In occasione de Consiglio “Ambiente” 20 dicembre la RSR scrive al Ministro Cingolani, aderendo all’appello di IFOAM e FIBL per sostenere il principio di precauzione nella regolamentazione delle piante ottenute con nuove tecniche genomiche
credits Friends of the Earth Europe
Spettabile Ministro Cingolani,
Le scriviamo per chiederle, sulla base delle osservazioni di seguito riportate, di difendere l’attuale rigida regolamentazione degli organismi geneticamente modificati (OGM) alla prossima riunione del Consiglio Ambiente del 20 dicembre. La Commissione europea si sta orientando verso l’esclusione della nuova generazione di OGM (GE) dal quadro normativo dell’UE per gli OGM. La Commissione sostiene infatti che alcune piante selezionate e riprodotte con le cosiddette “nuove tecniche genomiche” possano contribuire alla sostenibilità del modello agricolo europeo, e prevede di introdurre un quadro normativo distinto e per molti versi favorevole al loro utilizzo. Questo significherebbe la riduzione e l’abolizione delle norme esistenti per tali produzioni, soprattutto per ciò che riguarda il rischio di contaminazione ambientale, la tracciabilità e l’etichettatura. Con questa decisione, sia il monitoraggio del rischio ambientale che la responsabilità del produttore sarebbero sostanzialmente indeboliti se non eliminati. Ad oggi, riteniamo inderogabile l’introduzione di un nuovo protocollo di tutela per ciò che riguarda le NBT, ma le argomentazioni pervenute rimangono estremamente vaghe, e non ci sono finora criteri o metodologie chiare per la loro applicazione. Quando, nel 2019, il Presidente della Commissione Barroso decise di trasferire la responsabilità del dossier OGM dalla DG ENVI alla DG SANTE, i Ministri dell’ambiente e il Consiglio dell’ambiente hanno avuto il ruolo di indirizzo sul quadro giuridico e sulle autorizzazioni alla commercializzazione degli OGM sulla base della preminenza degli aspetti della biosicurezza e dei potenziali impatti ambientali in gioco, temi che si ripropongono anche nel caso delle nuove tecniche GE. La preghiamo quindi di sostenere le tesi della delegazione austriaca in sede di Consiglio. Chiediamo di sostenere le informazioni presentate dall’Austria, che sottolineano la necessità di rispettare il principio di precauzione e il diritto dei consumatori ad essere informati. L’Italia deve giocare un ruolo nel “Consiglio Ambiente” di dicembre per difendere una regolamentazione rigorosa. La pietra miliare della legislazione UE sugli OGM, la direttiva 2001/18, è stata originariamente discussa e concordata dai Ministri dell’ambiente dell’UE. Pone molta attenzione agli aspetti ambientali, compresi gli impatti potenzialmente negativi sulla natura, gli ecosistemi e le specie in pericolo. Tuttavia, il Consiglio Ambiente non ha fatto parte delle discussioni in corso sulle GE: solamente il Consiglio Agricoltura ha discusso i piani della Commissione nel maggio 2021. Il Consiglio Ambiente del dicembre 2021 potrebbe essere l’unica occasione per i Ministri dell’ambiente per prendere posizione. L’imminente confronto sarà un’importante opportunità per esprimere preoccupazioni sul potenziale indebolimento degli standard ambientali per gli OGM creati con le nuove tecnologie. Sarà anche un’opportunità per presentare i vostri punti di vista su come il quadro esistente riguardo agli OGM dovrebbe essere applicato, e quali elementi debbano essere mantenuti nel caso in cui il quadro giuridico venga modificato. Le chiediamo di prendere posizione in difesa di una valutazione rigorosa della sicurezza per tutti gli OGM, comprese le piante ottenute per mutagenesi diretta e cisgenesi, e di ribadire l’importanza del principio di precauzione come fondamento di qualsiasi quadro giuridico dell’UE per gli OGM. Le organizzazione della società civile, i produttori biologici e non OGM sono profondamente preoccupati Da parte nostra, siamo molto preoccupati che la Commissione europea presenti le “nuove tecniche genomiche” come un modo per ottenere sistemi alimentari più sostenibili e come uno strumento per ridurre l’uso di pesticidi. La tecnologia GE non è altro che una pericolosa distrazione dai reali progressi verso la sostenibilità. L’attuale attenzione su presunte soluzioni tecnologiche ai problemi sistemici che l’agricoltura di oggi deve affrontare, sta allontanando le risorse urgentemente necessarie alla ricerca e all’applicazione di approcci realmente sistemici che affrontino le cause dei problemi piuttosto che trattarne i sintomi. In breve, la presentazione degli OGM come modo per raggiungere la sostenibilità dal nostro punto di vista non è altro che uno spreco di tempo e denaro, che solleva più domande e rischi di quanti ne risolva. I governi devono rispettare e applicare la sentenza della Corte di giustizia europea e garantire che la nuova generazione di OGM sia adeguatamente regolamentata nell’ambito dell’attuale quadro UE sugli OGM. Si deve garantire la sicurezza e la trasparenza per gli allevatori, gli agricoltori, i trasformatori di cibo e i consumatori. Nel caso in cui vengano identificati problemi ambientali, la trasparenza, la tracciabilità e l’attribuzione di responsabilità sono cruciali. Molte grazie per aver considerato le nostre richieste. Cordiali saluti, Per Rete Semi Rurali il Coordinatore Claudio Pozzi
Ragione e sentimento possono arrivare dove l’agrofinanza neppure immagina: in Sicilia da circa 5 anni c’è chi ha pensato di reintrodurre la coltivazione del riso.
Dopo alcuni tentativi, anche di successo, nell’entroterra ennese, il ritorno del riso in grande stile si è realizzato a Lentini, un comune al confine tra Catania e Siracusa, al centro della Piana di Catania.
La sinergia tra un imprenditore coraggioso come Nello Conti e il Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania all’epoca guidato dal prof. Luciano Cosentino ha quasi inaspettatamente riportato il riso al centro di un interesse agronomico, ma soprattutto commerciale che dimostra, qualora ce ne fosse ulteriore bisogno, che anche in Sicilia è possibile costruire delle filiere agroalimentari confidando sulle capacità imprenditoriali di singoli accompagnati da chi si occupa di ricerca. Il riso, da un punto di vista agronomico, può trovare in alcune zone della Sicilia condizioni ottimali per palesare le proprie potenzialità produttive, a condizione che vi siano risorse idriche significative, terreni pesanti e ben livellati.
In Sicilia, grazie all’assenza di fenomeni di stanchezza del terreno, si può coltivare il riso in regime di agricoltura biologica. Tale peculiarità rappresenta una nuova opportunità commerciale per gli agricoltori, in considerazione del fatto che il quantitativo ad oggi prodotto viene venduto rapidamente ed a prezzi che ripagano adeguatamente gli investimenti necessari.
La storia del riso in Sicilia ha un’origine antica, millenaria. Diodoro Siculo da Egira (60-30 a.C.), vicino Enna nella Bibliotheca historica, fu uno dei primi autori in Occidente a citarlo. Le coltivazioni si diffusero nell’VIII secolo d.C., in contemporanea con la diffusione del cereale in Spagna. Il riso fu introdotto in Sicilia dagli arabi e sappiamo che nell’875 d.C. era tassato come le altre derrate alimentari. Nel XII secolo Ibn-al’Awwam descrive nel suo libro sull’agricoltura le complesse fasi relative alla coltivazione del riso in Sicilia.
Nel 1912 in Sicilia vi erano 252 ettari coltivati a riso in provincia di Siracusa e altri 275 ettari in quella di Catania. Il successivo abbandono è probabilmente dovuto a ragioni politiche ed economiche sulle quali ancora adesso non vi è uniformità di vedute. Sicuramente nel periodo dell’Unità d’Italia furono intraprese diverse misure volte a disincentivare le coltivazioni nell’isola, favorendo invece quelle di Piemonte e Lombardia.
Una delle difficoltà maggiori che è stata affrontata per la produzione del riso in Sicilia riguarda le fasi post raccolta: il cereale raccolto nell’isola, per ricevere la trasformazione minima necessaria alla sua immissione sul mercato, doveva varcare lo stretto di Messina e raggiungere Sibari (CS), ove è attiva la più vicina filiera completa, oppure il Piemonte.
Fortunatamente Nello Conti ha, senza non pochi problemi, realizzato in provincia di Catania un impianto che gli permette di sbramare, brillare e confezionare il suo prodotto, dando luogo ad uno splendido esempio di chiusura completa della filiera. Oggi possiamo affermare che il riso è finalmente tornato nella terra che lo ha accolto prima di ogni altra in Italia e finalmente possiamo gustare arancini a chilometro zero.
Una delusione per la Coalizione #CambiamoAgricoltura
La strategia nazionale per la nuova PAC dimentica il Green Deal e le Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”. Grave latitanza del Ministro della Transizione Ecologica, Cingolani
Nella seconda riunione del Tavolo di partenariato, convocata e presieduta dal Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Stefano Patuanelli, che si terrà online oggi pomeriggio, sarà presentato e discusso il documento delle priorità del Piano Strategico Nazionale (PSN) per l’attuazione della PAC post 2022.
“Non siamo più neanche di fronte ad un tentativo di greenwashing, ma di un vero e proprio patto per l’agricoltura industriale, che relega a contorno gli impegni per l’ambiente e il lavoro”
Lo dichiarano le Associazioni della Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura che giudicano il documento deludente e inadeguato per affrontare le complesse sfide della transizione ecologica della nostra agricoltura, inefficace sia sul versante della lotta al cambiamento climatico che su quello dello stop alla perdita di biodiversità.
Il documento è essenzialmente centrato sulla sostenibilità economica del sistema agroalimentare, sottovalutando gli aspetti della sostenibilità ambientale e sociale. La strategia con cui il nostro Governo intende dare attuazione alla nuova PAC indica la priorità di dare “valore” alla transizione ecologica in termini di opportunità di reddito delle aziende, valutando al contempo con attenzione gli impatti economici degli impegni richiesti agli agricoltori per la sostenibilità ambientale. Il documento richiama nelle prime pagine le finalità della Politica Agricola Comune, citando le priorità fissate dal trattato fondativo della CEE nel 1957, come se negli ultimi 70 anni non ci fossero state le riforme che hanno profondamente mutato gli obiettivi di questa politica dell’Unione Europea, che attribuisce analoga importanza e dignità agli obiettivi di sostenibilità ambientale, economica e sociale. Lo stesso nuovo Regolamento UE della PAC post 2022, che sarà votato domani dal Parlamento europeo, indica con chiarezza che i 9 obiettivi per la sostenibilità economica, ambientale e sociale, hanno la stessa dignità ed importanza.
Per le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura la sostenibilità della nuova PAC è basata su compresenza e pari ruolo di tutte e tre le componenti della sostenibilità. Se una componente è più debole il sistema non regge.
Questo vale in particolare per la sostenibilità ambientale, essendo ormai evidenti gli effetti catastrofici dei cambiamenti climatici e perdita della biodiversità sulla stabilità dei nostri sistemi agroalimentari.
Completamente assente nella strategia è il necessario riferimento agli obiettivi delle Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, ma non ci sono riferimenti neppure alle varie Strategie nazionali: sviluppo sostenibile, biodiversità, transizione ecologica e al piano nazionale energia e clima: è come se il comparto agricolo e zootecnico nazionale si chiamasse fuori dalla transizione ecologica, rinunciando ad affrontare il necessario cambio di modello verso l’agroecologia. Ancora più stonata è l’assenza di risposte puntuali alle esplicite richieste fatte dalla Commissione Europea nelle raccomandazioni inviate al nostro Paese in vista della redazione del Piano e il mancato riferimento ai dati presenti nei policy brief prodotti dallo stesso MIPAAF.
Inoltre la strategia del PSN non indica chiari obiettivi al 2027 (termine della validità del Piano) per l’aumento delle superfici in agricoltura biologica, per la riduzione degli input chimici (pesticidi e fertilizzanti), per il restauro degli agroecosistemi, ma neppure per la riduzione degli sprechi, il miglioramento del benessere animale, il cambio delle diete e dei consumi a favore di alimenti più sostenibili da parte delle famiglie e della ristorazione. La conservazione della natura è relegata in secondo piano, mentre per quanto riguarda le misure sul clima, vengono prospettate azioni prive di efficacia: se è vero che il 70% delle emissioni climalteranti di fonte agricola derivano dalla filiera dell’allevamento intensivo, concentrato nella Pianura Padana, per ridurle occorre avviare una profonda ristrutturazione che riduca i carichi zootecnici favorendo la transizione da produzioni di massa a quelle di qualità. Ma di questa prospettiva non vi è traccia nella proposta di PSN.
Proprio queste carenze fanno sì che il mero elenco generico di interventi del secondo e terzo obiettivo generale non garantiscano il cambiamento necessario. Le associazioni riconoscono, infatti che, nella proposta di PSN, ci sono alcuni spunti che, se sviluppati e adeguatamente finanziati, potrebbero rappresentare delle importanti opportunità: dallo sviluppo dell’agricoltura e zootecnia biologica alla conservazione e ripristino degli agroecosistemi.
La Coalizione, viste le carenze del documento del MIPAAF, sollecita anche le autorità ambientali del nostro Paese, in particolare il Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, a far sentire forte la propria voce e rivendicare il ruolo che l’articolo 94 del regolamento della PAC affida al suo Ministero.
“La nostra è una valutazione preliminare basata sulle bozze dei documenti sottoposti dal MIPAAF, speriamo quindi in un giudizio finale meno negativo se verranno accolte le nostre osservazioni e proposte”, commentano le Associazioni di #CambiamoAgricoltura, “l’Italia ha solo 39 giorni per consegnare il suo PSN alla Commissione UE, c’è poco tempo per cambiare rotta e non perdere il treno della transizione agroecologica”.
Roma, 22 novembre 2021
CambiamoAgricoltura è una coalizione nata nel 2017 per chiedere una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, I cittadini e l’ambiente. Sostenuta da oltre 80 sigle della società civile è coordinata da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni del mondo ambientalista e del biologico italiane (Associazione Consumatori ACU, Accademia Kronos Onlus, AIDA, AIAB, AIAPP, Associazione Italiana Biodinamica, CIWF Italia Onlus, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia). E’ inoltre supportata dal prezioso contributo di Fondazione Cariplo.
La Campagna Good Food Good Farming ha prodotto questo video : chiaro , semplice e divulgativo sul processo in corso sulla riforma della prossima PAC . che ci riguarda
La Commissione UE ha fatto un primo passo verso la deregolamentazione ricerca ed uso delle piante derivanti dalle Nuove Tecniche di ingegneria genetica (NBT) o Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA)
Alla fine di settembre, l’Health Branch della Commissione europea ha pubblicato un primo rapporto su come e perché le nuove piante NBT dovrebbero essere escluse dalle regole dell’UE per gli OGM. Questa proposta rispecchia in gran parte la lista dei desideri del settore biotech.
La Commissione UE ripete infatti affermazioni non dimostrate come il fatto che i nuovi OGM contribuirebbero a ridurre le emissioni di gas serra o a ridurre l’uso di pesticidi, tesi promosse dalle corporazioni biotech come Bayer e Corteva. In realtà, una deregolamentazione del settore significherebbe che gli agricoltori, i produttori di cibo, i trasformatori e i consumatori non possono più rifiutare i prodotti NBT e optare per scelte senza OGM, e che i produttori di sementi NBT/GM non avrebbero alcuna responsabilità per eventuali danni causati dai loro prodotti.
L’invito è di diffondere questa campagna presso i vostri associati e rispondere direttamente alla Commissione prima del 22 ottobre per manifestare la vostra opposizione a questo approccio:
Qui ci sono alcune piattaforme che rendono facile dire alla Commissione il vostro contributo:
Se volete far sentire la vostra voce direttamente alla Commissione abbiamo tradotto il documento già redatto da Friends of the Earth che può essere personalizzato e migliorato. Il testo spedito attraverso questa pagina https://ec.europa.eu/info/law/better-regulation/have-your-say/initiatives/13119-Legislazione-per-le-piante-prodotte-con-alcune-nuove-tecniche-genomiche_it
LE ASSOCIAZIONI DI CAMBIAMOAGRICOLTURA: “UN ALTRO OSTACOLO PER IL GREEN DEAL. ORA LA PALLA PASSA ALL’ITALIA”
“Ha prevalso la conservazione dello Status quo e non l’ambizione per una vera transizione Agroecologica”. Questo il commento delle associazioni di CambiamoAgricoltura dopo che stamattina, a Bruxelles, è stato siglato l’accordo finale tra Parlamento europeo, Consiglio europeo e Commissione europea (il Trilogo) sui regolamenti per la Politica agricola comune (Pac) che entreranno in vigore nel 2022.
L’accordo raggiunto, infatti, accoglie quasi tutte le richieste del Consiglio Agrifish, indebolendo i già poco ambiziosi emendamenti proposti dal Parlamento europeo lo scorso ottobre. “Poco o nulla è stato concesso alla natura – commentano le associazioni L’obbligo di aree naturali è fissato al solo 4% e solo per i seminativi, con molte eccezioni tra cui le risaie, che in Italia hanno perso quasi completamente la loro valenza ambientale e che andrebbero quindi trattate come qualsiasi altro seminativo”.
Le questioni che più hanno ritardato l’accordo hanno riguardato il budget: l’accordo che ne è scaturito riserva il 25% al nuovo strumento degli ecoschemi (con il quale si potrebbe promuove ad esempio l’agricoltura biologica) mentre nel secondo pilastro una quota minima pari al 35% va alle misure ambientali. “Questi regolamenti non rendono la Pac né più ambiziosa, né più giusta, come hanno invece commentato alcuni politici anche italiani, ma sarà l’ennesima ecotruffa” continua CambiamoAgricoltura.
Ora la palla passa agli Stati Membri che dovranno declinare le regole europee all’interno dei propri Piani strategici nazionali, piani ai quali sono demandate molte decisioni, sia a livello di regole che di declinazione degli interventi.
“L’Italia è molto indietro in questo processo. Dopo un primo incontro di presentazione nulla si è più saputo del Tavolo di Partenariato che deve, come da regolamento, portare alla definizione di tutti i capitoli del Piano – concludono le associazioni – La mancanza di condivisione e trasparenza ci preoccupa molto e dopo questo accordo il nostro Paese non ha più scuse: è ora di partire con i lavori del tavolo per condividere idee e proposte”.
Le associazioni aderenti a CambiamoAgricoltura presenteranno le proprie proposte il prossimo 30 giugno in un convegno dal titolo “Ecoschema è…” che potrà essere seguito sul Canale YouTube e la Pagina Facebook della Coalizione.
25 giugno 2021
Per le associazioni di CambiamoAgricoltura:
UFFICIO STAMPA LIPU-BIRDLIFE ITALIA
Tel. 340 3642091 – andrea.mazza@lipu.it
CambiamoAgricoltura è una coalizione nata nel 2017 per chiede una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, I cittadini e l’ambiente. Sostenuta da oltre 70 sigle della società civile è coordinata da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni italiane del mondo ambientalista del biologico e dei consumatori (Associazione Consumatori ACU, Accademia Kronos Onlus, AIDA, AIAB, Associazione Italiana Biodinamica,CIWF Italia Onlus, AIAPP – Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia). E’ inoltre supportata dal prezioso contributo di Fondazione Cariplo.