Marino Gasparini

Gen 29, 2018 | Personaggi | 0 commenti

Nato a Trieste, si laureò in Agraria a Bologna con Francesco Todaro nel 1924. L’anno successivo si trasferì a Firenze presso il Dipartimento di Agronomia che, dal 1931, fu diretto da Alberto Oliva di cui diventò allievo.
Attento ai problemi agronomici della montagna Gasparini si trovò ad operare in un periodo, quello fascista, durante il quale si cercò di aumentare la produzione granaria per soddisfare il crescente fabbisogno nazionale. Furono messe così a coltura anche terre marginali e relativamente poco fertili come quelle montane per le quali erano necessarie tecniche agronomiche specifiche e varietà adatte ai climi e ai suoli montani.

Gasparini fu particolarmente attento a questi aspetti e contribuì significativamente sia alla costituzione di nuove varietà frumentarie adatte a terreni acidi e argillosi – come quelli che caratterizzano ancora oggi gran parte dell’appennino toscano – sia allo sviluppo della foraggicoltura montana per la quale propose dei miscugli molto efficaci di trifoglio e ginestrino.Dopo essere stato Professore di Agronomia Generale coltivazioni erbacee a Milano dal 1942, nel 1949 sostituì il maestro Alberto Oliva a Firenze. Preside della facoltà di Agraria e, dal 1963 al 1976, Presidente dell’Accademia dei Georgofili.
Il ruolo di Gasparini nello sviluppo della cerealicoltura italiana è legato soprattutto alla costituzione di alcune varietà di grano tenero che ebbero un ruolo fondamentale negli anni del secondo dopoguerra e che oggi – spesso indicate erroneamente come varietà antiche – sono all’attenzione dei coltivatori come il grano Verna e Sieve.
A questo scopo, fin dagli anni ’30 del secolo scorso, Gasparini e Oliva avevano iniziato una sperimentazione sessennale (1932-1938) in dodici località della montagna toscana fra i 650 e i 1050 m. di altitudine. Queste osservazioni portarono a identificare alcune utili varietà di segale (come la Cinquecento) ma furono anche la base per sperimentare, negli anni successivi, oltre 79 frumenti di montagna (di cui 47 italiani) raccolti in vari paesi. Fra i vari grani emersero l’Andriolo e il Mottin, originario della Savoia. Da quest’ultimo fu selezionato l’Est Mottin 72, mutico, resistente al freddo e alla ruggine, con levata tardiva, elevato accestimento e notevole capacità produttiva. Da notare che il termine Est rimanda all’Ente interprovinciale Toscano Sementi mentre il numero 72 è una citazione biblica riferita al Salmo 72, versetto 16: “Abbonderà il frumento nel paese, ondeggerà sulle cime dei monti”.
Dall’Est Mottin 72 e da una varietà svizzera, Mont Calme 245, nel 1953 venne selezionato il Verna, grano tenero, produttivo “molto rustico, dotato di eccezionale resistenza al freddo ed alle ruggini, nonché all’acidità del suolo”. Nel 1966 sempre per selezione dall’incrocio Est Mottin 72 x Bellevue II venne ottenuto il Frumento Sieve – particolarmente adatto alla coltivazione in montagna – e il frumento Arno (Est Mottin 72 x Reichesberg 39 IV) anch’esso coltivato per anni.
Gasparini comprese bene attraverso la sperimentazione che per ottenere grani adatti agli ambienti montani era necessario disporre di materiale genetico di partenza con caratteristiche di rusticità e resistenza al freddo, di operare la selezione in ambienti comparabili con quelli a cui le nuove varietà sarebbero state destinate e, soprattutto, di “adeguare la tecnica colturale alle esigenze delle nuove costituzioni”.
Oltre alla sperimentazione, Gasparini fu attento anche all’applicazione pratica della ricerca: con l’intento di fornire agli agricoltori sementi pure, certificate e di qualità, partecipò alla costituzione dell’Ente Consorziale interprovinciale toscano per le sementi che iniziò la sua attività nel 1930-1931 e da cui deriva oggi l’Ente Toscano Semente.
Infine, meritano un brevissimo cenno anche i numerosi lavori agronomici e sulle sistemazioni idraulico agrarie effettuati da Gasparini in linea con quella scuola agronomica toscana della quale fu originale interprete.

 

 

 

 

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