“Un cibo che nutre, un’agricoltura che cura”: stilato documento dell’alleanza Terra comune, non guerra

23 Ottobre 2026 | Articoli, Seminare il cambiamento

90 PROPOSTE PER TRASFORMARE I SISTEMI ALIMENTARI E 8 AZIONI PRIORITARIE

A Roma, nella giornata di domenica 18 ottobre, oltre trecento rappresentanti di realtà agricole, ambientaliste e del terzo settore si sono incontrati per fare il punto sul programma dell’allenaza “Terra comune, non guerra”, della quale fa parte anche Rete Semi Rurali.

Oggi ogni parte del sistema agroalimentare combatte la sua battaglia in solitudine: gli agricoltori chiedono reddito e tutele, le associazioni ambientaliste difendono la transizione, le reti sociali si occupano di povertà alimentare, i sindacati si concentrano sul lavoro e sui salari, i consumatori cercano trasparenza e qualità. Tutti parlano di cibo, ma in bolle separate, incapaci di pesare sul piano politico generale. Questa frammentazione indebolisce ogni singola battaglia. Ed è parte della crisi più ampia che stiamo vivendo: una crisi di partecipazione, di fiducia, di futuro. Lo si vede chiaramente: sempre più persone non vanno a votare (e per chi vive nella e della campagna questa propensione è forte), si sentono escluse, non rappresentate, tagliate fuori dalle scelte che riguardano la loro vita quotidiana, a partire dal cibo. Oggi serve invece un approccio sistemico che superi il riduzionismo e “tenga insieme”. È questa anche la condizione fondamentale, perché una nuova generazione di giovani possa contribuire, in modo decisivo, a dare un futuro al mondo agricolo. Terra Comune – terra non guerra, nasce per contribuire a ricucire queste fratture. Perché il cibo è il terreno dove tutte le questioni fondamentali si intrecciano: reddito, salute, giustizia sociale, diritti del lavoro, clima, agroecologia, ambiente, ricostruzione di comunità, bellezza, sostenibilità dei territori, partecipazione dei cittadini, un’idea del commercio come legame e non solo come scambio economico al ribasso. L’obiettivo non è creare un’altra sigla, ma costruire uno spazio comune e trasversale in cui attori diversi possano avere voce e riconoscersi in un’agenda condivisa e incidere davvero.

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