Giovanni Haussmann

Feb 6, 2026 | Personaggi

Un pensiero attuale

di Stefano Bocchi (Università degli studi di Milano)

In Italia, Giovanni Haussmann ha rappresentato una voce particolarmente lucida e attenta dell’agronomia del Novecento, capace di coniugare competenza scientifica e ampiezza di visione. Quattro opere, della sua abbondante produzione, testimoniano pienamente il suo valore: L’evoluzione del terreno e l’agricoltura (1950), La Terra e L’Uomo (1964), Il suolo d’Italia nella storia (1972), Suolo e Società (1986). Nato a San Pietroburgo nel 1906 trascorre le prime fasi della sua vita in un vivacissimo ambiente culturale e attraversa i difficili cambiamenti sociali e politici della Russia di quegli anni. Le morti premature dei genitori lo costringono a recarsi in Italia presso la nonna. Si laurea in Scienze Agrarie a Firenze nel 1930, per iniziare la sua vita professionale presso la

Stazione Sperimentale Chimico-agraria di Torino e proseguirla all’Università come libero docente di Agronomia e coltivazioni. Dal 1968 dirige la Stazione Sperimentale di Praticoltura di Lodi e partecipa al dibattito nazionale e internazionale su diversi fronti: dall’agronomia alla pedologia (lavora con il pedologo russo Vladimir R. Williams), dalla chimica del suolo alla fisiologia vegetale, alle coltivazioni erbacee, fino alla sociologia (collabora con il sociologo Danilo Dolci). Muore nel 1980 a Lodi, lasciando L’Uomo Simbionte come testamento scientifico, testo destinato a concludere l’ultimo capitolo di Suolo e Società, uscito postumo, che tuttavia alcuni colleghi non ritengono opportuno pubblicare. Haussmann è una figura unica di ricercatore: multidisciplinare e poliglotta con un forte pensiero critico, alla ricerca di un rapporto diretto e funzionale con chi opera all’interno delle istituzioni, ma soprattutto con tecnici e agricoltori. Con lo sguardo dello storico dell’agricoltura, sa leggere e collegare il susseguirsi dei principali cambiamenti e ne coglie la portata. Così vive intensamente la parabola dell’innovazione dell’agricoltura italiana del periodo compreso fra gli anni ’40 e ’80 del Novecento, durante il quale si diffonde il modello di ispirazione industriale, che diventa il riferimento per la sua supposta efficacia. Il pensiero agronomico, di fronte ai forti rischi di svuotamento di significati e di valori conservati nel mondo rurale nei secoli precedenti, reagisce attraverso alcune voci autorevoli come quella di Haussmann, che scrive in Suolo e Società: “La conoscenza isolata dall’etica diventa ambigua. Una mentalità soggiogata da ideali di arricchimento e di benessere materiale, le cui risorse naturali hanno unicamente da far le spese, non è la più disponibile ad ascoltare la voce della natura”. Le sue pagine costituiscono un vero e proprio modello di epistemologia dell’ecologia, che anticipa alcuni temi dell’odierno dibattito agroecologico. Nei suoi ultimi scritti prefigura il concetto di multifunzionalità dell’azienda agraria, capace anche di offrire servizi alternativi e importanti finalizzati a cura e valorizzazione dei territori. Attualissime sono oggi le sue riflessioni sulla fertilità del terreno, che anticipano il concetto di salute del suolo, collegato alla salute globale. Il richiamo all’etica dimenticata appare oggi ancor più attuale, rivolto a una società sempre più ossessionata dal consumismo ed estremamente affascinata dalle tecnologie. Così, ancora stimolante, il suo campanello d’allarme “sull’inganno scientifico di ricondurre tutta la realtà al piano materiale”. Altrettanto attuale l’incontro fra scienza e arte, a partire dalla poesia (la conclusione de L’Uomo Simbionte è affidata ad alcuni versi), che Haussmann propone in forma discreta. La rilettura de L’Uomo Simbionte resta dunque un utile punto di riferimento per riflettere sul legame fra la nostra società, la salute del suolo e l’agricoltura che vogliamo.

Notiziaro 44

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