Quando torneremo a parlare di politiche agricole?

Quando torneremo a parlare di politiche agricole?

Sui media si parla poco dei negoziati in corso in Europa su temi fondamentali come la ricerca, gli Ogm o la commercializzazione dei semi. È un problema scrive Riccardo Bocci della Rete Semi Rurali

di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 266 – Gennaio 2024

A guardare la presenza sulla stampa italiana dei temi relativi all’agricoltura, sembra che i problemi principali del comparto siano l’avvento della carne sintetica e la difesa del made in Italy. Il dibattito nostrano non riesce a estendere lo sguardo fino a Bruxelles per discutere di quei regolamenti proposti dalla Commissione europea -negoziati in questi mesi- che avrebbero dovuto essere l’impianto normativo su cui si sarebbero dovute ancorare le strategie “Farm to fork” e “Biodiversità 2030”.

Eppure si tratta di temi centrali che andranno a definire l’agricoltura europea del futuro: riduzione dell’uso dei pesticidi, maggiore integrazione tra agricoltura e ripristino della natura, nuove regole per la commercializzazione delle sementi e, in ultimo, apertura ai nuovi Organismi geneticamente modificati (Ogm) o Tecniche di evoluzione assistita (Tea). Quali posizioni sta prendendo l’Italia nel dibattito ancora in corso su questi dossier? Quali interessi difende? In che modo queste posizioni vengono negoziate? Sono tutte domande legittime in democrazia, ma a cui difficilmente oggi si riesce a rispondere.

Un ruolo importante lo giocano ancora i sindacati, ma non si vedono all’orizzonte quelle aperture necessarie per portare il dibattito nella società civile. Dovrebbe però essere ormai evidente che la produzione del cibo non riguarda solo il reddito degli agricoltori -seppur importante- ma ha un impatto sulla salute dei cittadini. Quindi le politiche agricole dovrebbero essere integrate in quelle ambientali e di salute pubblica. Non a caso a livello scientifico si parla ormai dell’approccio “One health”, in cui la prevenzione gioca un ruolo importante anche nel ridurre i costi pubblici del sistema sanitario.

Un altro tema, poi, è completamente assente dal dibattito pubblico: la ricerca agricola. In questa nuova visione dell’agricoltura che ruolo potrebbe giocare? Purtroppo, anche in questo caso, sulla stampa al massimo arriva l’eco del negoziato sui nuovi Ogm, dove non c’è spazio per il dialogo: chi non sposa queste nuove tecnologie viene visto in automatico come un retrogrado passatista, incapace di apprezzare il progresso. O si accetta il genome editing, panacea per ogni problema, o il baratro.

In realtà, la scienza è un mondo un po’ più articolato e complesso, come dimostra un articolo uscito nel 2022 sulla rivista scientifica Agronomy for sustainable development dal titolo “Pesticide-free agriculture as a new paradigm research”. Gli autori individuano le linee entro cui sviluppare un sistema di ricerca per un altro modello agricolo, il cui nodo centrale è studiare e promuovere la diversificazione a livello colturale, nel tempo (con le rotazioni) e nello spazio (con le colture associate).

Il 2033 è l’anno in cui scadrà l’autorizzazione all’uso del glifosato approvata a novembre 2023 dalla Commissione europea.

In questo quadro, bisogna indagare altri parametri rispetto alla ricerca attuale: comprendere le capacità delle piante a essere associate, studiare le relazioni tra pianta/suolo/comunità microbiche e adattare le varietà ai metodi di coltivazione senza pesticidi. Come si vede un’agenda ricca che integra le scienze agronomiche con quelle ecologiche e biologiche orientate a studiare la complessità delle comunità vegetali e microbiche.

Gli autori evidenziano anche come le politiche pubbliche potrebbero supportare questo cambiamento, ad esempio favorendo azioni collettive a livello territoriale e reti di scambio di conoscenze tra attori, rinnovando i sistemi di assistenza tecnica e formazione, oppure modificando il quadro legale sulla commercializzazione delle sementi per permettere la vendita di varietà non uniformi. Guarda caso, quest’ultimo è proprio il punto su cui si negozierà fino ad aprile 2024 al Parlamento europeo. Un’occasione da non perdere per cominciare a cambiare volto all’agricoltura europea.

CREDIT ALTRECONOMIA

A tutela del biologico

A tutela del biologico

La posizione di ECO-PB sulla bozza di regolamento Europeo sulle Nuove Tecniche Genomiche

di Consorzio per il Miglioramento Varietale in Biologico (ECO-PB) – 01 Novembre 2023

ECO-PB è preoccupato per il contenuto della proposta di de-regolamentazione dei cosiddetti nuovi OGM. Chiede che siano introdotti cambiamenti fondamentali per garantire l’esclusione dall’agricoltura, la selezione e la produzione sementiera biologiche di qualsiasi tipo di OGM, inclusi quelli ottenuti tramite le NGT. La proposta di regolamento presentata dalla Commissione non garantisce né la trasparenza né la tracciabilità degli organismi ottenuti con le NGT, né stabilisce idonee misure di coesistenza tra produzioni convenzionali (con NGT) e produzioni bio (prive di NGT). Inoltre, bypassa completamente le questioni relative ai diritti di proprietà intellettuale, nonostante il sempre più diffuso utilizzo dei brevetti. Per tutti questi motivi, respingiamo con forza la proposta. 

ECO-PB sottolinea il ruolo fondamentale dell’agricoltura biologica per favorire la transizione ecologica in Europa. I movimenti per il bio richiedono con forza che l’uso di qualsiasi tipo di Organismo Geneticamente Modificato (OGM) sia vietato in tutti i processi produttivi biologici. L’uso delle nuove tecnologie di editing genomico è in aperto contrasto con i principi fondamentali dell’agricoltura bio, oltre a violare il principio di precauzione e venire meno alle aspettative dei consumatori che nel biologico cercano prodotti privi di OGM. Per mantenere l’integrità del settore, tutti i tipi di OGM, compresi quelli derivanti da NGT di tipo 1 e di tipo 2, devono essere vietati in agricoltura biologica in tutti gli Stati membri dell’UE. Anche il regolamento Europeo sul biologico (2018/848) andrebbe modificato per escludere organismi ottenuti tramite qualsiasi tecnica che intervenga direttamente su isolati di DNA, RNA o proteine.

Tracciabilità 

Per tutelare il bio, il consorzio chiede che vengano resi obbligatori metodi efficienti e affidabili per la tracciabilità e l’etichettatura di tutti gli OGM, compresi quelli derivati da NGT. Ritiene necessario istituire un registro delle varietà OGM/NGT che contenga anche la geolocalizzazione dei siti dedicati alla loro produzione o moltiplicazione. Inoltre, chi sviluppa OGM, con tecniche vecchie o nuove, dovrebbe fornire un metodo per rilevare gli eventi di modifica. 

Contaminazione e coesistenza 

La bozza proposta dalla Commissione non mette in atto misure sufficienti per prevenire la contaminazione accidentale tra piante GM e non. Contaminazioni possono verificarsi in campo (attraverso l’impollinazione incrociata) o durante il processo di selezione e moltiplicazione in aziende o ditte sementiere che lavorano sia con varietà convenzionali che OGM/NGT. ECO-PB chiede che siano rese obbligatorie misure che minimizzano il rischio di contaminazione (distanza geografica, barriere fisiche) e che tali misure siano definite a livello Europeo e non delegate agli Stati membri. Inoltre, si chiede che venga applicato il principio “chi inquina paga” nei casi di contaminazione o altri effetti negativi. È particolarmente importante proteggere dalla contaminazione non solo tutte le produzioni biologiche e i processi di selezione varietale in bio, ma anche le risorse genetiche conservate nelle banche pubbliche o private. 

La Proprietà Intellettuale 

Nonostante esistano oltre 3000 brevetti su CRISPR e CROP, la proposta trascura la fondamentale questione dei diritti di proprietà intellettuale legata alle NGT. Il crescente utilizzo dei brevetti compromette la possibilità per i selezionatori e gli agricoltori di utilizzare le risorse genetiche vegetali per il loro lavoro. Il consorzio chiede una chiara regolamentazione della brevettabilità di organismi ottenuti da NGT prima che questi vengano rilasciati, e in questa direzione sostiene un cambiamento nella legge UE sulla brevettabilità di organismi viventi. 

La grande cecità sull’agricoltura europea

La grande cecità sull’agricoltura europea

Dai pesticidi ai nuovi Ogm, sono numerosi i temi che si intrecciano ai tavoli di Bruxelles e sui quali si rischia di perdere terreno. Facciamoci sentire.

di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 261 – Luglio 2023

Siamo in una situazione di stallo. I dati e le evidenze scientifiche ed empiriche, legate alla vita di tutti i giorni, ci raccontano la necessità di un drastico cambiamento di rotta per far fronte alle sfide del cambiamento climatico. Dall’altra parte, però, la politica così come l’abbiamo costruita nell’ultimo secolo (classi, partiti politici, corpi intermedi, rappresentanze e mondo scientifico) non riesce a trovare una sintesi capace di tracciare la via d’uscita verso la transizione ecologica.

Per riprendere il titolo di un libro dello scrittore indiano Amitav Ghosh stiamo vivendo l’epoca della “Grande cecità” (Neri Pozza, 2017). Emblema di questa cecità è quanto sta succedendo all’agricoltura europea, dove si stanno negoziando una serie di regolamenti che fanno parte di quel pacchetto di misure pensato dalla Commissione per ridurre l’impatto dei sistemi agricoli, in applicazione del Green Deal e delle strategie “Farm to fork” e “Biodiversità”. Si tratta del regolamento sull’uso sostenibile (Sur) dei pesticidi con l’obiettivo di dimezzarlo entro il 2030 e della legge per il ripristino della natura (Nature restoration law, Nrl).

In parallelo a luglio saranno presentate le proposte legislative della Commissione sui nuovi Ogm (Tecniche di evoluzione assistita, Tea) e la legislazione sementiera. Inoltre è in discussione la proposta sul carbon farming. Un complesso sistema di politiche che andrebbero pensate come mutualmente di supporto le une alle altre. Purtroppo, non sta avvenendo così. A giugno il Partito popolare europeo (Ppe) ha deciso di votare contro la Nrl per mandare un segnale alla Commissione, colpevole di voler accelerare sul Green Deal. Allo stesso tempo il vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, sta giocando sui vari tavoli chiedendo alle lobby agricole di accettare i pacchetti ambientali in cambio dell’apertura sui nuovi Ogm o sul carbon farming.

In questo modo spera di mettere alle strette le rappresentanze degli agricoltori che, utilizzando strumentalmente la crisi ucraina, stanno attaccando le strategie ambientali della Commissione. Si è creata così un’impasse negoziale, in cui i classici portatori di interesse del mondo agricolo non hanno avuto la visione per immaginare un nuovo ruolo per l’agricoltura europea all’interno del Green Deal mentre la Commissione non è riuscita ad allargare la platea dei soggetti con cui negoziare, rendendo queste politiche non più settoriali ma di interesse di tutti i cittadini europei.

Attraverso il regolamento Sur la Commissione europea vorrebbe raggiungere entro il 2030 l’obiettivo di riduzione dei pesticidi al 50%

Anche noi attori della società civile facciamo fatica a muoverci tra i vari tavoli e proposte, non riuscendo a produrre una visione comune tra chi difende l’ambiente e chi si batte per un altro modello agricolo. Il rischio è di riuscire a vincere sulla partita dei pesticidi, ma perdere su quella dei nuovi Ogm, accettando il “do ut des” con cui Bruxelles sta impostando i negoziati. I grandi demiurghi che hanno gestito in questi anni i fili della Politica agricola comunitaria (Pac), mediando tra i vari interessi, affermano che l’errore strategico di Timmermans sia stato quello di costruire il Green Deal senza negoziarlo con gli agricoltori.

Ma come avrebbe potuto la Commissione produrre una strategia così innovativa se avesse dovuto deciderla con i poteri economici arroccati a difesa dello status quo? Il conflitto evidente in questa partita non mai è reso esplicito perché uno degli attori non partecipa al tavolo: le generazioni future. Per non lasciare loro solo macerie e riconciliare ambiente, agricoltura e biodiversità, è necessario acquisire una nuova coscienza ecologica come scrive il sociologo francese Bruno Latour in “Facciamoci sentire! Manifesto per una nuova ecologia” (Einaudi, 2023). E smettere di considerare la Natura come la vittima da proteggere. Essa è ciò ci possiede.

CREDITS ALTRECONOMIA

www.altreconomia.it

Pubblicate le proposte europee su legislazione sementiera e nuovi OGM

Pubblicate le proposte europee su legislazione sementiera e nuovi OGM

Il 5 luglio, la Commissione Europea ha presentato le tanto attese proposte legislative sulla riforma sementiera, e sulla (de)regolamentazione dei nuovi OGM.

Per quanto riguarda la riforma sementiera, la proposta allarga il campo di applicazione (più specie oggetto della legislazione) e specifica nel dettaglio lo spazio di manovra di diverse categorie di attori (privati, agricoltori, reti di sementi e banche del germoplasma). Restano in piedi i due pilastri della registrazione varietale (con dei test aggiuntivi) e la certificazione delle sementi mentre vengono estese le deroghe per le varietà da conservazione ed il materiale eterogeneo. Sui nuovi OGM, come ci si aspettava, la proposta li esclude dal processo di valutazione dei rischi, e dall’obbligo di tracciabilità e di etichettatura. Sebbene si vieti esplicitamente l’uso dei nuovi OGM in agricoltura biologica, la proposta non fa menzione di eventuali provvedimenti da mettere in atto per garantire la coesistenza tra l’agricoltura convenzionale e un’agricoltura biologica libera da qualsiasi tipo di OGM.

Le due proposte le puoi trovare qui:

LINK SEMENTI https://food.ec.europa.eu/system/files/2023-07/prm_leg_future_reg_prm.pdf

LINK NGT https://food.ec.europa.eu/system/files/2023-07/gmo_biotech_ngt_proposal.pdf


Con la pubblicazione delle proposte, si apre la fase di negoziazione per arrivare, entro la primavera del 2024, alle versioni definitive. L’attivo coinvolgimento del mondo del biologico e delle organizzazioni impegnate nella gestione dinamica dell’agrobiodiversità sarà fondamentale per arginare gli impatti negativi delle proposte e costruire alternative più sostenibili per l’agricoltura europea.

Le sementi del futuro, tra diversità e nuovi Ogm

Le sementi del futuro, tra diversità e nuovi Ogm

Al via a Bruxelles i negoziati su commercializzazione dei semi e gestione delle tecniche di miglioramento genetico. Quali sono i rischi di questo percorso

di Riccardo Bocci – Tratto da Altreconomia 257 – Marzo 2023

Il 7 giugno 2023 è un giorno chiave per il futuro dell’agricoltura europea. La Direzione generale per la salute e la sicurezza alimentare della Commissione europea (Dg Sante) pubblicherà infatti le sue proposte legislative su commercializzazione delle sementi e dei materiali di propagazione vegetali, e gestione delle nuove tecniche di miglioramento genetico: i cosiddetti nuovi Ogm. A questo punto prenderà il via il negoziato nel Trilogo (Parlamento, Consiglio e Commissione europei), che si concluderà nella primavera 2024, prima delle elezioni.

Per capire l’indirizzo della Commissione e far sentire alcune voci fuori dal coro, l’organizzazione austriaca Arche Noah ha organizzato lo scorso 8 febbraio una tavola rotonda a Bruxelles, con la partecipazione di diversi membri del coordinamento europeo Liberiamo la diversità tra cui l’associazione estone Maadjas, la lussemburghese Seeds, noi di Rete Semi Rurali, dell’organizzazione europea “ombrello” per il biologico Ifoam Eu, della rete di agricoltori Arc2020 e della Dg Sante.

Il primo elemento emerso è lo spettro del fallimento, o meglio la paura della Commissione di andare a sbattere contro un muro come successo dieci anni fa, quando la proposta fu bocciata dal Parlamento. Per questo motivo la Dg ha ricordato il lungo lavoro di ascolto di tutti gli attori e la necessità di produrre un testo che possa trovare un ampio consenso. In effetti, il peggior risultato sarebbe chiudere questa fase con un’altra bocciatura e mantenere la legislazione attuale per altri dieci anni.

È quindi essenziale che la società civile arrivi con una posizione comune, che possa rappresentare sia il variegato mondo della diversità agricola, sia quello del biologico, portatore al suo interno anche delle richieste delle ditte sementiere bio. Non sarà facile, perché bisogna bilanciare le richieste di hobbisti e amatori con quelle degli agricoltori professionali. La Commissione ha posto sul tavolo le novità su cui intende lavorare: ampliare lo spazio delle varietà da conservazione alle nuove diversificate frutto di miglioramento genetico partecipativo, togliendo restrizioni geografiche e quantitative. E permettere l’uso del materiale eterogeneo biologico anche agli agricoltori convenzionali.

Il 7 giugno è il giorno in cui è prevista la presentazione delle proposte legislative su commercializzazione delle sementi e gestione dei nuovi Ogm da parte della Commissione europea

Un tema ancora non chiarito riguarda lo scambio delle sementi. Se, infatti, sembra facile poter escludere le attività di circolazione tra seed saver o amatori, più difficile è individuare i paletti per gli agricoltori, che sono considerati operatori professionali e non hobbisti. Su questo punto i prossimi due mesi saranno essenziali per fornire idee e proposte alla Commissione. Nella tavola rotonda si è anche affrontato l’argomento della valutazione del Valore agricolo e tecnologico (Vat) delle varietà prima della loro iscrizione. Fino a oggi questo passaggio ha limitato la possibilità di iscrivere varietà prodotte specificamente per il biologico, perché le prove varietali vengono effettuate in campi convenzionali dove queste varietà non riescono a esprimere il loro potenziale. In Europa solo un paio di Paesi sono in grado di fare le prove in ambienti biologici e l’Italia non è tra questi.

La Commissione ha ribadito che alcuni attori, tra cui la rappresentanza a Bruxelles dei sindacati agricoli, non vogliono sentir parlare di Vat opzionale e, addirittura, vorrebbero estendere queste prove anche alle ortive, che oggi sono esenti. Insomma, la partita è ancora da giocare e il rischio maggiore è che il negoziato sui pacchetti venga giocato sullo stesso tavolo con uno schema del tipo: volete nuove aperture sulla legislazione? Bene, allora dovrete accettare in cambio la deregolamentazione dei nuovi Ogm.

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