispondere alle nuove esigenze di consumo.
Senza il necessario supporto delle politiche pubbliche che avrebbero potuto orientare in qualche modo lo strapotere di questi attori della distribuzione, favorendone una maggiore diversificazione. Si sancisce così il fallimento della politica come luogo di composizione di interessi e forze anche discordanti, per raggiungere un benessere sociale collettivo. Non ne siamo più capaci. Non siamo riusciti a costruire una visione condivisa di un futuro modello agricolo, in cui gli stessi agricoltori potessero riconoscersi e capire che in gioco non c’era solo il loro reddito, ma anche l’alimentazione dei cittadini e la salute pubblica.