nel dialogare con Barbara Bernardini sulle iniziative del Semenzaio, abbiamo ritrovato le tracce di un articolo scritto nel 2024 da Riccardo Bocci per Braccia Rubate, la Newsletter che Barbara invia ad ogni cambio di luna. E’ un articolo ancora attuale e abbiamo deciso di riproporlo qui.
Coltiviamo la diversità
di Riccardo Bocci
Nel 2019 la Commissione Europea ha ripreso in mano un dossier abbandonato da qualche anno, causa cocente bocciatura nel 2014 da parte del Parlamento: la legislazione sementiera. Si tratta di un tema cruciale per il settore agricolo: le sementi disegnano i sistemi agricoli in cui saranno coltivate e la loro qualità è essenziale per garantire una buona produzione agli agricoltori.
Allo stesso tempo, però, le sementi hanno un immaginario sociale che le fa uscire dall’essere solo un mezzo di produzione in agricoltura. Infatti, i nomi delle varietà, le loro caratteristiche sono legate alla nostra storia, un tempo definivano i nostri orizzonti simbolici, gusti e sapori sono legati alla nostra tradizione e alla cucina. Ma c’è di più. Chi controlla i semi, controlla il sistema alimentare e quello che mettiamo nei nostri piatti. Ecco perché parlare di sementi non è facile e tocca delle corde emotive che non sono considerate dai tecnicismi con cui di solito si tratta la materia agricola. Senza capire tutti questi fili che legano le sementi alla società non si possono realizzare delle serie politiche sementiere, in grado di rispondere a tutte le aspettative dei molti e variegati attori coinvolti. Oppure si corre il rischio di non capire quanto ancora sia importante il legame con la tradizione e il mondo dei nomi delle varietà locali e la loro capacità evocativa. Importanza anche economica per l’agricoltura industriale. Non è un caso che qualche mese sia stata iscritta una nuova varietà di mais ibrido al catalogo varietale usando il nome Pignoletto Peila, cioè usando il nome di una varietà tradizionale, Pignoletto, perché ha ancora un richiamo sui clienti sia della semente che della farina. Ovviamente, creando confusione nei consumatori e facendo concorrenza sleale a quegli agricoltori che in questi anni, con fatica e passione, hanno continuato a coltivare il vero Pignoletto.
A luglio scorso la Commissione europea ha presentato la proposta di nuovo regolamento sulle sementi, che in queste settimane è in discussione al Parlamento europeo per essere votata in plenaria a fine aprile, come ultimo atto prima delle elezioni parlamentari europee di giugno.
Una giornata di degustazione di pasta con l’olio nuovo in occasione della Fiera dell’Olio di Calenzano.
di Claudio Pozzi
L’evento conclusivo di questa stagione è stato organizzato dalla famiglia di Barbara Pastore a Podere Montisi, in collaborazione con il Comune di Calenzano, in occasione della Fiera dell’Olio Extravergine di Oliva.
Le persone in questo caso hanno partecipato su prenotazione pagando una piccola quota, poco più che simbolica, ma sufficiente a garantire l’interesse nei confronti di ciò che ci preme comunicare: la salubrità del cibo dal campo alla tavola.
Sono state ore piacevoli: per iniziare una visita guidata al Campo da Collezione dei fenotipi autoctoni dell’Olivo di Calenzano. Un progetto del CNR intitolato “Territori Resilienti” nel quale il Comune ha creduto e che mette in risalto l’attenzione alla cura della biodiversità di Podere Montisi. Il paesaggio è splendido di per sé a Travalle: nel Podere è ancora possibile vedere il vecchio impianto che prevedeva filari di olivi intervallati da strisce di seminativi, cosa che ancora oggi viene portato avanti con le Popolazioni Evolutive o cereali di antiche varietà. È infatti importante non incidere negativamente con attività invasive che ne alterino la qualità. Ma non è solo il paesaggio a beneficiarne: come i partecipanti hanno potuto ascoltare nella breve presentazione, anche i prodotti finali biodiversi, quali pane e pasta sono seguiti con la stessa attenzione. Infatti se la stessa cura viene mantenuta lungo tutti i passaggi, dalla scelta delle sementi alla coltivazione e cura del suolo, fino alla macinatura a pietra del grano e alla trasformazione in pasta con lenta essiccazione a bassa temperatura, ne beneficiano anche il gusto e l’organismo di chi la mangia.
Abbiamo avuto l’impressione che le degustazioni e il pranzo abbiano dato peso alle parole! La pasta scondita, abbinata all’olio nuovo o con sapidi condimenti ha stupito i commensali. Gli altri prodotti offerti dalla famiglia Frosini e un buon bicchiere di vino hanno coronato la giornata e il congedo è stato caloroso.
Questo numero inaugura una nuova veste editoriale e grafica del Notiziario, all’interno di una rivisitazione complessiva dell’immagine con cui RSR si presenta e comunica. Non è stata una scelta di puro make-up, bensì un investimento verso una maggiore capacità di divulgazione dei contenuti legati alle attività della Rete. Da aprile 2021 abbiamo anche il nuovo sito di RSR, contenitore di tutto il materiale prodotto in questi anni, che presenterà i principali articoli pubblicati sui Notiziari in una sezione dedicata in modo da renderli più facilmente fruibili e, in alcuni casi, in una versione più lunga rispetto allo spazio del cartaceo.
Proprio in questa direzione va anche un’altra bella novità: la nuova collaborazione con la rivista Terra Nuova. Le 2000 copie che normalmente vengono distribuite ai soci e ai partecipanti agli eventi di RSR verranno infatti affiancate da quelle che i lettori di Terra Nuova troveranno come inserto del numero di maggio: a partire poi dal numero di luglio, la rivista ospiterà anche una rubrica bimestrale curata dalla Rete.
Le nostre attività, grazie alla diffusione che Terra Nuova ha presso un pubblico attento ai vasti temi della transizione agroecologica, saranno quindi conosciute da un numero sempre maggiore di persone. Un ulteriore stimolo a lavorare sul linguaggio per renderlo più accessibile ai non addetti ai lavori, senza banalizzarlo. È una sfida che raccogliamo volentieri e non potevamo trovare tema più adatto di quello a cui è dedicato questo numero del Notiziario. Le Case delle Sementi sono, infatti, la più alta espressione della gestione collettiva e democratica di un bene che è centrale nella qualità della vita di noi tutti. Per fortuna il tema della biodiversità, naturale o coltivata che sia, sta acquisendo sempre maggiore centralità nella comunicazione, in particolar modo in questi sfortunati tempi di pandemia. Il rischio, come spesso accade, è che il termine venga usato a sproposito e si svuoti di senso o che, ancor peggio, acquisisca significati distorti.
Le Case delle Sementi sono appunto luoghi dedicati alla salvaguardia e gestione della biodiversità coltivata, ma sono contemporaneamente luoghi di costruzione di senso comune, di condivisione e riappropriazione di conoscenze e competenze, altrettanto importanti, della semente stessa. Lo scambio di semi è base essenziale per lo sviluppo di sistemi sementieri informali: è una pratica che richiede attenzione continua e consapevolezza. Insieme ai semi è essenziale che circolino informazioni e conoscenze sulle origini e sulle pratiche colturali e culinarie od officinali e artigianali a essi legate, senza sottovalutare malattie, virosi o problemi di germinazione. È per questo che il moltiplicarsi delle Case delle Sementi può fare la differenza nell’individuare una modalità di garanzia della qualità delle sementi, sulla quale, crediamo, si gioca la capacità di fare dello scambio delle sementi la base da cui evolvono e si affermano sistemi sementieri informali a livello locale. Le comunità di pratiche possono trovare linfa nei quartieri in cui hanno sempre maggiore spazio orti sociali e scolastici, o nelle comunità rurali che ritrovano il senso dell’agire collettivo nel rivisitare con attitudini contemporanee le migliori tradizioni del territorio che le ospita, per esserne a sua volta custodito.