Dalla metà di giugno RSR non ha più a disposizione la struttura che ospitava la Casa delle Sementi. Le difficoltà tecniche e logistiche conseguenti ci impongono un ridimensionamento delle attività di gestione della semente. Quest’anno la Campagna di semina metterà quindi a disposizione soltanto le rimanenze di semente preparata l’anno passato. Le modalità saranno le stesse del passato: bustine da 100 grammi di varietà locali e buste da massimo 1 kg di popolazioni. A settembre sarà disponibile il catalogo con le disponibilità. A breve sarà disponibile il catalogo delle sementi disponibili.
“Noi andremo al rogo, moriremo bruciati, ma non rinunceremo mai alle nostre convinzioni”.
Vavilov (1887-1943) considerato uno dei più grandi botanici-genetisti, fu il primo a riconoscere che il futuro del cibo dipende dai “minuscoli semi dei campi di tutto il mondo” e, ironia della sorte, a morire in carcere proprio di fame.
A capo di un grandioso programma teso a far fronte alla grave situazioni agricola russa nei primi decenni del XX secolo, Vavilov partì dal presupposto che per migliorare i rendimenti delle colture agrarie fosse necessario arricchirne la base genetica e poi operare la selezione. Con il fine di scoprire, collezionare e conservare le basi genetiche di specie spontanee e coltivate per
per garantire alle generazioni future la “sicurezza alimentare”, spedizioni in tutto il mondo (G.P. Nahan, Where our food comes from, 2009). A capo di un grandioso programma teso a far fronte alla grave situazioni agricola russa nei primi decenni del XX secolo, Vavilov partì dal presupposto che per migliorare i rendimenti delle colture agrarie fosse necessario arricchirne la base genetica e poi operare la selezione. Con il fine di scoprire, collezionare e conservare le basi genetiche di specie spontanee e coltivate per garantire alle generazioni future la “sicurezza alimentare”, guidò una serie di straordinarie spedizioni in tutto il mondo (G.P. Nahan, Where our food comes from, 2009). In Russia il suo lavoro mise sotto una nuova luce le idee sull’origine delle piante coltivate permettendo lo studio della variazione del rapporto fra ambiente e piante, fra genoma e fenotipo “la possibilità di ogni progresso della conoscenza della fisiologia organica del vegetale è affidata in via primaria all’analisi del genotipo e al meccanismo di trasmissione ereditaria dell’insieme delle innumerevoli caratteristiche di cui si compone e che compaiono a livello fenotipico: i caratteri”. Vavilov come fondatore dell’Accademia di Lenin e presidente del VIRV, mise a disposizione di biochimici e selezionatori una grandissima quantità di materiale genetico e comparò le diverse tecniche di coltivazione messe a punto in altri sistemi agricoli di diversi paesi.
Se Lenin aveva premiato il suo lavoro, nonostante prevedesse anni di sperimentazioni, prima di selezionare una varietà interessante dal punto di vista produttivo, Stalin lo condannò. Vavilov fu oggetto di una pesante campagna diffamatoria iniziata nel 1931, da parte di un pupillo del regime staliniano: il biologo Lysenko, capace purtroppo di interpretare più le ragioni politiche che le leggi genetiche. Dal 1930 fio al 1940, a niente valsero i tentativi di difesa da parte di numerosi biologi e genetisti russi della validità e dignità scientifica del lavoro svolto da Vavilov e dal VIRV; nel 1940 fu arrestato, nel 1941 accusato, tra le altre cose, di cospirazione di “destra” e quindi condannato a morte. Vavilov morì nel 1942 nella prigione russa di Saratov. Morto Vavilov, Lysenko, considerato da molti pazzo e capace di crimini contro l’umanità (A.Papi, L’ideologia nella scienza: il caso Lysenko, Roma, 1998), indebolì gli studi di genetica classica divenendo così “il grande padre russo della biologia progressista”. Lysenko, come riportato dal grande fisico Andrey Sacharov (Memorie, 1990) fu poi accusato nel 1964, durante le elezioni del Presidente dell’Accademia delle scienze dell’URSS, di essere stato “responsabile del vergognoso ritardo della biologia sovietica nel campo della Genetica Scientifica […] e della persecuzione della scienza autentica e dei veri scienziati”.
Ciò segnò la sua definitiva condanna da parte della comunità scientifica russa e l’ufficiale riabilitazione di scienziati come N.I.Vavilov.
«I risultati sino ad ora ottenuti non sono che speranze. Per me, per il mio Paese mi auguro se ne avverino e mi propongo insistere con pertinace costanza sulla via intrapresa e fino a che non avrò raggiunto il conseguimento di varietà rispondenti ai bisogni della granicoltura italiana» (Nazareno Strampelli, 1907).
Nato a Castelraimondo (Macerata) il 29 maggio 1866 e morto a Roma il 23 gennaio 1942, Nazareno Strampelli fu, insieme a Francesco Todaro (1864-1950), uno dei principali artefici del rinnovamento della granicoltura italiana della prima metà del Novecento. Laureato in Agraria a Pisa nel 1891, dopo aver trascorso i primi dodici anni della sua attività professionale dedicandosi alla ricerca universitaria e all’insegnamento, Strampelli avviò, nel 1903, un ambizioso programma di miglioramento genetico vegetale combinando i principi tradizionali della selezione genealogica con quelli dell’ibridismo, appena rilanciati in quegli anni, anche in Italia, dalla riscoperta delle leggi di Mendel. Alla Stazione sperimentale di granicoltura di Rieti, grazie all’impianto di una vera e propria filiera che
dalla sperimentazione conduceva fino alla commercializzazione della semente, Strampelli riuscì a superare le difficoltà inizialmente incontrate e ad affermarsi attraverso la costituzione di varietà di frumento resistenti alle ruggini e all’allettamento che culminerà, agli inizi degli anni ’20, con il rilascio dei famosi “Grani della vittoria”, impiegati dal regime fascista fin dal 1925 come vera e propria arma di propaganda nell’ambito della celebre “Battaglia del grano”. Per l’Italia, la conseguenza del circolo virtuoso innescato a Rieti dal genetista marchigiano sarà notevole: raddoppio della produzione nazionale di frumento tenero a fronte di un modesto aumento della superficie coltivata. Per Strampelli, il colpo di fortuna (o di genio?) fu quello di aver puntato, già un secolo fa, sul modernissimo e attuale concetto di biodiversità, avvalendosi, ai fini sperimentali, di varietà di frumento provenienti da ogni angolo del globo. Anticipando il lavoro del premio Nobel Norman Borlaug (1914-2009), che pure dovrà all’impiego di varietà esotiche a bassa taglia il successo delle sue High Yielding Varieties di frumento, Strampelli fu capace di riunire, nelle sue rivoluzionarie varietà di grano tenero, la riduzione della taglia e l’insensibilità al fotoperiodo, possedute dal grano giapponese “Akakomugi”, alle prerogative di resistenza alle ruggini del vecchio “Rieti originario”, realizzando un capolavoro dietro l’altro e gettando le basi della moderna granicoltura mondiale. Se consideriamo che la stragrande maggior parte delle varietà di frumento oggi coltivate in tutto il mondo presenta almeno una delle creazioni di Strampelli nel proprio pedigree, non è esagerato affermare che il grano di tutto il pianeta “parla italiano”.
“Le risorse genetiche vegetali sono raramente ‘materie prime’, sono l’espressione della saggezza di agricoltori che hanno svolto un ruolo altamente significativo nella costruzione delle fondamenta delle risorse genetiche del mondo.”
Melaku Worede (1936-2023) è nato in Etiopia, dopo aver ottenuto un dottorato di ricerca in Agronomia(Genetica e Miglioramento Genetico) presso l’Università del Nebraska (USA), al suo ritorno in Etiopia è stato coinvolto nella costruzione del Centro per le risorse vegetali ad Addis Abeba (attuale Istituto per Conservazione della Biodiversità), di cui diventa direttore nel 1979. Nel 1993 ha lasciato l’incarico e, in pensione, ha lavorato al programma Seeds of Survival in Etiopia, che ha fondato con il supporto di un consorzio di ONG canadesi.
Questo programma nasce sulla scia della guerra civile e delle gravi siccità che hanno colpito l’Etiopia negli anni ‘80. Di fronte alla fame, gli agricoltori sono stati costretti a mangiare i semi che avevano salvato per la semina, mettendo così in pericolo le migliaia di varietà di semi presenti nel paese. Non bisogna dimenticare, infatti, che l’Etiopia è uno degli otto Centri di origine e diversificazione dellepiante agrarie a livello mondiale. È questa biodiversità – sotto la grande minaccia di guerre, siccità emoderni metodi di coltivazione – che Worede ha cercato di preservare. Lavorando in collaborazione con labanca delle sementi etiope, Seeds of Survival ha sostenuto un piano di salvataggio della diversità,raccogliendola dai campi degli agricoltori, conservandola, moltiplicandola e restituendola per la coltivazioneagli agricoltori. È in Etiopia che nasce l’idea di banca del seme comunitaria, una struttura a livello locale,gestita collettivamente dagli agricoltori, che consente di stoccare il seme per brevi periodi in condizioniottimali. Questa idea riporta gli agricoltori al centro delle politiche di conservazione della diversità agricolain stretta connessione con il sistema di ricerca (tramite progetti di miglioramento genetico partecipativo) e diconservazione ex situ pubblici. In pochi anni, Worede e il suo staff hanno raccolto e conservato in modo sicurouna notevole quantità di diversità agricola dell’Etiopia, creando un modello da imitare per il resto del continente. Ma il lavoro di Melaku Worede è stato anche centrale nella formazione di una nuova generazione diselezionatori, genetisti e scienziati etiopi, tanto è vero che l’Etiopia ha giocato un ruolo da leader nei negoziatiinternazionali sulle risorse genetiche vegetali in seno alla FAO. A livello internazionale, Worede è stato il primo presidente del Comitato africano per le Risorse Genetiche, ed èstato determinante per la costituzione della Rete africana sulla biodiversità. Nel 1989 ha vinto il Right LivelihoodAward per avere conservato la ricchezza genetica dell’Etiopia creando uno dei migliori e più raffinati sistemi di conservazione al mondo. Nel 2012 è intervistato nel film I Semi della Libertà, prodotto dalla FondazioneGaia e dalla Rete africana sulla biodiversità, entrambe organizzazioni con le quali èstato un alleato di lungotermine e con cui ha lavorato per condurre una serie di corsi di formazione in tutta l’Africa.
“L’unicità del giardino di Burbank è che tutto al suo interno è il risultato della creatività. Ogni cosa nel giardino è stata soggetta all’influenza del selezionatore” (N.I. Vavilov)
Burbank (1849-1926) è stato il più famoso orticoltore e selezionatore degli Stati Uniti, responsabile della creazione di più di 800 tipi e varietà di piante – agricole e ornamentali – durante i suoi 55 anni di carriera. La sua storia comincia con la patata. Nel 1873 partendo dai semi veri della varietà a impollinazione aperta Early Rose cominciò a selezionarne le progenie e riprodurre le selezioni pe r via gamica. La varietà che ne uscì fu chiamata Burbank e per oltre 70 anni è stata la patata più coltivata negli USA insieme alle sue varianti, tra cui la più famosa è la Russet Burbank, patata a buccia rossa usata da McDonalds per produrre le sue famose patatine. Nel 1875 spostò la sua attività in
California a Santa Rosa dove fondò la sua azienda con i campi, il giardino, il vivaio e le serre. Oggi l’azienda è diventata un importante parco cittadino (http://www.lutherburbank.org). Qui Burbank cominciò a seminare, moltiplicare e incrociare semi e materiale di propagazione provenienti da tutto il mondo. La sua straordinaria capacità di selezionare gli permetteva di valutare più caratteri nel tempo a partire dall’ideotipo che aveva pensato all’inizio dell’esperimento.Secondo H. de Vries, famoso biologo olandese teorico delle mutazioni, Burbank era “un giardiniere pieno di genio”. E questa immagine del giardiniere eccentrico e geniale, ma non scienziato, accompagnò Burbank dopo la sua morte, dato che nel suo lavoro non fece mai uso di particolari procedure sperimentali e non si appoggiò alla nascente disciplina della genetica per impostare i piani di incrocio e di selezione. Anche le testimonianze scritte delle sue attività – più descrittive che quantitative – portarono il mondo scientifico a emarginarlo, relegando la sua figura a quella di un hobbista o, addirittura, a dimenticarla del tutto perché troppo vicino a Lamarck e alla teoria dei caratteri acquisiti. Senz’altro non portò fortuna a Burbank il fatto che il biologo russo Lysenko – responsabile della cattura e morte di N.I. Vavilov (vedi personaggio del Notiziario 1, giugno 2011) nonché detrattore della scienza genetica – apprezzò il suo lavoro e lo citò tra i suoi biologi di riferimento. Una parte del lavoro di Burbank si concentrò sugli alberi da frutto, applicando la riproduzione per seme e l’incrocio tra specie diverse e poi propagando per via agamica le progenie selezionate. In questo modo riuscì a superare il fatto che gli incroci tra specie diverse fossero sterili – non dovevano produrre semi tanto si riproducevano per via asessuale – e inoltre questi incroci dimostrarono la loro importanza sul mercato producendo frutti senza semi. Particolarmente intensi furono i suoi lavori su susino e rovo, creando una collezione di piante provenienti da tutto il mondo e dando vita, grazie ai suoi incroci, a una serie di nuova varietà. Burbank si dedicò anche al mais e la sua passione per gli incroci lo portò a scoprire l’origine di questa pianta. Infatti, nel 1907 incrociò una varietà commerciale con un parentale selvatico chiamato teosinte e ottenne degli ibridi con caratteri intermedi. Da questa scoperta ne dedusse che il teosinte dovesse essere la forma selvatica del mais coltivato. Sono dovuti passare circa 90 anni per avere la prova dell’intuizione di questo artista-orticoltore. Infatti, solo nel 1990, grazie a studi molecolari sul genoma, la scienza confermò che l’antenato del mais fosse il teosinte. Burbank era anche un uomo dedito al commercio: le sue varietà venivano vendute in tutti gli Stati Uniti. In questo settore, tuttavia, la sua influenza si è fatta sentire soprattutto dopo la sua morte. Infatti, nel 1930 Paul Stark (colui che diede il nome alla mela Stark), presidente del Comitato sui brevetti vegetali, e Archibald Augustine, presidente dell’Associazione Americana dei Vivaisti, stavano cercando di far passare al Congresso la prima legge in difesa dei selezionatori di piante riprodotte per via agamica, grazie al riconoscimento di un diritto di proprietà intellettuale – il brevetto – sulle varietà da loro create. Uno degli oppositori della legge era Fiorello La Guardia, futuro sindaco di New York. La sua resistenza fu vinta grazie alla lettera che Burbank scrisse nel 1926 a Paul Stark in cui auspicava la messa in opera di una legge in questo senso: una volta saputo che Burbank sarebbe stato d’accordo La Guardia ritirò le sue obiezioni e la legge passò alla Camera e al Senato.