di Daniel Monetti (Rete Semi Rurali) e Serena Bellandi (ISDE – Medici per l’Ambiente)
In occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione torna al centro del dibattito il paradigma “One Health” per la tutela della salute umana e la salvaguardia delle risorse naturali. Una sfida che richiede un approccio integrato, capace di riconoscere il legame inscindibile esistente tra salute umana e salute delle piante e del suolo.
Applicare questo modello al settore agricolo significa superare una visione estrattivista che non tiene in considerazione gli ecosistemi e le varie forme di vita, per abbracciare i principi dell’agroecologia, dalle pratiche di coltivazione e allevamento fino alla trasformazione, alla distribuzione e al consumo. La qualità del suolo, la disponibilità di acqua, la biodiversità e il benessere degli animali sono infatti elementi strettamente connessi alla sicurezza degli alimenti e alla salute delle persone.
Un suolo ricco di sostanza organica e biodiversità microbica contribuisce alla fertilità e al funzionamento degli ecosistemi agricoli. La comunità di microrganismi che vive nel suolo e nella rizosfera, la porzione di terreno direttamente influenzata dalle radici, può inoltre contribuire alla capacità delle piante di rispondere agli stress ambientali, compresi quelli associati alla siccità e ai cambiamenti climatici. Comprendere queste interazioni è importante per sviluppare sistemi agricoli più resilienti.
In questo contesto, l’agricoltura può svolgere un ruolo determinante nella prevenzione dei rischi sanitari e ambientali. La riduzione dell’impiego improprio di antimicrobici negli allevamenti, l’assenza di pesticidi di sintesi e un uso ridotto di prodotti fitosanitari, tutelano la biodiversità e rappresentano azioni concrete per rigenerare gli ecosistemi e rafforzare i sistemi di produzione biologica. A queste si affiancano pratiche agroecologiche, rotazioni colturali e modelli di allevamento attenti alle esigenze degli animali e agli equilibri degli ecosistemi.
Solo attraverso un approccio multidisciplinare è possibile anticipare i rischi, preservare i suoli e rispondere alle pressioni generate dai cambiamenti climatici e dalla perdita di biodiversità.
La diversità delle colture può contribuire ad ampliare la varietà degli alimenti disponibili e favorire diete più diversificate, ricche di alimenti vegetali e fibre. L’alimentazione è il fattore principale che influenza la composizione del microbiota intestinale, l’insieme dei microrganismi che popolano l’intestino e svolgono importanti funzioni digestive, metaboliche e immunitarie.
I primi mille giorni di vita, dal concepimento ai due anni circa, rappresentano una fase fondamentale per lo sviluppo del microbiota intestinale e del sistema immunitario. In questo periodo, l’alimentazione materna e infantile e diversi fattori ambientali influenzano in modo determinante la formazione di un ecosistema microbico che continuerà a evolversi nel corso della vita.
L’intestino è indubbiamente la superficie del corpo più estesa a contatto con l’esterno; pertanto è intuitivo, oltre che dimostrato, come ciò che succede al suo interno sia di rilevante importanza per tutto l’organismo, a partire dal buon funzionamento del sistema immunitario che per la maggior parte si trova proprio dislocato lungo le pareti dell’intestino, a difesa degli agenti esterni nocivi.
Un microbiota intestinale alterato, con una bassa biodiversità e portatore di specie batteriche patogene, predispone infatti a malattie autoimmunitarie e ad allergie, oltre a porre le basi per un’infiammazione cronica di basso grado che dall’intestino si propaga attraverso il sangue a tutti gli organi, aumentando notevolmente il rischio di malattie metaboliche (obesità, diabete) e cardiovascolari (infarto, ictus). La presenza poi di pesticidi e metalli pesanti nel cibo può comportare rischi per la salute e portare a malattie neurologiche, endocrine e neoplastiche, in tutte le classi di età. Per questo è importante ridurre le esposizioni evitabili e promuovere sistemi di produzione che tutelino la salute umana e ambientale.
Diversamente, un cibo coltivato in modo biologico in un suolo sano e senza pesticidi, oltre a non alterare l’equilibrio del microbiota intestinale preservandone la biodiversità, ha dimostrato di possedere un miglior profilo nutrizionale, con una maggiore presenza di omega 3 e polifenoli, importanti componenti di una dieta sana.
Per la Giornata mondiale dell’alimentazione le associazioni Rete Semi Rurali e ISDE – Medici per l’Ambiente ribadiscono che produrre cibo significa anche assumersi una responsabilità collettiva: integrare il concetto “One Health” nelle politiche agricole e nelle scelte produttive è una necessità strategica per proteggere i suoli e le risorse naturali che garantiscono alimenti sani e sostenibili; ma lo è ancor di più per assicurare a piante, animali e alle future generazioni una vita sana e più longeva.
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