La trasversalità delle scelte agricole

Ott 1, 2020 | Articoli

di Claudio Pozzi

Resilienza. Non è un neologismo, anche se il termine fino a qualche anno fa era confinato nei manuali universitari. Oggi sta diventando una parola di moda: usata ed abusata in trasmissioni televisive o radiofoniche, sulla carta stampata e nei post sui social. Voglio pensare che stiamo vivendo un salto di qualità nella percezione più genuinamente popolare di un fenomeno fra i più centrali nella storia della vita biologica: la capacità di reazione e adattamento verso un nuovo equilibrio vitale. Ma, allo stesso tempo, sento la necessità di chiedermi se questo spalmare resilienza anche sui fiocchi della prima colazione non finisca per svilirne il significato, per celarne la necessaria azione partecipativa rendendolo un atteggiamento passivo nuovamente consumistico. Ecologico, Biologico, Agroecologico e Resiliente. Scelte di vita o marchi di fabbrica? Nell’introdurre questo secondo numero del notiziario dedicato alle “altre” popolazioni (altre per distinguerle dalle onnipresenti popolazioni di frumento) ho voluto concedermi questa riflessione che si riallaccia ad altre già fatte e ripetute nei precedenti editoriali.
Il lavoro sperimentale e di ricerca di cui avete letto nei precedenti numeri e che troverete descritto negli articoli di questo fascicolo ha sicuramente un grande valore dal punto di vista della resilienza dei sistemi agronomici: la scommessa sulle capacità di adattamento di una semente la cui base genetica si amplia per trovare nuove capacità di resistenza ai fattori avversi (ambientali, climatici, biologici ed economici) è una scommessa interessante con alta probabilità di riuscita, soprattutto se il risultato sarà socializzato ed utilizzato per il benessere collettivo. Sarebbe però un errore cedere sul più bello e far sì che a vincere torni ad essere il banco. Evitiamo di costruire su questa innovazione leggende, marchi o diritti che non siano limpidi, cristallini e forieri di benessere per l’intera comunità. Lavoriamo collettivamente perché cambi l’atteggiamento psicologico verso l’economia legata al nostro agire. Non sia la legge del profitto o del potere a guidarci ma la cura del bene comune. La trasversalità delle scelte agricole è talmente ampia che dietro ad una popolazione di pomodoro o di avena si possono celare grandi opportunità di ritorno alla circolarità energetica ed ambientale della produzione. Lavoriamo alacremente, ma con grande attenzione alla possibile deriva verso la resa alle leggi contorte del falso liberismo di mercato. Studiamo piuttosto modalità di condivisione di regole che ci aiutino a giocare nella complessità dei territori, spesso così diversi ma sicuramente interdipendenti. Che siano regole semplici, chiare, universali ma allo stesso tempo liberamente interpretabili dalle comunità chiamate ad applicarle nei più diversi contesti. Qualche buona intuizione c’è, si tratta di testarla in collettività ampie, spogliati da interessi di parte ma determinati nel riconoscere la singolarità di ogni territorio.

Semina delle parcelle di moltiplicazione di girasole presso l’az. agr. Janas, progetto SELIANTHUS, Porano, maggio 2019, foto Livia Polegri

Notiziaro 24

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