Giorgio Gallesio

Mag 2, 2019 | Personaggi

Nato nel 1772 a Finalborgo, l’attuale Finale Ligure, da una famiglia di nobili possidenti, Gallesio si laureò in legge a Pavia nel 1793. Nonostante gli studi giuridici, si appassionò ben presto alla botanica che coltivò durante i suoi incarichi nell’amministrazione napoleonica del dipartimento di Montenotte, in Liguria. Nel suo giardino raccolse una ricca collezione di frutti e agrumi su cui eseguì diversi studi che furono la base per il suo primo importante testo, il Traité du citrus, pubblicato a Parigi nel 1811.

Con la caduta di Napoleone cercò di adoperarsi per la ricostituzione della Repubblica di Genova e si recò a Vienna per partecipare ai lavori del Congresso che avrebbe deciso i destini d’Europa per i prossimi decenni. La Liguria tuttavia fu annessa al Piemonte e Gallesio, deluso, si dedicò al patrimonio familiare e ai suoi interessi botanici.

Nel 1816 pubblicò a Pisa la Teoria della riproduzione vegetale, prodromo della sua opera più importante, Pomona italiana, ossia Trattato degli alberi fruttiferi. Quest’ultima, che lo ha meritatamente reso celebre, era un progetto importante e ambizioso per l’epoca, una grande raccolta di tavole pomologiche, realizzate dai migliori illustratori e corredate da ampi testi descrittivi delle varietà di frutta, in linea con analoghe opere realizzate in Europa tra cui Pomona Franconica di J. Mayer (1776), Pomona Bohemica di M. Roessler (1795) e Pomona Britannica di G. Brookshaw (1812).

La difficoltà di raccogliere informazioni sulle specie presenti in tutti gli stati preunitari italiani, lo obbligò ad andare nel Granducato di Toscana dove la biodiversità frutticola era tradizionalmente molto importante fino dai tempi dei Medici e dove erano presenti una serie di valenti e abili botanici come Gaetano Savi e Ottaviano Targioni Tozzetti, formatisi all’Università di Pisa, che lo supportarono scientificamente nelle ricerche.

L’opera venne pubblicata a fascicoli, con magnifiche tavole a colori rifinite a mano. Alterne vicende ne rallentarono la conclusione editoriale non ultima la morte di Gallesio a Firenze nel 1839, subito dopo aver partecipato a Pisa alla Prima Riunione degli Scienziati italiani dove, dopo aver presentato una relazione sull’innesto, fu acclamato come fondatore della pomologia italiana. Un vero peccato perché l’opera era vicina alla sua conclusione. Le copie attualmente reperibili nelle biblioteche sono pochissime ed è quasi impossibile trovare la Pomona nella sua versione completa, infatti sono rarissime le copie che hanno tutte le tavole stampate, 183 su 200. Alla morte dello scienziato ligure, i manoscritti furono dispersi e sono stati ritrovati solo pochi decenni fa presso la biblioteca americana di Dumbarton Oaks. Un altro corpo di carte, contenenti alcuni trattati inediti, è conservato presso l’Archivio dell’Accademia dei Georgofili di Firenze.

Negli ultimi anni l’opera di Gallesio è stata ampiamente rivalutata grazie agli studi di E. Baldini e A. Tosi, ed è stato quindi possibile ricostruirne il lavoro, i viaggi e la preparazione scientifica alla base della sua opera, purtroppo poco organica ma intuitiva e per questo molto interessante, sulla genetica e la trasmissione dei caratteri ereditari esposti nel Traité de citrus.

Oggi Pomona italiana è stata per la gran parte digitalizzata ed è possibile reperirne un’edizione sul sito della casa editrice Pentàgora, a cura di Massimo Angelini e Maria Chiara Basadonne (www.pentagora.it/pomo – edizione ipertestuale – Ist. Marsano, Genova 2004). Un’altra copia è visibile nelle collezioni della New York Public Library all’indirizzo:

https://digitalcollections.nypl.org/items/510d47dd-d8c0-a3d9-e040-e00a18064a99.

Notiziaro 21

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