Manuele Bartolini (1990) toscano e fiorentino DOC, laureato al DAMS presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Ho lavorato come bibliotecario nell’ambito di progetti del Servizio Civile Nazionale. Dal 2016 al 2020 ho lavorato come responsabile di palinsesto, regista e operatore presso una televisione regionale. Nel 2020 con la partecipazione al progetto “Orti della diversità” nell’ambito del Programma “Centomila Orti in Toscana” conosco Rete Semi Rurali ed entro a far parte dello staff. Collaboro nell’ambito del progetto RGV FAO alle campagne di semina “Coltiviamo la diversità”. Attualmente mi occupo anche dell’organizzazione, gestione e tutoraggio del progetto “Biogreen” realizzato in Toscana nell’ambito PSR 2014/2020. Mi occupo infine della comunicazione social delle attività e eventi della Rete. Divoratore di film e serie tv, appassionato di cose vecchie e vecchie mappe, nel tempo libero scappo dalla mia città ed esploro il mondo
Valeria Grazian è laureata in Agraria presso l’Università di Padova. Ha collaborato con alcune aziende agricole biologiche nel vicentino, parallelamente ha svolto attività didattiche sia in fattoria che in ambito naturalistico. Dal 2019 collabora con Rete Semi Rurali in un progetto che mira al consolidamento di filiere cerealicole locali in Veneto.
Laureata in Scienze e Tecnologie Agrarie presso l’Università di Firenze nel 2010, ho successivamente frequentato il corso di Laurea Magistrale “Sustainable International Agriculture” presso le università di Kassel e Göttingen, con specializzazione in antropologia dell’alimentazione e socio-economia dei sistemi agro-alimentari (2015). In parallelo, ho sempre continuato a coltivare il mio interesse per l’illustrazione e il Graphic Design; interessi che mi hanno portato a lavorare come illustratrice e grafica al termine degli studi. Poco a poco è nata l’idea di coniugare due passioni apparentemente inconiugabili, diventando un’illustratrice-divulgatrice di tematiche legate all’ambiente. L’inizio della collaborazione con Rete Semi Rurali (2020) è un buon passo in questa direzione.
L’Avena sativa ssp comprende specie coltivate, selvatiche e infestanti presenti in tutti i continenti. Il suo centro di origine è l’Asia Minore. Per Greci e Romani era meno importante di orzo e grano, tuttavia Ippocrate e Galeno la considerano un medicinale per tosse e pelle. Nel Medioevo era coltivata come foraggio in rotazione con il grano su suoli acidi e poveri. L’uso per l’alimentazione variava in base a periodo e regione perché meno nutriente di frumento e patate, erano l’alimento della gente povera in nord Europa. Gli arabi la introdussero in Spagna come alimento per cavalli. Con i navigatori spagnoli e inglesi, l’avena partì verso le Americhe. Il Capitano B. Gosnold la seminò sull’isola di Cuttyhank in Massachussetts.
Le prime coltivazioni risultarono però poco redditizie. Verso la fine del XIX sec. i mulini cominciarono a venderne la farina per la colazione, utilizzo ancora molto importante negli Stati Uniti. Anche in Italia l’avena ha avuto un ruolo marginale, si coltivava come alimento per cavalli, per questo le superfici coltivate sono drasticamente diminuite dopo gli anni ’50 e la specie è rimasta esclusa dai programmi di miglioramento genetico. Nel Registro varietale italiano erano iscritte meno di dieci varietà. Solo nel 2000 sono state attivate nuove ricerche che hanno portato al rilascio di varietà a taglia più bassa e maggiori rese. Alla fine del 2018 le avene iscritte al Registro erano 25. Ancora più trascurabile è stata la storia dell’avena nuda (A. sativa ssp. nudi sativa) con una sola varietà iscritta, Nave, molto alta con semi piccoli. Nel 2009, grazie al lavoro del CREA di Bergamo, sono state registrate 2 nuove varietà, Irina e Luna.
Foto di R. Redaelli
Rita Redaelli – Ricercatrice presso il Centro di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali del CREA
Il Biodistretto Valle Camonica, tra le provincie di Brescia e Bergamo, nasce con l’intento di promuovere la cura del paesaggio, il recupero dei terreni incolti di montagna per la coltivazione di cereali, la costruzione di filiere produttive locali e la diffusione di pratiche ecologiche e rigenerative di agricoltura. La nascita del primo bio distretto della Lombardia è del 2014 con l’accordo di collaborazione, facilitato da AIAB, tra 12 enti locali, istituzioni scolastiche dei territori, 12 aziende agricole biologiche, 6 cooperative sociali, associazioni ambientaliste, culturali e di rappresentanza degli operatori turistici e della ristorazione. Nel tempo è riuscito a coinvolgere nelle proprie attività una porzione estesa del territorio della Valle Camonica costruendo una fitta rete di collaborazione. Questo percorso si è concretizzato nel recupero di piccoli terreni per la coltivazione dei cereali attraverso il disboscamento e la sistemazione dei versanti, la consociazione e la rotazione delle colture, la scelta di semi e colture resistenti adatte a questo paesaggio agricolo a mosaico. Da questo primo lavoro di cooperazione è nata la possibilità di lavorare più specificatamente sulle filiere dei cereali di montagna attraverso la condivisione di attrezzature agricole, di occasioni di formazione per gli agricoltori con lezioni in campo e viaggi di studio, nei percorsi di consapevolezza per bambini e famiglie mediante esperienze dirette nelle aziende agricole e nella Casa Museo di Cerveno. In questo ultimo periodo si è approfondito anche il tema della diversificazione e selezione varietale per la definizione di varietà adatte a crescere su terreni situati tra i 400 e i 1400 metri, di piccole dimensioni, in forte pendenza, senza irrigazione e senza trattamenti chimici. Si tratta di semi di segale, orzo, frumento, mais, grano saraceno, conservati da tempo dalla comunità Camuna a cui si sono aggiunti i semi provenienti dalla Casa delle Sementi di RSR. La Cooperativa Agricola di Comunità Germinale si è costituita a Demonte in Valle Stura, nella provincia di Cuneo, nel maggio del 2018 dall’incontro tra un gruppo di attivisti della zona e l’associazione “Insieme diamoci una mano” per la valorizzazione dei terreni abbandonati ricevuti dal Comune di Demonte in eredità da un vecchio contadino del Fedio. La Cooperativa è impegnata nella coltivazione di orticole in media e bassa Valle Stura e in altre parti delle valli del cuneese, nella pulizia di castagneti per conto dell’Associazione Fondiaria Valli Libere, nelle trasformazioni agro-alimentari realizzate nel laboratorio di comunità e nella formazione alle tecniche di agricoltura conservativa e allevamento di montagna. La Cooperativa intende l’agricoltura come uno strumento per creare e rafforzare legami e rapporti di solidarietà ed è impegnata nel sostenere il percorso di integrazione di 4 richiedenti asilo ospitati presso il CAS di Festiona. Germinale sta sperimentando la riproduzione controllata di alcune specie spontanee della Valle Stura, verificando la loro adattabilità e approfondendo le tecniche di trasformazione alimentare più idonee per creme, condimenti, conserve e tisane. La Cooperativa intende promuovere la coltivazione di queste specie tra le piccole aziende agricole della Valle in modo da preservare l’integrità della popolazione spontanea, evitando fenomeni di “depredazione” e scomparsa.