Pier Antonio Micheli

Gen 29, 2018 | Personaggi | 0 commenti

“Gli agronomi italiani farebbero buon viso oggi ad un libro che registrasse tutte le varietà delle Uve che si coltivano nella penisola, ne stabilissero dei caratteri, ne determinassero la sinonimia per il variare delle forme e delle proprietà, per le differenze di dialetti, per la corruzione di nomi, e per la introduzione di varietà e di nomi stranieri, poco meno che inestricabile. Il Micheli tentò appunto cotesta impresa nella sua Istoria delle viti” (Adolfo Targioni Tozzetti)

Pier Antonio Micheli, nacque a Firenze l’11 dicembre 1679. Di umili origini, si interessò alla botanica fin da giovanissimo manifestando una capacità di osservazione fuori dal comune.
Amico di Padre Bruno Tozzi, importante botanico in contatto con il mondo scientifico europeo, compì fin da giovanissimo numerosi viaggi di erborizzazione nei dintorni di Firenze.
Le sue ampie conoscenze e la stima universale che si era guadagnato permisero a Micheli di essere introdotto alla corte di Cosimo III, penultimo granduca e appassionato cultore di botanica. Tuttavia le sue origini ed il fatto di non aver conseguito una laurea e – cosa non di poco conto – di non conoscere il latino, impedirono al Micheli di ottenere importanti cariche universitarie come forse avrebbe meritato.
Nel 1706 fu nominato Aiuto Custode dell’Orto dei Semplici dell’Università di Pisa, allora curato da Michelangelo Tilli, nel 1716 fondò la Società Botanica Fiorentina, primo sodalizio botanico del mondo, che trovò da subito ospitalità nel Giardino de’ Semplici di Firenze, del quale ne fu responsabile fino al 1734.
Attento osservatore e infaticabile raccoglitore di piante, Micheli contribuì alla diffusione del sistema di classificazione di Tournefort alternando all’attività di responsabile del Giardino de’ Semplici, viaggi ed erborizzazioni in varie parti d’Italia e d’Europa.
Le sue osservazioni non si limitarono solo alla botanica o alla micologia – di cui è considerato uno dei fondatori – ma si aprirono allo studio della biodiversità agricola: le sue carte sono preziose perché raccolgono le descrizioni precise di centinaia di varietà di piante fruttifere oggi in parte scomparse o disperse. I suoi manoscritti comprendono oltre 90 specie di fichi, 37 di noci, 44 di castagne, 187 di uva (edite nel 2008 a cura del Consorzio vino Chianti), oltre 100 varietà di agrumi, 52 di susine, 11 di albicocche, 36 di pesche 45 di ciliegie e 94 di mandole (in fase di stampa) oltre a 232 pere e oltre 40 di mele, nespole, e altri fruttiferi ai quali si aggiungono anche le varietà descritte per l’Ulivo (stampate a cura dell’Accademia dei Georgofili nel 1998).
A queste descrizioni spesso corredate da disegni acquerellati di ottima fattura, si aggiungono le più brevi descrizioni di specie orticole e graminacee contenute, insieme alle prime, nei dieci tomi delle Enumeratio quarundam plantarum, sibi per Italian et Germaniam observatarum.
La ricchezza varietale descritta dal Micheli è peraltro dipinta con estremo dettaglio e precisione da Bartolomeo Bimbi che, con le sue monumentali nature morte realizzate per il Granduca, ci permette di apprezzare in pieno le capacità del Micheli.
La vita di Pier Antonio Micheli è raccontata con singolare vivacità e affetto dal suo più caro allievo, Giovanni Targioni Tozzetti (1712-1783), che acquistò ed ereditò gran parte del materiale del botanico fiorentino.
All’apice della sua carriera Micheli fu colpito da malattia fulminante e rapidamente morì il 2 gennaio 1737 lasciando incompiute e inedite gran parte delle sue opere.

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