La sfida dell’autoproduzione delle razioni alimentari per piccoli allevamenti in biologico
di Piercarlo Tivano – Scuola Agraria Salesiana di Lombriasco
L’auto approvvigionamento proteico nella razione negli allevamenti biologici e di piccola scala non è sempre di facile attuazione. Questa sfida rappresenta uno degli elementi di sostenibilità per gli allevamenti nelle zone marginali e alpine. Con queste premesse è stato concepito il progetto COPASUDI (Cooperazione di Piccole Aziende Agricole per Soia ad Uso Diretto), finanziato dalla misura 16 “Cooperazione” del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 della Regione Piemonte. Il cuore del progetto è la cooperazione tra un gruppo di aziende che ha messo a disposizione esperienze, attrezzature, terreni e allevamenti avicoli per coltivare soia a basso fattore anti-nutrizionale da poter destinare all’allevamento. Il progetto, che vede anche la partecipazione di Rete Semi Rurali e dell’Università di Udine, è partito da 9 varietà per arrivare negli anni ad una popolazione in linea con il nuovo concetto di Materiale Eterogeneo Biologico (MEB). La soia, ben apprezzata dagli animali di bassa corte, è tra le colture proteiche per eccellenza (con un tenore in proteine maggiore al 40%), usata come pannello, derivato dall’estrazione della fase oleosa e seguente trattamento termico. Si tratta di un procedimento costoso ed è difficile trovare un prodotto non contaminato da OGM. Va sottolineato, inoltre, che non tutti i prodotti proteici sono appetiti allo stesso modo dagli avicoli, che l’apporto di proteine che offrono non sempre è sufficiente e che le aziende spesso non dispongono di superfici per l’autoproduzione.
COPASUDI ha permesso di utilizzare mangimi a base di soia coltivata presso le aziende del Gruppo Operativo partendo da un miscuglio di varietà a bassa concentrazione di fattori antinutrizionali. n queste condizioni la granella può essere pulita, schiacciata e somministrata agli animali, miscelata con le altre granaglie, direttamente in azienda. Le prime prove di appetibilità effettuate hanno dimostrato la fattibilità del processo . L’obiettivo è di creare un circolo virtuoso tra chi può coltivarla e chi, non avendo terreno adatto o sufficiente, può procurarsela da altri agricoltori per il razionamento del proprio allevamento. Allo stesso tempo chi non ha tutta l’attrezzatura necessaria può utilizzare gli strumenti messi a disposizione dal partenariato. Il progetto è in fase di conclusione, tuttavia il consorzio non vuole fermarsi alle prime evidenze ottenute, ma intende continuare la stretta collaborazione tra i vari partecipanti.
Per ulteriori informazioni scrivi a copasudi@gmail.com
Soia Biologica in Friuli
Nell’ambito del progetto COPASUDI, tra il 22 e il 25 Agosto 2022, è stata realizzata una visita di una delegazione di agricoltori e allevatori piemontesi presso aziende emblematiche della coltivazione della soia biologica nella regione Friuli Venezia Giulia.
Il percorso di formazione è stato possibile grazie al supporto di AIAB FVG, del Dipartimento Scienze agrarie, alimentari, ambientali e animali dell’Università di Udine e degli agricoltori ospitanti che hanno accolto le attività con grande disponibilità. La delegazione ha potuto così affrontare i temi più controversi della coltivazione della soia in biologico: controllo della flora spontanea, gestione delle risorse idriche, gestione della semina in copertura verde, trattamenti post raccolta, infine modesta disponibilità varietale di materiale per la gestione in biologico.
La visita presso i campi sperimentali della Università di Udine ha dato la possibilità di verificare in campo le differenti attitudini delle accessioni di soia in prova presso i campi e sviluppate per il mondo convenzionale e quelle più promettenti per la produzione biologica.Sempre presso l’Università si è tenuto un seminario interno a cura di ERSA FGV sul tema dei metodi di selezione utilizzati nel tempo per ottenere soia a basso fattore antinutrizionale e/o soia adatta alla trasformazione per l’alimentazione umana. Si è affrontato così anche il tema dell’insufficiente ricerca varietale e tecnica per ciò che riguarda la soia in biologico.



