Il nemico sbagliato dei sindacati agricoli

Apr 3, 2026 | Articoli, Collaborazioni redazionali, Politiche di Mercato, Sistemi sementieri

I trattori protestano contro Mercosur e Green deal. Ma l’attuale crisi è frutto di quel modello che oggi si vuole difendere a qualunque costo.

di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 290 – Marzo 2026

L’agricoltura è tornata ad affacciarsi sulle copertine dei giornali con le immagini dei trattori che protestano per l’accordo di libero scambio tra Europa e America Latina (Mercosur). La paura è l’arrivo di materie prime a prezzi più bassi, in grado di esercitare una competizione sleale perché gli agricoltori sudamericani non rispettano gli alti standard qualitativi dell’agricoltura europea.

Mentre queste contestazioni sono in atto, l’Unione europea sta definendo la nuova Politica agricola comune (Pac) con l’obiettivo di ridurre il suo bilancio e andare verso una nazionalizzazione. In questo quadro è interessante leggere l’analisi che fa, nelle pagine della rivista di settore L’informatore agrario, Paolo De Castro, ex ministro dell’Agricoltura dei Governi Prodi e oggi, dopo una lunga stagione a Bruxelles nella Commissione agricoltura, approdato alla presidenza di Nomisma. La tensione tra agricoltori e Commissione europea viene imputata, nelle sue origini, alle politiche delGreen deal descritte come spinte “verso un ambientalismo tale da mettere in difficoltà i sistemi produttivi”.

Un secondo elemento di tensione descritto da De Castro è l’asimmetrico accordo Mercosur che penalizza gli agricoltori europei che “rispettano regole ambiziose con alti standard” assenti nel Sud America. Un terzo elemento è ovviamente il nuovo bilancio della Pac che drena risorse dal settore e metterà in crisi gli agricoltori, penalizzati anche dai dazi statunitensi che minano le esportazioni delle nostre eccellenze gastronomiche.

Ma siamo sicuri che siano questi i problemi o piuttosto la crisi del settore non sia dovuta a una mancanza di visione del nuovo ruolo che dovrebbe avere l’agricoltura nelle nostre società, in un mondo alle prese con l’impatto sempre più evidente dei cambiamenti climatici?

Le richieste espresse da De Castro e sostenute dai sindacati agricoli si inseriscono ancora nel modello agricolo produttivista del secolo scorso. L’intensificazione tecnologica, accoppiata alle nuove tecniche genomiche, è la risposta alla crisi in un sistema mondo globalizzato, dominato dalla competizione sui mercati esteri e dall’approvvigionamento di materie prime dalle zone a vocazione più industriale e con costi di produzione bassi. Come se la crisi agricola che stiamo vivendo non sia stata causata anche da questo modello che si vuole portare avanti. Proviamo dunque a rispondere ai tre elementi descritti cambiando prospettiva.

La questione ambientale anziché essere vissuta come un limite, avrebbe dovuto essere vissuta come una sfida per trasformare l’agricoltura e ridurne l’impatto. Niente di impossibile considerato che il biologico esiste da 40 anni ma di questa strada non si trova traccia nella narrazione di De Castro. Questa scelta avrebbe potuto aprire la partita della Pac alla società, facendola diventare una politica alimentare con una maggiore capacità di difendere la sua esistenza e la necessità di un forte budget dedicato. La Pac avrebbe dovuto essere ripensata per sostenere il lavoro agricolo e non la rendita.

Il tema relazioni Nord-Sud non può essere affrontato senza mettere in discussione le nostre politiche di dumping e il fatto che quei prodotti chimici, non più ammessi da noi, ma usati nel Sud globale, vengano proprio dall’Europa. Ancora, è l’Europa che impone le monocolture di soia o mais all’America Latina per alimentare gli allevamenti intensivi. Tutto ciò non si può eludere per il suo devastante impatto sociale, ambientale e sulla salute pubblica. La globalizzazione va riconcepita in un’ottica di riterritorializzazione dei sistemi agricoli per ricollegare produzione e consumo a livello locale. Infine nell’editoriale di De Castro è assente il principale imputato di questa crisi, i sindacati agricoli, che non sono stati capaci di adeguare le loro politiche e strutture alle sfide che dobbiamo affrontare in questo millennio.

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