da Giuseppe de Santis | Nov 7, 2017 | Soci RSR
Obiettivi dell’associazione
Creare eventi collettivi legati ai lavori della terra per sensibilizzare all’ecologia nei diversi territori e diffondere buone pratiche agricole
Principali attività
Eventi legati ai attività agricole stagionali. L’assemblea annuale e collaborazione con eventi locali a carattere ecologico. Attività della RSR e MAG Verona
Collaborazioni
MAG per coordinamento Nuove Vite Contadine della Provincia di Verona|Progetto di Apicoltura Sociale con il Comune di Legnago
Fonti di finanziamento
quote sociali
da Giuseppe de Santis | Ott 31, 2017 | Personaggi
“Io sono locale, rurale, comunitario. E ho scoperto che il mondo intero è una comunità. Abbiamo fatto progressi nell’affermare a livello globale in nostri diritti locali comunitari. Continueremo a fare questo”
Tewolde Berhan (1940-2023), laureatosi nel 1963 all’Università di Addis Abeba ha poi conseguito il dottorato presso l’Università del Galles nel 1969. Ritornato all’Università di Addis Abeba, tra il 1974-79 ha ricoperto la carica di Preside della Facoltà
di Scienze. Dal 1978 al 1983 è stato il responsabile dell’Erbario Nazionale, tra il 1983-91 Presidente dell’Università di Aswara e tra il 1991-94 Direttore del Segretariato per la Strategia di Conservazione Etiope. Da allora ha ricoperto la carica di Direttore Generale dell’Autorità di Protezione Ambientale dell’Etiopia che è in realtà il Ministero dell’Ambiente del Paese.
Durante gli anni ’90 Tewolde si è fortemente impegnato nei negoziati dei diversi forum sulla biodiversità, in particolare nella Convenzione sulla Diversità Biologica (CDB) e nell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO). In questo periodo ha formato un forte gruppo di negoziatori Africani molto competenti che ha iniziato ad assumere la guida nel G77 e nel Gruppo della Cina. Ne emerge un’Africa con posizioni unite, forti e progressive come quelle sulla non brevettabilità dei materiali viventi e il riconoscimento dei diritti comunitari. Rafforzano così le posizioni negoziali dei G77 e della Cina.
Tewolde ha contribuito alla tutela delle raccomandazioni dell’Organizzazione dell’Unità Africana (OUA) che incoraggiavano i paesi Africani a sviluppare e implementare i diritti comunitari, a raggiungere una posizione comune sugli Aspetti Relativi al Commercio dei Diritti di Proprietà Intellettuale (TRIPS), e ad assumere un chiaro atteggiamento contro i brevetti sui viventi. Inoltre, Tewolde, ha guidato la redazione del modello legislativo dell’OUA per i diritti comunitari, che ora è utilizzato come base comune per tutti i paesi Africani.
Nel 1999, durante i negoziati sulla biosicurezza, svolti a Cartagena, in Colombia, Tewolde è stato portavoce della maggioranza dei paesi del G77, chiamata “Il Gruppo della stessa opinione”. Questi negoziati sono finiti in un’impasse, ma hanno raggiunto una conclusione favorevole a Montreal nel Gennaio del 2000. La direzione di Tewolde del “Gruppo della stessa opinione” ha svolto un ruolo chiave nel raggiungere un risultato – contro la forte opposizione degli USA e dell’UE- che protegge la biosicurezza e la biodiversità e rispetta i diritti tradizionali e comunitari nei paesi in via di sviluppo. Nel 2004, Tewolde Berhan è stato insignito della laurea ad honorem di Dottore in Scienze per Honoris Causa dall’Università di Addis Abeba, come riconoscimento della sua leadership nello sviluppo della scienza botanica in Etiopia e nella conservazione della diversità biologica globale. Nel 2006, egli ha ricevuto il premio “Campioni-Difensori della Terra”, offerto dal Programma Ambientale delle Nazioni Unite per dare visibilità ai leader ambientali.
Fonte: http://www.rightlivelihood.org/egziabher.htm
da Giuseppe de Santis | Ott 31, 2017 | Personaggi
“Per il bene delle generazioni future, dobbiamo raccogliere e studiare i parentali selvatici e le infestanti delle nostre piante coltivate. Queste fonti di germoplasma sono state pericolosamente trascurate in passato, ma il futuro potrebbe non essere così tollerante. Queste risorse dividono noi dalla fame su una scala che non possiamo neanche immaginare”
Jack Harlan (1917-1998) è famoso per le sue spedizioni di raccolta di piante e per le sue affermazioni sul valore dei parentali selvatici e delle infestanti delle piante coltivate. Raccogliendo varietà agricole nelle diverse aree del pianeta, ha
nel tempo rivisto e corretto le teorie di Vavilov circa le origini dell’agricoltura e la presenza di centri di origine delle colture stesse. Harlan, inoltre, ha coniato il concetto di pool genetico delle piante coltivate, individuando per ogni specie tre pool genetici (primario, secondario e terziario). Sull’importanza delle varietà locali, anche di quelle a prima vista assolutamente poco interessanti per le loro caratteristiche, Harlan ricordava la storia di una varietà che aveva raccolto in un campo in Turchia nel 1948. Si trattava di una varietà poco appariscente, misera, alta, dallo stelo fine, suscettibile alla ruggine bruna, che allettava e con cattiva attitudine alla panificazione. Comprensibilmente, nessuno le ha prestato attenzione per circa 15 anni. Improvvisamente, un nuovo patogeno fungino, la ruggine striata, cominciò a fare gravi danni alle colture nel nord-ovest degli Stati Uniti. Questa varietà turca, chiamata nella collezione PI78383, si è rivelata resistente a quattro razze della ruggine striata, e a 35 razze di carie del frumento. Le varietà migliorate prodotte a partire da PI178383 hanno permesso di ridurre le perdite stimate in alcuni milioni di dollari all’anno.
Insieme a Sir Otto Frankel, Erna Bennett, Jack Hawkes, Dieter Bommer, MS Swaminathan, John Creech e pochi altri ha dato vita al movimento che ha considerato la conservazione delle risorse genetiche vegetali come un campo interdisciplinare per gli studi scientifici. Questo movimento, fiorito a partire dalla fine degli anni 70, è ormai definitivamente affermato dando testimonianza della saggezza di quei primi visionari.
Così scriveva nel 1975 Jack Harlan in un suo famoso articolo sulla rivista Science dal titolo Our vanishing genetic resources:
“La coevoluzione delle colture e l’uomo in economie di sussistenza agricola è uno dei soggetti più affascinanti per chi studia l’evoluzione culturale umana. Ma, come tante cose in questo mondo, il passato viene distrutto dal presente. Centri di diversità sono stati spazzati via negli ultimi decenni. Culture indigene tribali e costumi sociali sono scomparsi. Varietà locali stanno diventando oggetti da collezione tanto quanto i bronzi dell’età del ferro, le maschere africane o l’Arte Precolombiana. Il mondo di Vavilov sta scomparendo e le fonti di variabilità genetica che conosceva si stanno prosciugando. I modelli di variazione […] potrebbero non essere più visibili in pochi decenni e le tracce viventi della lunga coevoluzione delle piante coltivate potrebbe scomparire per sempre”.
Sono passati più quasi quarant’anni e queste parole sono ancora quanto mai attuali.
da Giuseppe de Santis | Ott 31, 2017 | Personaggi
“È una responsabilità ineludibile della nostra generazione sviluppare sistemi che tengano in conto il carattere specifico della biodiversità agricola e sappiano riconoscere in tempo i problemi e le implicazioni per le generazioni future. È necessario trovare soluzioni etiche nell’ambito di un disegno politico ad ampio raggio che permetta una ripartizione equa dei benefici tra tutti i Paesi e che possa assicurare il futuro agricolo e alimentare delle generazioni future”
J.E. Alcázar (1945 – ) un tempo noto come “Pepe, el de los melones” (Pepe, quello dei meloni) e poi semplicemente Pepe, è nato nel 1945 a Ciudad Real in Spagna. Laureatosi come agronomo all’Università di Madrid, dove ha conseguito il master in “orticoltura”; nel mentre d’estate faceva l’agricoltore nell’azienda agricola del padre.
Ha proseguito i suoi studi di genetica, acquisendo il titolo di dottorato, presso l’università della California negli Stati Uniti di America. Attualmente è Direttore della cattedra di Studi sulla Fame e la Povertà (CEHAP) presso l’Università di Cordova e Professore ordinario nella stessa Università di Madrid in cui si è laureato.
La biodiversità agricola, la sua erosione, il suo uso, la sua conservazione per il bene di tutta l’umanità, e i diritti degli agricoltori ad essa legati sono stati da sempre temi centrali di riflessione, preoccupazione e azione politica nella vita di Pepe.
Nei suoi 30 anni di attività presso le Nazioni Unite si è infatti occupato principalmente di biodiversità agricola, cooperazione internazionale e principi etici, con un attenzione particolare per gli agricoltori detentori, conservatori e miglioratori di risorse genetiche e conoscenze. Il principio che “le risorse genetiche vegetali sono patrimonio di tutta l’umanità, e in quanto tale devono essere rese disponibili senza alcuna restrizione”, sancito nel International Undertaking on Plant Genetic Resources (IU) del 1983 era per lui fondamentale.
All’interno della FAO, dal 1983 al 2007, ha ricoperto importanti ruoli: segretario della Commissione Inter-governativa sulle Risorse Genetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura, che comprendeva 160 Paesi, segretario ad interim del Trattato FAO, dalla sua entrata in vigore (2004) sino al 2007 e dal 1999 al 2007 Presidente del Comitato “Etica per il cibo”.
Sono numerosi i personaggi, soggetti istituzionali, organizzazioni della società civile, organizzazioni non governative, che dal 1960 in poi, hanno agito perchè il Trattato FAO diventasse una realtà, fra questi Pepe Esquinas è considerato il “padre” della Convenzione.
La sua infaticabile azione all’interno e all’esterno della FAO, tra cui più di cento viaggi, per attivare, promuovere e coordinare le negoziazioni all’interno del CGRFA, e la sua spiccata umanità e caparbia, umiltà e furbizia, hanno contribuito in maniera determinante alla redazione e poi approvazione del Trattato FAO, che è quell’accordo legale vincolante internazionale dove per la prima volta nella storia dell’umanità, tra le altre cose, sono inclusi i “diritti degli agricoltori”.
Il 3 novembre del 2001 all’apertura dei lavori del 1° Incontro dell’Organo Direttivo del Trattato FAO, le Organizzazioni della Società Civile, hanno ufficialmente e senza alcun dubbio riconosciuto Pepe come “L’individuo che ha contribuito in maniera più costruttiva all’implementazione del Trattato”, regalandogli il gioco degli scacchi che emblematicamente ricordava i diplomatici processi di negoziazione.
Anche noi della RSR salutiamo affettuosamente e scherzosamente Pepe con uno dei suoi numerosi aneddoti…
«….Chi pensa di essere troppo piccolo per poter avere un impatto, forse non ha mai dormito con una zanzara nella stanza»
(José Esquinas Alcázar, 2011)
da Giuseppe de Santis | Ott 31, 2017 | Personaggi
“Se stacchiamo, qua e là, numerose spighe da piante diverse e ne seminiamo i granelli avendo cura di tenere separati quelli di ogni spiga, può darsi che i gruppi di piante provenienti dai granelli di spighe diverse presentino fra loro delle differenze, non di forma, ma −ad esempio − nel ciclo vegetativo (alcune più tardive, altre meno) oppure nella resistenza alle ruggini, etc.[…] Con il procedimento testé ricordato, nelle varietà si possono isolare tutti i tipi diversi che le costituiscono: formare cioè tante razze pure. Comparando fra di loro queste razze si possono individuare quelle che presentano le migliori caratteristiche nel senso agrario (produttività, resistenza alle malattie, all’allettamento, ecc.). Si abbandoneranno naturalmente tutte le altre di minor valore per mantenere e coltivare− separatamente − queste ultime..”
(1864-1950) Francesco Todaro e Nazzareno Strampelli sono, seppur con differenze di metodo, considerati i padri del miglioramento genetico dei cereali in Italia. Francesco Todaro nacque nel 1864 a Cortale, solo due anni dopo Strampelli. Conseguì la laurea nella Facoltà di agraria di Pisa nel 1886, fu docente di Economia e direttore dell’Istituto Superiore Agrario presso l’Università di Bologna e agronomo (1904-1935) presso la Stazione sperimentale di Modena.
Nel 1921 fondò sempre a Bologna l’Istituto di Allevamento Vegetale di Ceralicoltura che diresse sino al 1936. Si spense nel 1950, otto anni dopo Strampelli. Todaro come Strampelli fu spinto, dalla critica situazione economica dell’Italia a contribuire, con il proprio lavoro, al miglioramento dell’agricoltura del Paese. A differenza di Strampelli, Todaro, lavorò non solo sui frumenti ma anche su riso, avena, mais e erba medica.
Basando il suo lavoro sul modello della svedese Stazione Agraria di Svalöf (fondata nel 1886), era convinto che per migliorare la produttività del grano si potesse utilizzare la ricerca genetica, non nel senso di alterare la natura di quelle determinate specie vegetali, bensì nella prospettiva di “stimolare” la selezione e la diffusione di varietà di piante ‘elette’, che fossero in grado cioè, per la loro più riuscita qualità, di assicurare prodotti migliori.
Inoltre, la sua attività non si limitò al solo miglioramento genetico ma si rivolse anche alla risoluzione di problemi pratici e organizzativi allo scopo di mettere a disposizione degli agricoltori sementi di ottima qualità e a prezzi accessibili.
Per questo nel 1911 fondò la ” Società Cooperativa Bolognese per la produzione di Sementi della Grande Cultura”, un società sementiera privata, che oggi è conosciuta come Prosementi o Società Produttori Sementi, che diresse sino al 1927.
Il lavoro svolto era basato sulla selezione per “linea pura” applicata sulla variabilità presente all’interno delle popolazioni o varietà locali coltivate all’inizio del secolo in Italia, Inghilterra, Francia, Svezia e Spagna, chiamate da Todaro “comuni varietà non purificate”.
Gli insuccessi con le popolazioni straniere indussero, «Sebbene a malincuore» scrive Todaro, a fare selezione sulle popolazioni e varietà locali, tra cui il Rieti, il Fucense, il Gentil rosso, il Noè, il Cologna Veneta, il Monghidoro, il Marzuolo ferrarese, per le quali le prove condotte nel corso di quegli anni risultarono ben più soddisfacenti, aprendo così la strada all’idea di fare assoluto affidamento sui grani della zona. Tra tutte le varietà “elette” isolate, distinte, uniformi e stabili quelle considerate di maggior successo furono: il Gentil Rosso 48, il Rieti 11 e il Cologna 12.
La loro selezione fu effettuata in un arco di tempo di 3 anni. Furono anche selezionate con successo l’Inallettabile 95 e 96. I continuatori dell’opera di Todaro hanno seguito un percorso, come azienda sementiera privata, spesso parallelo a quello dei continuatori dell’opera di Strampelli, che si annoverano soprattutto tra i ricercatori pubblici. Todaro riunì l’attività di ricerca con quella imprenditoriale convinto che sarebbe stato più facile attirare l’attenzione degli agricoltori bolognesi intorno a risultati concreti piuttosto che a idee progettuali, per tale motivo soprattutto la 2° e 3° fase della ricerca di Todaro da lui descritte riportano:
– “lo studio pratico delle speciali attitudini di ciascuna delle famiglie individuate: che ha luogo nelle moltiplicazioni di prova”;
– “La ricerca diretta- con le colture di prova territoriale (delle varietà selezionate..)- dell’ambiente agrario in cui ciascuna delle famiglie elette può trovare le più favorevoli condizioni di esistenza”.
Fu nel 1927 che all’interno della Prosementi, al metodo di Todaro, non più direttore, fu affiancato quello dell’incrocio artificiale. Alcune varietà costituite da Strampelli vennero incrociate con quelle di Todaro, ottenendo così il San Giorgio, il Pieve e il Riale. Todaro definì questo nuovo percorso come un “risveglio”; scrisse in un comunicazione del 1936 alla Società Agraria di Bologna: “Senza quel ‘risveglio’ ci saremo ancora attardati nella faticosa revisione genetica dei vecchi nostri grani”.